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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 16_05_2012

Schizzo di Ottavio Di Blasi per la nuova Punta Perotti (2009)

Punta Perotti: Il bello, il brutto e il cattivo 

Ricostruiranno i palazzi di Punta Perotti? Com’erano e dov’erano? La domanda si rinnova ad ogni notizia che riguardi la biblica faccenda. Anche ora che i giudici di Strasburgo hanno fissato il prezzo del risarcimento ai proprietari per l’ingiusta confisca dei suoli. In realtà dal punto di vista giudiziario – se non il prezzo – ben poco è cambiato rispetto al 2009, quando la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò la Repubblica italiana. Allo stesso modo, la possibilità di rialzare gli edifici resta severamente condizionata, perché le ragioni che condussero alla demolizione restano tutte in piedi e infatti i giudici europei hanno cassato la confisca dei suoli, non l’abbattimento dei palazzi.

Semmai, nel tempo che è trascorso qualche fatto nuovo ha reso ancora più improbabile la rinascita di Punta Perotti in quelle medesime forme e dimensioni, sicché il gigantesco indice di fabbricabilità di 5 metri cubi per ogni metro quadrato di suolo è di fatto irrealizzabile. Principale ostacolo è l’adeguamento del Piano regolatore al piano del paesaggio, il Putt/p  (delibera di consiglio comunale n. 56 del 9 luglio 2010), che è un atto vincolante perché il Prg è legge. Poi c’è il documento programmatico per la Rigenerazione urbana (del maggio 2011) che non è prescrittivo, ma offre opportunità per trasformare ampie zone della città con procedure speciali con l’ applicazione alla legge regionale 21/2008.

Questi due fatti condannano il progetto Punta Perotti 2 dell’architetto milanese Ottavio Di Blasi – che pubblicammo su queste pagine il 28 ottobre 2010,  – all’archivio dei desideri. Quell’archivio pieno zeppo di idee buone e cattive che accompagna da sempre utopie e incubi dell’architettura e che già nel 1925 aveva spinto lo scrittore tedesco Joseph Ponten a pubblicare un libro dal titolo suggestivo: “L’architettura che non è stata realizzata”. Doveva arrivare, in anni recenti, Rafael Moneo a ricordarci  che architettura è solo quella che si costruisce e che riesce ad emanciparsi dal foglio di carta.

Come riferimmo, Ottavio Di Blasi era già consapevole, due anni fa, della necessità di rivedere dalle fondamenta l’idea progettuale che i Matarrese gli avevano commissionato nel 2005, aggiornato nel 2009, e di cui in questi giorni sono state improvvidamente riesumate le prospettive realizzate al computer. La soluzione alla quale si è messo quindi a lavorare Di Blasi in questa ultima fase si racchiude in questa formula: «Il minimo di volumi ad uso privato ed il massimo di contaminazione con le funzioni pubbliche». Ma almeno uno dei due perni su cui incernierava la sua idea potrebbe venir meno: l’acquario, infatti, è già previsto nel piano riqualificazione di San Girolamo e dunque resta solo la nuova sede della pinacoteca provinciale Giaquinto.
Il ragionamento di Di Blasi comunque  ha il pregio di tirarci fuori dall’angustia dei calcoli delle volumetrie  immaginando nuovi equilibri di uno spazio pubblico «ibrido». Tuttavia la sua strategia necessita  di un ampliamento dell’area di progetto e forse anche di nuove forme di pianificazione. Il ricorso ad un piano di rigenerazione urbana – secondo la legge  regionale  21 – sembra una strada obbligata ma non può essere il Comune a intrapenderla: spetta al privato

farsi avanti. Così come è stato fatto dai proprietari dei suoli di Torre Carnosa, che hanno avanzato di recente due proposte  di Priu alla Ripartizione urbanistica: una basata sul progetto di Gianluigi Sylos Labini e Smn, l’altra su disegno dell’architetto milanese Paolo Caputo (ne abbiamo riferito in questa rubrica, rispettivamente  l’8 e il 22 febbraio scorsi).

Ma la novità che coinvolge anche  Punta Perotti in uno sguardo progettuale più ampio  perché si allunga fino a San Giorgio, è rappresentata dall’invito che il Cerset ha rivolto allo studio MBM di Barcellona, guidato dall’architetto Oriol Bohigas. I catalani – dopo un sopralluogo a Bari, avvenuto lo scorso ottobre – hanno risposto al presidente del Cerset, Lorenzo De Santis (socio tra gli altri dei Matarrese nella maxi-lottizzazione del Tondo di Carbonara, appena approvato dal Comune) con un programma di lavoro in tre tappe. Primo, realizzare un masterplan coinvolgendo il Politecnico (proprietario di aree confinanti con Punta Perotti, a monte della ferrovia); secondo, bandire un concorso riservato a giovani architetti; terzo, aprire un workshop di progettazione urbana.

NICOLA SIGNORILE

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 22_02_2012

Veduta aerea di Torre Carnosa

A Torre Carnosa spiaggiano cipolle e siluri _ Un progetto di Paolo Caputo

Torre Carnosa raddoppia. Sugli stessi terreni in riva all’Adriatico – quelli che il piano regolatore chiama «maglia 47» – di progetti ce ne sono ben due. Oltre quello illustrato due settimane fa in questa rubrica e firmato da Smn-G.L. Sylos Labini con la Ecosfera Spa, un’altra proposta di Piru (Programma integrato di rigenerazione urbana) è arrivata sulle scrivanie della Ripartizione urbanistica del Comune di Bari. La firmano lo studio milanese Caputo Partnership e un gruppo di   proprietari dei suoli (che sarebbero maggioritari).

Inevitabile il tentativo di mettere insieme tutti i proprietari e di far collaborare i diversi progettisti. E, in buona sostanza, è questo ciò che si sentirà dire oggi a Bari negli uffici comunali,  l’architetto Paolo Caputo. A naso, l’impresa ci pare davvero ardua. Del progetto di Sylos Labini abbiamo già detto e mostrato, tra apprezzamenti e qualche riserva.  Del progetto di Caputo possiamo dir poco, giacché i committenti non hanno ancora autorizzato l’architetto a diffondere disegni e notizie. Ma da quel poco che si sa, le strategie progettuali sono assai diverse, se non opposte. Condivisa è solo la scelta di accorpare una nuova area, a monte della maglia 47 e cioè tra l’attuale linea dei binari e la via Gentile (un’area destinata a verde urbano dal Prg) e dislocare su questi suoli parte degli edifici, in modo da dimezzare il poderoso indice di fabbricabilità ancora esistente sulla costa (5 metri cubi per ogni metro quadro). È una ulteriore conferma – sia detto per inciso – che non c’è alcun bisogno di inventarsi pericolosissimi crediti edilizi per «garantire» le aspettative dei proprietari decurate dai vincoli paesaggistici: basta il buon vecchio «piano di comparto». E  questo grazie al tanto disprezzato Quaroni che spalmò aree verde e aree agricole intorno alle zone «direzionali».
Il progetto di Caputo abbraccia un’area ben più ampia del concorrente, si spinge fino a Punta Perotti  e prefigura la costruzione di una galleria di arte contemporanea  sull’acqua (il milanese non sa nulla del Bac di Chipperfield al teatro Margherita, evidentemente!) ma concentra nel settore di Punta Carnosa l’intervento edilizio.
Si tratta, sostiene il  prof. Paolo Caputo che insegna al Politecnico di Milano e firma il nuovo grattacielo della Regione Lombardia,  di «costruire un pezzo di città fondato su una intensa interrelazione fra volumi, spazi aperti e sistemi paesaggistici, ad alto tasso di qualità morfologica e figurativa, di grande riconoscibilità, carattere e identità». Chi ha visto le tavole e i rendering li racconta a gesti, con un movimento della mano semi-aperta, come se girasse una manopola.  Poi si affida alle metafore più fantasiose: riccioli, trucioli, bucce d’arancia, cipolle, siluri, supposte. Dietro la irrispettosa e certamente ironica narrazione si indovinano le forme degli edifici e la loro «qualità  figurativa». Palazzi curvi, alti 5 o sei piani,  e  piccole torri a forma di ogiva di 8, 10 e 12 piani. In tutto, due dozzine di edifici, per due terzi destinati a residenze (378mila mc) e per il resto a terziario  (162mila mc). Metà fra il mare e la nuova strada – un boulevard- realizzata sul tracciato attuale della ferrovia da spostare, metà tra il boulevard e via Gentile.
È una proposta che non mancherà di suscitare contestazioni,  per il forte impatto paesaggistico e la indifferenza delle decisioni compositive rispetto ai luoghi.

Ma ora la vicenda che si sta aprendo sul futuro di Torre Carnosa rende sempre più urgente una decisione pubblica, globale e preventiva sulla costa Sud. Anche alla luce degli altri progetti che stanno per essere recapitati negli uffici di via  Abbrescia. Da tempo – infatti – l’architetto  milanese Ottavio Di Blasi sta lavorando ad un progetto commissionato dai Matarrese (a loro volta in attesa di una soluzione definitiva alla vicenda  di Punta Perotti). Di Blasi allarga lo sguardo all’intero lungomare, fino a Torre Carnosa e oltre.

E intanto muove i primi passi l’iniziativa del Cerset (il Centro per le ricerche socio-economiche e del territorio) che ha coinvolto lo studio MBM di Barcellona, cioè Oriol Bohigas e soci, per disegnare un piano dell’intera costa, da Punta Perotti alla marina di  San Giorgio. Dopo un incontro a Bari tra il presidente del Cerset, Lorenzo De Santis, e l’architetto catalano  Oriol Capdevilla, la proposta di Bohigas & C. si riassume così: prima un masterplan (coinvolgendo la facoltà di Architettura di Bari e in generale il Politecnico), poi un concorso riservato a giovani professionisti (non più vecchi di 31 anni). Terza tappa, un workshop dal quale far nascere un progetto urbano. Quando si dice avere metodo!

NICOLA SIGNORILE

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