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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_07_2015

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La torre di Charleroi, firmata da Jean Nouvel e Mdw Architecture

L’architettura del commissario di polizia _ Via la pergola di piazza Battisti

Il «Tulps», cioè il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, insieme al Codice di procedura penale dovrebbe già essere nella bibliografia essenziale dei nuovi architetti. Se ne avessero tenuto conto, a suo tempo, i progettisti della piazza Cesare Battisti oggi non sarebbe stato necessario demolire pergole e gazebo con una ordinanza del sindaco. Provvedimento, in verità, conseguente alle decisioni prese nel Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, riunito presso la Prefettura. L’obiettivo della rimozione di quel che con una fastidiosa espressione si chiama «arredo urbano» è facilitare alle pattuglie di polizia e carabinieri la sorveglianza del luogo, eliminando ciò che potrebbe essere utilizzato come riparo e nascondiglio da presunti spacciatori e delinquenti di ogni risma.
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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 10_10_2012

Fiere e tribunali in Europa l’appalto è dovere _ Cittadella, il no di Bruxelles

I nodi vengono al pettine: prima il decreto sulla «spending review», poi il disegno di legge per frenare il consumo di suolo agricolo, infine l’atto d’accusa della Commissione europea nei confronti dell’Italia per violazione delle norme comunitarie sulla libera concorrenza e gli appalti pubblici.

Basterebbe questa rapida sequenza di eventi per indurre il commissario ad acta nominato dal Consiglio di Stato (l’avv. Giuseppe Albenzio) a rivedere i propri atti e dire al Prefetto e ai giudici di Palazzo Spada che la Cittadella della giustizia nella campagna sulla via di Bitritto non si può fare (come disse il suo predecessore, l’avv. Rotunno, poi sostituito). Albenzio ne è certamente informato perché giovedì 27 settembre ha ricevuto una e-mail. Gliel’ha spedita Emanuele Furnari dell’Ufficio del Contenzioso giuridico della rappresentanza permanente dell’Italia presso l’Unione europea. Insieme alla mail, Furnari ha inviato al commissario e ad altri indirizzi (da Palazzo Chigi alla Farnesina al Comune di Bari) la lettera con cui Michel Barnier, membro della Commissione europea, comunica al ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi di Sant’Agata la costituzione in mora per infrazione n. 2012/4000.

La Gazzetta ha dato la notizia mercoledì scorso. Ne ha riferito Nicola Pepe su queste pagine. L’accusa di Bruxelles è precisa: il contratto che «il Comune si accinge a concludere per mezzo del commissario ad acta è un appalto di lavori ai sensi dell’art. 1 della direttiva 2004/18/CE, così come dell’art. 1 lettera a della precedente direttiva 93/37/CEE, applicabile all’epoca della selezione del progetto e del costruttore». E siccome la selezione non avvenne attraverso una regolare gara d’appalto ma con una «ricerca di mercato» per l’Europa sono stati violati i principi di «uguaglianza di trattamento, non discriminazione e trasparenza» stabiliti da quelle direttive.

I rilievi di Bruxelles riguardano direttamente perciò la Giunta Di Cagno Abbrescia perché «il fatto che il contratto non sia stato ancora concluso non impedisce di considerare che l’appalto sia stato affidato con delibera del Comune di Bari n. 1045 del 2003». E riguardano anche l’avv. Albenzio perché «la decisione dell’attuale Commissario ad acta di procedere alla conclusione di un contratto (.) costituisce un’attribuzione diretta di un appalto di lavori in violazione degli articoli 2, 28, 35 e 36 della direttiva 2004/18/CE».

Ora il governo italiano ha due mesi di tempo per rispondere, poi c’è la Corte di giustizia. Ma esiste già una giurisprudenza: casi analoghi sono già stati affrontati e l’Italia è recidiva (sentenza della causa C-437/07). Ci sono decisioni prese anche contro la Spagna, la Francia e la Germania. Barnier richiama il caso della Fiera di Colonia da costruire ad opera di privati e poi dare in locazione al Comune: ma si può locare solo ciò che è già costruito, dice la Corte di giustizia, altrimenti si aggirano le leggi sugli appalti pubblici.

Ci sono molte analogie tra Bari e Colonia, ma anche una grande differenza. La nuova fiera di Colonia è un ampliamento della vecchia e sorge su un’area ferroviaria dismessa, alle spalle della stazione di Deutz: poche decine di metri separano la Koelnmesse dal duomo gotico. Basta percorrere il ponte Hohenzollern che non c’era ancora quando Victor Hugo viaggiò lungo tutto il corso del Reno. Lo scrittore francese racconta di aver preso una stanza d’albergo proprio a Deutz per meglio vedere le guglie della cattedrale che raggiungeva attraverso un ponte di barche.

Con linguaggio attuale possiamo dire che la costruzione della nuova fiera di Colonia è stata comunque una operazione di rigenerazione urbana e di riuso degli spazi cittadini. La progettazione, a Colonia, è stata affidata a diversi studi di architettura. L’ingresso a Nord è firmato dallo studio W&P (Müller-Werkmeister) di Hannover. Il portale Sud e la grande piazza che si collega alla stazione ferroviaria (progettata nel 1913 da Hugo Röttcher e Carl Biecker) sono opera di Engel & Zimmermann, insieme allo studio Sic.

La cittadella della giustizia proposta da Pizzarotti invece si annuncia come un’ulteriore espansione urbana, con un insostenibile consumo di suolo agricolo, necessitando una variante urbanistica per ben 29 ettari, nonostante il piano regolatore di Bari sia già sovradimensionato, con abbondanza di aree destinate a servizi.

NICOLA SIGNORILE

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