PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_09_2015

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Mediterraneo made in Japan alla Rossani _ Fuksas, delude il nuovo progetto

Non si finisce mai di imparare! Ora si scopre che la «Jacaranda mimosaefolia» – pianta originaria della Bolivia – è una specie autoctona della Puglia centrale e che la «Sophora japonica» – a dispetto del nome giapponese – è un albero tipicamente mediterraneo. Almeno questo è quel che vuol farci credere il progetto definitivo per  la prima area del parco Rossani consegnato dallo studio dell’architetto Massimliano Fuksas al Comune di Bari e presentato lunedì scorso al fortino Sant’Antonio.

Non da Fuksas in persona (certamente impegnato in chissà quale più gratificante angolo del mondo) ma da un suo giovane collaboratore, l’architetto Antonio Marseglia, capitato in città tra un treno e l’altro. E infatti, terminata la illustrazione di qualche diapositiva, Marseglia ha dovuto abbandonare la sala per andare in stazione, perdendosi almeno due ore di discussione. Non prima di aver percepito, comunque, l’imbarazzante accoglienza delle scelte, soprattutto quelle vegetali, subito contestate dagli specialisti presenti nel pubblico.

Botanici e agronomi hanno partecipato ai numerosi incontri del «processo di partecipazione» e sanno bene cosa si intendesse per «specie autoctone e mediterranee» nelle indicazioni consegnate a Fuksas per modificare il progetto preliminare. E forse sarebbe stato utile che anche qualche collaboratore dell’archistar – magari i paesaggisti spagnoli – avesse partecipato a quel laboratorio, invece che attendere per posta un «report» dall’amministrazione comunale. Così, come sottolinea il botanico Gianni Signorile, avrebbe pensato anche a lecci, fragni e roverelle (queste sì essenze autoctone e mediterranee), di cui invece non c’è traccia alcuna.

L’immancabile ottimista noterà che sono scomparse le palme che troneggiavano nel progetto preliminare. E va bene, ma bisogna accontentarsi di fronte ad un progetto che, per essere «esecutivo» – codice degli appalti alla mano – dovrebbe essere ben più dettagliato delle quattro o cinque diapositive che abbiamo potuto vedere? Dal Comune assicurano che sarà pubblicato on-line: vedremo. Intanto,  qualcosa si può già registrare. Rispetto al preliminare c’è la comparsa di una zona dedicata agli orti urbani. Secondo Marseglia, si tratta di vasconi di terra alti mezzo metro, sull’esempio degli orti urbani di New York. Non c’era bisogno di andare oltreoceano per farsi ispirare: nella vecchia Europa ci sono ben altri modelli, sia sul piano tecnico che sul piano sociale, ai quali guardare. Ma questo è appunto un tema da discutere in un laboratorio di partecipazione, «partecipandovi» direttamente.

È’ sopravvissuto – da un progetto all’altro – un campo di basket, del quale non si sentiva affatto il bisogno: per giunta, taglia in verticale l’area del parco che invece avrebbe bisogno di continuità. Insomma, quel che non si comprende – ad di là delle tautologiche descrizioni delle diapositive offerte dal giovane Marseglia – è il senso del parco, il carattere che gli si vuol conferire oltre le singole funzioni (skate park, area per i cani, percorsi natura). Un carattere che impregni di sé tutto il resto dell’area della ex Caserma Rossani, su cui sono state già avviate altre progettazioni (Mediateca, Biblioteca regionale…) e trasformazioni (l’area verde di via Gargasole). La mancanza di una giustificazione non solo tecnica ma anche storica del senso del progetto, a partire dal disegno,  e della metamorfosi dei luoghi è stata sottolineata lunedì scorso dall’architetto Arturo Cucciolla.

Ora,  i funzionari del Comune racconteranno in una lettera a Marseglia che cosa si è detto in sua assenza. Lui poi riferirà a Fuksas il quale avrà 45 giorni per consegnare il progetto «esecutivo» (secondo la definizione del Codice degli appalti). Afferma l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso che potrebbe essere pronto per la fine dell’anno.

Resta l’imbarazzo nel quale è costretta a muoversi l’Amministrazione. Da un lato non riesce ad evitare il rischio (l’avevamo segnalato, in questa rubrica, all’assessore Carla Tedesco) che la partecipazione si riduca ad una attività puramente simbolica e di faticosa costruzione del consenso (quel che l’urbanista Sherry Arnstein definisce «tokenismo»). Dall’altro subisce il fare snob dell’archistar, titolare del contatto per una progettazione da un milione e 700mila euro, che non sembra avvertire l’opportunità di presentare personalmente il proprio lavoro alla città.

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 30|09|2015, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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