PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 07_10_2015

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grotta reginaIl futuro della città si discute a cena lontano dai curiosi _ A che serve la «partecipazione» 

 

L’opera dei vandali, questa volta, ci costa 32mila euro e solo per evitare che qualcuno si faccia male. La giunta comunale ha approvato, la settimana scorsa, i lavori urgenti per mettere in sicurezza quel che rimane dell’ex ristorante Grotta Regina, a Torre a Mare. L’edificio, di proprietà del Demanio ma che il Comune custodisce del 2013, è stato divorato da un rogo doloso, un mese fa. Era vuoto da anni e in abbandono, al centro di un contenzioso (il pagamento di vecchi canoni per 150mila euro) finito davanti ai giudici del Tar. I carabinieri di Triggiano indagano e non è affatto escluso che il movente degli incendiari sia un disegno speculativo.

La Grotta Regina era l’ultima testimonianza di un uso della costa improponibile oggi, per le demolizioni della scogliera, eppure indicativo di un modo di instaurare una relazione discreta e  efficace con il paesaggio. Bisogna andare con la memoria al demolito ristorante «La Sirenetta a mare», progettato da Chiaia e Napolitano, per ricostruire la nostalgia di una costa dura e  povera,  punteggiata qui e là di sciali, capanni per la vendita del pesce, e di lidi, in cui spiccavano rari i ristoranti, il cui valore consisteva appunto nella solitudine. Come ripete spesso l’urbanista Dino Borri: a tutti  piace la casetta nel bosco, ma se tutti costruissero la propria casetta nel bosco non ci sarebbe più il bosco.  Ecco il dilemma da porre a chi oggi ritene che il compito più urgente del nuovo piano urbanistico generale sia proprio la definizione del litorale sud, anzi diciamolo con franchezza: la possibilità di tornare a costruire sulla costa, da Punta Perotti a Torre a Mare.

Era questo il tema del convegno organizzato dai giovani industriali dell’Ance a luglio. E a questo si riferisce il neopresidente degli edili Beppe Fragasso  commentando l’incontro organizzato dal Comune la settimana scorsa sul rapporto tra la città e il mare nel prossimo Pug. Forse che fra i costruttori edili il vento sta cambiando e già va in archivio il lavoro fatto sulla rigenerazione urbana sotto la guida di Domenico De Bartolomeo? Certo, è un indizio la delusione per la assenza di progetti e disegni, anche se gli schizzi che l’architetto Saito ha fatto rivedere in quella occasione («troppo breve il tempo che gli è stato concesso», si è rammaricato Fragasso) dovrebbero essere considerati «fuori tema», trattandosi del Pug, e comunque superati dalle linee guida approvate dalla giunta comunale il 6 agosto scorso con la delibera 565. Non meno deluso si è mostrato il consigliere di opposizione Mimmo Di Paola, il quale si lamenta della mancanza di informazioni pur avendo già potuto egli visionare le bozze del Pug negli uffici comunali.

Nasce così il sospetto che del processo di partecipazione avviato dalla amministrazione Decaro ciò che non va giù sia proprio… la partecipazione. La volontà, cioè, di far uscire alla luce del sole il processo di formazione del Pug i cui contenuti sono forse già stati raccontati e discussi con i portatori di interessi forti, in qualche luogo non ufficiale, nei salotti buoni, nelle hall d’albergo, oppure a tavola. È istruttivo quel che rivela l’archistar Massimiliano Fuksas ad Adriana Logroscino in una intervista al Corriere del Mezzogiorno, a proposito di Baricentrale: «L’urbanista che sta disegnando il piano regolatore di Bari – dice Fuksas – e che ho incontrato ad una cena, in Toscana, mi ha raccontato di aver avuto qualche dubbio e di aver fatto molte verifiche riguardo al nostro progetto. Al termine di esso lo ritiene un’ottima soluzione». Quante altre cene e colazioni e pranzi si sono consumati conversando amabilmente del piano per Bari, mentre la partecipazione dei cittadini veniva percepita come una fastidiosa perdita di tempo, una «riunione di condominio» – per usare la metafora di Fuksas – che ostacola le decisioni urgenti?

E dire che non ci si è ancora nemmeno avvicinati al nocciolo vero del nuovo piano urbanistico: che fare di quei quindici milioni di metricubi residui del Piano Quaroni, che gravano come una ipoteca su una città che deve intraprendere la via del consumo zero di suolo oppure assistere alla sua fine per bulimia. Il milione e mezzo di metricubi di nuove residenze di lusso previste nel progetto di Fuksas per Baricentrale (e in aggiunta a quei 15 milioni di eredità di Quaroni) sono come una torta bavarese per un diabetico.

La scomparsa prematura di Bruno Gabrielli, capogruppo dei progettisti del Pug e punto di riferimento in Italia nella cultura del riuso urbano, suscita perciò molti interrogativi sullo sviluppo dell’incarico.

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

Pubblicato il 07|10|2015, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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