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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 25_10_2017

Diecimila alberi, una foglia di fico sulla miseria _ Solo la foresta salva la città

Diecimila alberi e dieci parchi: l’obiettivo fissato per Bari dal sindaco Decaro può sembrare ambizioso e invece è l’ammissione di una sconfitta perché, per entrare nel consesso delle comunità progredite, Bari dovrebbe dotarsi – immediatamente – di almeno 30mila alberi. Certo, si sopporta una pesante eredità: indimenticabile il consigliere comunale Scaramuzzi che a Palazzo di Città, la sera del 16 dicembre 1949, pronunciò queste parole: «Gli alberi di corso Cavour servono solo a nascondere le belle insegne dei negozi e a favorire una moltiplicazione di insetti, e quelli di via Putignani vengono lasciati crescere soltanto perché la sostituzione di alcuni di essi ormai rinsecchiti costa più dell’estirpamento di tutti gli altri e del relativo ripristino del marciapiede».
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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 05_07_2017

L’occupazione. Aprile 2014: nella ex Caserma Rossani, con il paesaggista francese Gilles Clement (al centro) [foto Christian Rotola]

Nella Rossani a lezione di beni comuni _ Le tracce di Stefano Rodotà

L’Esercito ha ceduto al Comune un suolo che si era conservato nella ex Caserma Rossani, insieme a una dozzina di appartamenti. Serve ad aprire un accesso diretto da via Giulio Petroni al futuro parco urbano. L’accordo è stato annunciato con soddisfazione dall’assessore ai Lavori Pubblici, Giuseppe Galasso: «Si tratta di un obiettivo fortemente voluto dall’amministrazione comunale», ha detto. Nessun riconoscimento a chi questa opportunità l’ha creata.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_02_2017

Bene comune, Assemblea nell’ex conservatorio S. Maria della Fede, a Napoli

Bene comune, Assemblea nell’ex conservatorio S. Maria della Fede, a Napoli

Con i «beni comuni» Renzo Piano rammenda periferie _ A confronto Marghera e la Rossani 

Renzo Piano si schiera dalla parte dei beni comuni e della partecipazione dal basso. Grazie al maestro-senatore abbiamo la possibilità di allontanare il sospetto che in questa rubrica si coltivi un pregiudizio contro le archistar. I grandi architetti non sono tali solo quando progettano i grattacieli ma anche e soprattutto quando contestano le convenzioni. Per esempio quella dei parcheggi, che proprio Renzo Piano rinunciò a realizzare nei sotterranei della Torre delle Poste, nel centro di Londra. Sua è la teoria del «rammendo delle periferie» e – nonostante l’aria un po’ gozzaniania – lo slogan ha conquistato tutti: tecnici, imprenditori e politici, i quali tuttavia hanno spesso frainteso prefigurando solo di lavori pubblici. 
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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 21_12_2016

Il sindaco Decaro alla prima assemblea occupazione Rossani febbraio 2014

Il sindaco Decaro alla prima assemblea dell’occupazione della ex caserma Rossani (febbraio 2014)

Zombie-parking resuscitano nella Rossani _ Rinnegato il «bosco urbano»

«La festa è finita». E tutto tornerà come prima, nella ex Caserma Rossani, dopo quasi tre anni. Così come nel romanzo omonimo di Lidia Ravera l’operaio Angelo s’era lasciato convincere dall’intellettuale Carlo che un altro mondo era possibile e che tutto sarebbe cambiato – nella musica come in fabbrica – per accorgersi che invece  dopo la «festa» ogni cosa è ritornata uguale a prima, allo stesso modo che si era illuso di poter veder nascere dai ruderi della Rossani il più grande parco urbano deve rassegnarsi alla prospettiva di un parcheggio interrato.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 17_02_2016

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Biblioteca. L'ingresso in una immagine del progetto

Biblioteca. L’ingresso in una immagine del progetto

Public Library alla Rossani col fiato sospeso _ Il progetto, i consulenti e l’archistar

Restiamo col fiato sospeso: come sarà la biblioteca regionale nel parco Rossani? È una buona notizia che il progetto definitivo per un’opera da una decina di milioni di euro sia stato approvato e che vada ora in gara. L’impresa che si aggiudicherà i lavori dovrà anche occuparsi della progettazione esecutiva, seguendo una procedura che non è favorevole all’architettura: si dà per «normale» che il progetto approvato da una giuria pubblica possa essere «migliorato» da un progettista diverso da quello iniziale e scelto dall’impresa. Alla fine, dell’opera di architettura rimarrà una paternità evanescente. È il problema della autorialità e della sua crisi,  alla quale riescono talvolta a resistere solo le archistar.

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