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Conversion+ _ Tavola rotonda

Oggi Venerdì 7 Settembre 2012, in occasione dell’evento Conversion+, avrà luogo una tavola rotonda alle ore 19 presso il chiostro di San Benedetto a Conversano con Beniamino Servino, Andrea Masu e Elisa Poli sul tema dell’abbandono. 

 

 

 

Per informazioni su Conversion+: https://www.facebook.com/evento.conversion

Per informazioni sulla tavola rotonda: https://www.facebook.com/events/104479983038731/

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ABDR Architetti Associati _ Lectio Magistralis

Venerdì, 29 giugno 2012, in occasione della presentazione ufficiale del Workshop Internazionale di Progettazione Architettonica | Un Polo sportivo a Gallipoli per il Salento (che si terrà a Gallipoli nel mese di settembre), il gruppo ABDR terrà una Lectio Magistralis dal titolo Opere e progetti _ ieri, oggi, domani.

Durante l’incontro che si terrà a Lecce ( Convitto Palmieri ) e che avrà inizio alle ore 20.00 gli ABDR illustreranno la loro esperienza di progettazione che annovera, tra gli altri, le realizzazioni della Nuova Stazione Alta Velocità Roma Tiburtina (Roma, 2001), la ristrutturazione del Palazzo delle Esposizioni (Roma, 2003), la riqualificazione urbana Giustiniano Imperatore (Roma, 2005) e il Nuovo Teatro dell’Opera (Firenze, 2007).

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 16_05_2012

Schizzo di Ottavio Di Blasi per la nuova Punta Perotti (2009)

Punta Perotti: Il bello, il brutto e il cattivo 

Ricostruiranno i palazzi di Punta Perotti? Com’erano e dov’erano? La domanda si rinnova ad ogni notizia che riguardi la biblica faccenda. Anche ora che i giudici di Strasburgo hanno fissato il prezzo del risarcimento ai proprietari per l’ingiusta confisca dei suoli. In realtà dal punto di vista giudiziario – se non il prezzo – ben poco è cambiato rispetto al 2009, quando la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò la Repubblica italiana. Allo stesso modo, la possibilità di rialzare gli edifici resta severamente condizionata, perché le ragioni che condussero alla demolizione restano tutte in piedi e infatti i giudici europei hanno cassato la confisca dei suoli, non l’abbattimento dei palazzi.

Semmai, nel tempo che è trascorso qualche fatto nuovo ha reso ancora più improbabile la rinascita di Punta Perotti in quelle medesime forme e dimensioni, sicché il gigantesco indice di fabbricabilità di 5 metri cubi per ogni metro quadrato di suolo è di fatto irrealizzabile. Principale ostacolo è l’adeguamento del Piano regolatore al piano del paesaggio, il Putt/p  (delibera di consiglio comunale n. 56 del 9 luglio 2010), che è un atto vincolante perché il Prg è legge. Poi c’è il documento programmatico per la Rigenerazione urbana (del maggio 2011) che non è prescrittivo, ma offre opportunità per trasformare ampie zone della città con procedure speciali con l’ applicazione alla legge regionale 21/2008.

Questi due fatti condannano il progetto Punta Perotti 2 dell’architetto milanese Ottavio Di Blasi – che pubblicammo su queste pagine il 28 ottobre 2010,  – all’archivio dei desideri. Quell’archivio pieno zeppo di idee buone e cattive che accompagna da sempre utopie e incubi dell’architettura e che già nel 1925 aveva spinto lo scrittore tedesco Joseph Ponten a pubblicare un libro dal titolo suggestivo: “L’architettura che non è stata realizzata”. Doveva arrivare, in anni recenti, Rafael Moneo a ricordarci  che architettura è solo quella che si costruisce e che riesce ad emanciparsi dal foglio di carta.

Come riferimmo, Ottavio Di Blasi era già consapevole, due anni fa, della necessità di rivedere dalle fondamenta l’idea progettuale che i Matarrese gli avevano commissionato nel 2005, aggiornato nel 2009, e di cui in questi giorni sono state improvvidamente riesumate le prospettive realizzate al computer. La soluzione alla quale si è messo quindi a lavorare Di Blasi in questa ultima fase si racchiude in questa formula: «Il minimo di volumi ad uso privato ed il massimo di contaminazione con le funzioni pubbliche». Ma almeno uno dei due perni su cui incernierava la sua idea potrebbe venir meno: l’acquario, infatti, è già previsto nel piano riqualificazione di San Girolamo e dunque resta solo la nuova sede della pinacoteca provinciale Giaquinto.
Il ragionamento di Di Blasi comunque  ha il pregio di tirarci fuori dall’angustia dei calcoli delle volumetrie  immaginando nuovi equilibri di uno spazio pubblico «ibrido». Tuttavia la sua strategia necessita  di un ampliamento dell’area di progetto e forse anche di nuove forme di pianificazione. Il ricorso ad un piano di rigenerazione urbana – secondo la legge  regionale  21 – sembra una strada obbligata ma non può essere il Comune a intrapenderla: spetta al privato

farsi avanti. Così come è stato fatto dai proprietari dei suoli di Torre Carnosa, che hanno avanzato di recente due proposte  di Priu alla Ripartizione urbanistica: una basata sul progetto di Gianluigi Sylos Labini e Smn, l’altra su disegno dell’architetto milanese Paolo Caputo (ne abbiamo riferito in questa rubrica, rispettivamente  l’8 e il 22 febbraio scorsi).

Ma la novità che coinvolge anche  Punta Perotti in uno sguardo progettuale più ampio  perché si allunga fino a San Giorgio, è rappresentata dall’invito che il Cerset ha rivolto allo studio MBM di Barcellona, guidato dall’architetto Oriol Bohigas. I catalani – dopo un sopralluogo a Bari, avvenuto lo scorso ottobre – hanno risposto al presidente del Cerset, Lorenzo De Santis (socio tra gli altri dei Matarrese nella maxi-lottizzazione del Tondo di Carbonara, appena approvato dal Comune) con un programma di lavoro in tre tappe. Primo, realizzare un masterplan coinvolgendo il Politecnico (proprietario di aree confinanti con Punta Perotti, a monte della ferrovia); secondo, bandire un concorso riservato a giovani architetti; terzo, aprire un workshop di progettazione urbana.

NICOLA SIGNORILE

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 04_04_2012

Frontespizio della rivista

Architettura Zero per la città della decrescita _ Ellesette, una rivista studentesca

Zero. Zero costi, zero materiali, zero manodopera, zero volume. E ciò nonostante, si può costruire uno spazio, addirittura cambiare una città. Forse non tutta, forse non subito. Ma qualche parte di essa sì e senza aspettare troppo. Per esempio, quei vuoti che la città nel suo crescere si è lasciata dietro e che apparentemente non servono a nulla. Una architettura che si occupi di questo non assomiglia affatto a ciò che fanno le archistar e ancora meno i progettisti della Panzerdivisionen dell’edilizia residenziale espansiva. E’ un’architettura che semmai strizza l’occhio alle idee di riuso urbano, di difesa dei beni comuni e di decrescita economica. E quindi non è che riesca tanto simpatica alle amministrazioni pubbliche che invece si inebriano del project financing, di partenariato privato, di programmi integrati e cose così. Insomma questa è l’<architettura zero> e ad essa si ispira il primo fascicolo della nuova serie di <Ellesette>, la rivista scritta e prodotta dagli studenti di Architettura e Ingegneria (Edile-Architettura) del Politecnico di Bari.

La rivista, fresca di stampa, conta 90 pagine, patinate e a colori, di formato obbligatoriamente quadrato (ah, gli architetti!) e di grafica innovativa sul genere enfatico-ipertestuale che un po’ affatica la lettura, ma fa tendenza. Questa nuova serie è nelle mani di Rossella Ferorelli che la dirige e della redazione formata da : Andrea Paone, Daniela Mancini, Enza Chiarazzo, Mariangela Panunzio, Maria Luigia Sasso, Massimo Rubino, Silvia Sivo e Vincenzo Tuccillo. Ci sono altri collaboratori e consulenti, ma li saltiamo per brevità. Così come non diremo delle interviste e dei colloqui con architetti giovani ma già piuttosto affermati, che si possono leggere sulle pagine di <Ellesette>, e nemmeno del sancta sanctorum dei maestri convocati con citazioni utili alla bisogna dello sfondo teorico-filosofico (Hollein, Baudrillard, Mau, Ascott).

Andiamo invece alla polpa di questo fascicolo per scoprire l’interessante report di un laboratorio (ma ovviamente qui si chiama workshop) che ha impegnato sei gruppi di studenti sulla città di Bari. O meglio, su alcuni vuoti urbani per i quali prospettare interventi di Architettura Zero. Si tratta della rotonda di piazza Diaz, al lungomare, di uno slargo in via Amendola, di largo Principessa Jolanda a San Pasquale, del ponte XX Settembre (o meglio di quel che gli sta sotto) e infine il viadotto ferroviario di Corso Italia (o meglio anche in questo caso del territorio indistinto che è scandito dai piloni). Sarà per l’estensione dell’area (2800 metriquadri) per la sua collocazione a cavallo tra il quartiere murattiano e il Libertà o per la suggestione della infrastruttura ferroviaria (quella che gli antichi maestri indicavano come un carattere precipuo della metropoli), fatto sta che proprio il viadotto è stato scelto da ben due gruppi che si cimentano con proposte diverse e in questa maniera indicano le potenzialità del luogo e l’efficacia di un approccio progettuale che non sia condizionato dalla redditività dell’ impresa di trasformazione.

Un gruppo ipotizza di riutilizzare un vagone ferroviario dismesso come box informativo e di riciclare a nuovo uso gli arredi ferroviari per attrezzare le diverse campate da destinare a usi che si sono già spontaneamente affermati, ma conferendo loro un ordine: una zona per il gioco deri ragazzini, un’altra per il parcheggio, un’area per la sosta e anche per il consumo di cibo da asporto, un’area per il riapro dei cani, un’altra per i senzatetto. Il secondo gruppo ha puntato sui parcheggi, dividendo corso Italia in tre segmenti con diverse densità di auto e di pedoni.

E’ opportuno sottolineare che entrambi i gruppi puntano a legittimare gli usi che si sono affermati nel tempo anziché imporre una vita completamente nuova agli spazi pubblici (e ai loro <abitanti> ) ma al tempo stesso non possiamo fare a meno di notare la totale assenza della <storia dei luoghi> nei progetti, che ignorano, ad esempio, che quello di corso Italia aveva, a suo tempo, conquistato un record: il più lungo viadotto ferroviario in curva d’Europa, progettato dall’ingegner Porcheddu, concessionario per l’Italia del brevetto Hennebique per il cemento armato. E infine, che è tra le pochissime cose del Novecento barese che lo Stato tutela in quanto beni architettonici.

NICOLA SIGNORILE

Mediterre 2012 _ cantiere euromediterraneo della sostenibilità

http://mediterre.regione.puglia.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=22:programma&Itemid=56

dal 31 Gennaio al 4 Febbraio 2012 _ Bari

” Mediterre è una manifestazione, giunta alla VII edizione, organizzata dall’Assessorato alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia, in collaborazione con la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, dedicata ad autorità nazionali e locali, enti di gestione, istituzioni scientifiche, imprese ed associazioni che operano nella tutela delle risorse naturali e nella promozione dello Sviluppo Sostenibile. La manifestazione è volta a consolidare in Puglia uno spazio di incontro e di confronto, per la conoscenza, l’approfondimento e la diffusione di tematiche concernenti la conservazione e la valorizzazione delle aree protette, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile, quale modello da perseguire anche attraverso la valorizzazione e la fruizione dei beni naturali, ambientali e culturali delle diverse aree del Mediterraneo ed il confronto tra le diverse realtà territoriali di tutto il bacino. “

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