Archivi Blog

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 19_07_2017

Saverio Dioguardi | caserma della milizia

Tra pietre fasciste e razionalismo vinse la retorica _ Anni Trenta: demolire o salvare? 

Il Palazzo delle Poste in piazza Cesare Battisti, costruito negli anni Trenta, va demolito? E l’ingresso monumentale della Fiera del Levante? E l’Albergo delle Nazioni? Da radere al suolo perché simboli del regime fascista oppure da tutelare in quanto beni culturali, parte de patrimonio artistico della città e della nazione?

continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_11_2013

auditoriumSplende un cielo ospedaliero sopra la musica _ Offesa all’Auditorium di Barletti

Il controsoffitto è quello più economico che si trovi in commercio. Pannelli quadrati di cartongesso. Bianco, bianchissimo. Orribile. Eppure è questo il cielo che si ritroveranno sulla testa gli spettatori dell’Auditorium Nino Rota, quando finalmente la sala musicale riaprirà le porte alla città – fra due mesi oppure tre – a conclusione dei lunghi lavori di ristrutturazione.

continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_06_2012

Lamonica Elettromeccanica di Gaetano Caponio

Fra queste nuove architetture nasce una identità _ I giovani al Premio Apulia

Una identità pugliese dell’achitettura contemporanea: esiste? Se ne può seriamente parlare, senza lasciarsi andare ai facili slogan? Nessuno immaginava, onestamente, che potesse arrivare una risposta a questa domanda dal Premio Apulia, il concorso indetto dalla Regione Puglia con la legge 14  per segnalare opere di giovani progettisti e coraggiosi committenti che si affidano all’architettura contemporanea, condividendone le sfide. Ma una rassegna dei premiati e dei selezionati, colti in un colpo d’occhio unico, autorizza a riconoscere i tratti comuni di una cultura della costruzione incernierata su alcuni essenziali ma solidi punti fermi: il dialogo rispettoso con il paesaggio, il rapporto non banale né imitatitivo con la storia dei luoghi, l’uso dei materiali svincolato dalle opposte tentazioni della globalista indifferenza high-tech e della localista tradizione muraria.
L’opera che si è aggiudicata il premio nella sezione riservata ai progettisti under 40 è, da questo punto di vista, esemplare: parliamo della sede operativa di una azienda, la Lamonica Elettromeccanica, realizzata fra il 2007 e il 2009 a Santeramo in Colle su progetto dell’architettto Gaetano Gianclaudio Caponio (nel gruppo, anche Vitangelo Caponio e Luciano Tonti). L’edificio sorge nell’area artigianale (Pip) della cittadina murgiana. Il lotto era ed è condizionato dalla presenza di una solitaria quercia secolare intorno alla quale si sono organizzati i tre bassi volumi, collegati tra loro e destinati rispettivamente alla produzione,  agli uffici, alla abitazione dei proprietari. In questo modo l’architettura riproduce – con la tipologia a corte –  l’antica organizzazione spaziale e funzionale delle masserie pugliesi, luoghi di lavoro e di residenza. Ma lo fa con l’onestà di una composizione  neo-razionalista, con larghe campiture di bianco muro intonacato  verso l’esterno e la trasparenza di ampie vetrate verso l’interno. Gli studi sugli effetti del sole e del vento, l’accrorgimento della raccolta di acque pluviali, l’ombreggiatura garantita dalla chioma della quercia, assicurano il rispetto di quei requisiti di risparmio energetico e sostenibilità ambientale che sono tra i principali obiettivi del Premio Apulia.
In diversa misura, con tali criteri si confrontano anche i progettisti delle altre opere segnalate, in questa sezione dei giovani: Antonella Calò e Grazia Nanna con gli edifici in realizzazione a Japigia nell’ambito del Pirp; Francesca De Napoli con la strutturazione di una casa in via Corsica a Bari. Puntano sull’uso della pietra calcarea, invece, Lorenzo Colonna (con Angelo Dezio e Paolo Berloco), per un edificio di uffici e negozi in via Bruxelles a Altamura e il terzetto dello studio BDF (Vincenzo Bagnato, Pasquale De Nicolo e Massimiliano Fiore) con il piccolo giardino urbano realizzato un anno fa a San Girolamo. Ci sarà occasione di descrivere in dettaglio questi progetti e quelli segnalati nell’altra categoria (alcuni dei quali già recensiti in questa rubrica, come il palazzo Picos di Lorenzo Netti in via Napoli a Bari e il palazzo Serim di Stefano Serpenti a Casamassima) e naturalmente la Casa Petrini-Villani, progettata da Antonella Mari a Polignano. Qui è il caso, però, di anticipare un giudizio complessivo.
In polemica con il «pessimismo cosmico» di Vittorio Gregotti, Franco Purini sostiene che «l’architettura italiana non solo esiste, ma possiede una forte identità che è superiore a quella delle sue articolazioni regionali». Nel volume laterziano La misura italiana dell’architettura (2008) Purini fa riferimento alla ben nota teoria del critico Kenneth Frampton, secondo cui tipico della scena italiana attuale è la diversità delle tradizioni regionali. Purini invece riconosce una identità italiana nel «senso innato e sicuro della proporzione»  e nella  «concezione intrinsecamente tettonica dell’edificio, che si risolve in volumetrie tendenzialmente chiuse e compatte». Tuttavia pesano le differenze interne: «A un Nord e un Centro della penisola che, bene o male reggono il confronto con l’Europa – scrive Purini -, fa riscontro un Sud nel quale la delinquenza organizzata pone prezzi elevatissimi al progresso culturale, sociale ed economico di almeno quattro regioni. Compromesse dall’abusivismo,  ma anche da una pianificazione errata, la Campania, la Calabria, la Sicilia e la Puglia rischiano di costituire un paese a sé, separato dall’Italia, dall’Europa e dal mondo».  Il giovane Premio Apulia non possiede (ancora) l’energia necessaria a smentire l’impietosa analisi di Purini, ma certamente indica l’esistenza di buone pratiche della progettazione  che lasciano vedere  l’uscita dal tunnel. La valorizzazione di queste buone pratiche è la condizione necessaria al contagio: benefica epidemia di architettura.  

NICOLA SIGNORILE

L’architettura di Cézanne

Paul Cézanne, Mont Sainte Victoire visto da Les Lauves, 1902-1906

“Come ci insegna il paesaggio della grande pittura cézanniana, un’architettura deve avere la doppia qualità di sorprendere ogni volta che la si rivede e nello stesso tempo di apparire come fosse sempre stata, in quel luogo e per il mondo, come avesse da sempre fatto parte di quel paesaggio divenendo intimamente parte necessaria alla sua definizione, rivelandolo a se stesso continuamente, anche durante le sue trasformazioni.”

[Vittorio Gregotti]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: