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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 25_05_2016

 

L’interno del negozio Giove progettato da Marino Lopopolo nel 1937

L’interno del negozio Giove progettato da Marino Lopopolo nel 1937

In quella strada la vecchia abitudine di vedere il futuro _ Un secolo di negozi e architetti

Sentivamo la mancanza dell’autorevole e inconsapevole giudizio di Vittorio Sgarbi sul progetto per via Sparano, oramai prossimo alla gara d’appalto. «Sradicare le palme è un atto criminale» ha detto il critico d’arte, aggiungendo sale all’imbarazzante, sgangherato dibattito. Ma l’unica vittima finora accertata è l’architettura. Chiunque sia il vincitore (l’amministrazione comunale oppure i «salvatori» della via dello shopping) sul terreno rimarrà l’idea che un progetto possa trasformare un luogo e migliorare la vita di chi lo abita.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 18_05_2016

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A San Ferdinando i conci di tufo truccati da…tufo _ Ferite all’opera di Dioguardi

«È durata poco. Non abbiamo fatto in tempo ad applaudire la demolizione della veranda dei quel caffè, che un’altra ferita è stata inferta in piazza San Ferdinando». Al telefono Michele Spinelli, esperto di arte contemporanea e gallerista, è sconsolato. Ci segnala il nuovo insulto all’edificio che racchiude al suo interno la chiesa di San Ferdinando.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 14_10_2015

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diurno 11

I profumi di Pitigrilli e la guerra segreta del cemento armato _ Albergo Diurno, il decò di Dioguardi  

Il fascio littorio sull’ingresso dell’albergo diurno potrebbe apparire irriguardoso: meglio di no, piuttosto una sfera di pietra. Ma non è questo l’unico ostacolo «politico» che incontrò il progetto di Saverio Dioguardi per quell’architettura ipogea che sopravvive solo nella memoria dei baresi più attempati: l’Albergo Diurno di corso Vittorio Emanuele. Dopo il «restauro» dello stemma civico che campeggiava sulla scalinata, recuperato in una aiuola per iniziativa del capo di gabinetto del sindaco, Vito Leccese,  l’assessore alle Culture Silvio Maselli si è arrischiato nella spericolata ipotesi di un recupero dei locali per destinarli a qualcosa di simile ad un caffè letterario. Ma del Diurno non rimane ormai che la balaustra in pietra e marmo, parcheggiata nel piazzale antistante lo stadio della Vittoria. Tutto il resto è andato distrutto nel 2002, con l’approvazione della Soprintendenza ai Beni architettonici e fra le flebili proteste dell’opposizione. Fu la  giunta Di Cagno Abbrescia a riempire di pietre e macerie le stanze e il salone del Diurno, dopo un fallimentare tentativo di gestione privata, seguito ad una costosa ristrutturazione.

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