PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 19_10_2014

Pumpenhaus, Bochum |
Pumpenhaus, Bochum

Salvate le fabbriche dalle ruspe e dalle pizzerie _ Una legge per l’archeologia industriale

Salvate le fabbriche. Non tutte, certo, ma quelle che hanno qualcosa da raccontare del loro passato. La qualità architettonica è irrilevante, sebbene non sia affatto difficile trovarla in quei luoghi dove si è combattuto il duello per l’affermazione del nuovo, della ricerca, del lavoro e del sapere. Un corpo a corpo tra passato e futuro che ha lasciato tracce dell’emancipazione sociale. Come non pensare alle tabacchine? Le giovani operaie che all’inizio del Novecento scendevano dai treni in piazza Roma e a piedi attraversavano l’alba della città per entrare nella Manifattura dei Tabacchi, in fondo al quartiere Libertà, prima ancora che vi costruissero la chiesa del Redentore e l’istituto del Salesiani. Le tabacchine, pagate la metà degli uomini, erano l’ultimo gradino del lavoro salariato. Basterebbe questa pagina della storia sociale barese a consigliare riguardo verso la grande fabbrica dismessa da decenni. E infatti la Manifattura dei Tabacchi è tra i pochi esempi cui si fa accenno nella relazione che accompagna una nuovo, recentissimo Disegno di legge regionale intitolato “Valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale”.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_11_2013

auditoriumSplende un cielo ospedaliero sopra la musica _ Offesa all’Auditorium di Barletti

Il controsoffitto è quello più economico che si trovi in commercio. Pannelli quadrati di cartongesso. Bianco, bianchissimo. Orribile. Eppure è questo il cielo che si ritroveranno sulla testa gli spettatori dell’Auditorium Nino Rota, quando finalmente la sala musicale riaprirà le porte alla città – fra due mesi oppure tre – a conclusione dei lunghi lavori di ristrutturazione.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_01_2013

Vittorio Chiaia«Ci vuol coraggio per far svettare allegri grattacieli» _ Intervista impossibile a Vittorio Chiaia

«La scacchiera del Murattiano? È opprimente nella sua monotonia». Altro che vincoli diffusi e divieti di demolizione. L’architetto Vittorio Chiaia non usa mezzi termini. «Non ho mai sopportato – dice – i luoghi comuni né arretrato sui miei convincimenti, quand’ero in vita. E figuriamoci ora!». Evocato – è proprio il caso di dirlo – dal fantasma di Bruno Zevi nella intervista impossibile apparsa mercoledì scorso in queste pagine, l’amabile spirito dell’architetto più «americano» che Bari abbia mai avuto (è scomparso 10 anni fa) smentisce la fama di burbero e accetta sorridendo di affrontare un colloquio non improbabile. continua a leggere