PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_07_2014

La banchina di Santa Chiara e uno scorcio del porto borbonico agli inizi del Novecento, in una litografia dell'epoca
La banchina di Santa Chiara e uno scorcio del porto borbonico agli inizi del Novecento, in una litografia dell’epoca

Uomini pratici e azioni popolari a Santa Chiara _ Vincoli e urbanistica partecipata

Il castello normanno-svevo è un monumento e non si tocca. Fin qui – e fino all’arrivo di qualche scintillante «valorizzatore» – sono tutti d’accordo. Ma, intorno al bastione si può costruire? Ebbene, c’è un vincolo che dovrebbe proteggere «la prospettiva e la luce richiesta dal monumento». L’ha ritracciato la assessora comunale all’Urbanistica – freschissima di nomina – Carla Tedesco, ripercorrendo il sentiero di carte che ha portato all’apertura del cantiere per la costruzione di un palazzo d’uffici del Provveditorato alle opere pubbliche, a largo S. Chiara.

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L’Aquila 5 maggio. Storici dell’arte e ricostruzione civile.

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I partecipanti alla manifestazione riuniti nella chiesa di S. Giuseppe Artigiano, L'Aquila | ph. Roberta Signorile
I partecipanti alla manifestazione riuniti nella chiesa di S. Giuseppe Artigiano, L’Aquila | ph. Roberta Signorile

Dopo il sisma gli storici dell’arte sulla ricostruzione «Attenti, L’Aquila non diventerà una Disneyland»

Mille e più di mille ieri (domenica 5 maggio, ndr)  in corteo fra i ruderi di una città uccisa. Non operai o studenti nè disoccupati. Ma storici dell’arte, provenienti da tutt’Italia per chiedere la ricostruzione del centro storico dell’Aquila: dei suoi monumenti, delle sue case e soprattutto della sua cittadinanza.

Tra gli storici, anche il neo ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, che ha scelto di non parlare nella assemblea tenuta ieri pomeriggio nella chiesa di san Giuseppe Artigiano. Ma di ascoltare, non senza imbarazzo, le caute aperture di credito verso il nuovo governo. Ci ha pensato Salvatore Settis – nell’applauditissimo intervento conclusivo – a ricordare al ministro di aver appena giurato, insieme a tutto il governo Letta, sulla Costituzione e sulla gerarchia di valori che essa stabilisce: i diritti vengono prima dell’economia e un diritto costituzionale é anche il diritto di resistenza al malgoverno, alle scelte che hanno prodotto in questi quattro anni dal terremoto l’esilio degli aquilani dalla loro città. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_01_2013

beato angelico santa trinita
Dettaglio della Pala di Santa Trinita di Beato Angelico

La bellezza in città: profumo e nitroglicerina

L’appuntamento è per stamattina, nella sala paesaggio dell’assessorato regionale all’Assetto del territorio. Seconda puntata (non ancora l’ultima:  ce ne saranno altre due) dell’inchiesta pubblica sul vincolo diffuso per Bari vecchia, il Murattiano, Libertà e Madonnella richiesto dalla Soprintendenza i Beni architettonici e del paesaggio.

Oggi debuttano gli esperti, tra i quali c’era – indicato dalla Regione – Giovanni Leoni, direttore del Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, e per molti anni docente a Bari. Ma Leoni, oberato di impegni,  si è dimesso dall’incarico. È un’assenza «costosa», perché Leoni nel Politecnico pugliese ha condotto un’attività didattica centrata sul contemporaneo e dunque conosce perfettamente la complessità del centro otto-novecentesco di Bari. continua a leggere

Che tempo che fa

Che tempo che fa
Che tempo che fa

Stasera, 20 Gennaio 2013, a partire dalle 20.10, andrà in onda su Rai3 Che tempo che fa, la trasmissione di approfondimento condotta da Fabio Fazio.

Tra gli altri, ospiti della serata saranno Carlo Petrini e Salvatore Settis. Con loro si parlerà di come ambientepaesaggioalimentazione e istruzione facciano parte dello stesso orizzonte culturale e civile, quello sancito dalla Costituzione.

Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, Presidente del Comitato scientifico del Louvre, dal 1985 al 2010 Professore ordinario di Storia dell’arte e dell’archeologia classica presso la Scuola Normale di Pisa di cui, per undici anni, è stato anche Direttore, incarico lasciato, polemicamente, nel 2010 con  Carlo Petrini, enogastronomo, antropologo, giornalista, scrittore, fondatore, nel 1989, a Parigi, del movimento culturale Slow Food e Presidente di Slow Food Internazionale, ideatore e instancabile animatore di grandi manifestazioni come Cheese, Slow Fish, il Salone del Gusto e di Terra Madre

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 05_12_2012

Palazzo in via Argiro 73 a Bari di Onofrio Mangini
Palazzo in via Argiro 73 a Bari di Onofrio Mangini

Cresce in città la voglia di essere Disneyland _ Murattiano, c’è odor di plastica

La prossima settimana si aprono ufficialmente le celebrazioni del bicentenario della fondazione del Borgo Murattiano e l’Amministrazione comunale ha chiamato per l’occasione un professore di Estetica a Mendrisio, Marco Romano, a parlare il 12 dicembre sul tema: La città di Bari come opera d’arte? L’idea, che sulle prime appare innocua ed ecumenica, in realtà è alquanto compromettente. Perché lascia intendere che una scelta di campo sia stata fatta e che ora un esercito di zombie, già posti in agguato, sia pronto a spargere sulla città una coltre spessa di melassa e a celebrare il buon tempo antico, ancorché di cartapesta.

Spieghiamoci. Marco Romano è l’autore di un pamphlet, pubblicato da Einaudi nel 2008 e intitolato, appunto, La città come opera d’arte. Il libricino, in cui si discute di periferie e di bellezza, si conclude con un programma politico: «Forse sarà venuto il tempo – scrive Romano – di riscattarci dal disastro di questo mezzo secolo – che sono mai cinquant’anni di débâcle in una vicenda antica di mille anni? – ricorrendo ancora una volta al linguaggio consolidato nei secoli, quello che costituisce la città in un’opera d’arte apprezzabile da tutti, e questo ritorno ci sembra necessario perché la sfera estetica della città è il mondo simbolico pregnante della cittadinanza e la cittadinanza è in Europa – come sosteneva Herder – il linguaggio stesso della propria città». Ma è Romano colui che sulla rivista «Urbanistica», nel 1981 aveva scritto: «La trasformazione di Venezia in una Disneyland potrebbe segnare il passaggio ad un modo di vivere più creativo, più allegro, è più festoso». A ricordarcelo è lo storico dell’arte Salvatore Settis che nel libro Paesaggio Costituzione Cemento, segnala come «il processo di disneyficazione dei centri storici era annunciato da tempo»  e che la nomina di Romano « a membro del Consiglio superiore dei Beni culturali (2009) indica che il trend è ormai vittorioso».

Dunque Romano sembra l’uomo giusto al posto giusto e al momento giusto, in una strategia di ricostruzione retorica del centro murattiano, nella cui direzione (e indipendentemente dalle buone intenzioni) va la proposta di vincolo sui quartieri centrali, al centro delle discussioni di queste settimane.  Al di là delle differenze di strategia tra Soprintendenza e Comune, quel che prevale è il sentimento di vendetta contro quell’ultimo mezzo secolo che Romano non riesce a mandar giù. Ciò che rimane è l’indifferenza rispetto al paradosso che si vuol produrre con questa operazione da chirurgo plastico: la cancellazione di qualsiasi traccia del secondo Novecento.
È  solo un caso – ma forse anche un indizio – che alle riunioni della commissione regionale per il vincolo paesaggistico sui quartieri centrali abbia partecipato anche l’architetto della Soprintendenza ai Beni architettonici, Emilia Pellegrino, che nel 1983 era tra gli autori di una mostra (e poi di un libro) dal titolo Bari 1950-1980. La guerra dei Trent’anni. Le distruzioni nel borgo murattiano. La sua denuncia degli effetti della «speculazione edilizia, supportata da un forte sistema bancario» che ha condotto alla sostituzione di gran parte del patrimonio immobiliare del centro murattiano non è attraversata da nessuna notazione critica, non c’è la benché minima distinzione tra la pessima edilizia (maggioritaria) e i casi di pregevole costruzione realizzati in quegli anni. Nella galleria fotografica che accompagna le parole di Pallegrino, anzi, sono proprio gli edifici migliori ad essere additati come il morbo che avrebbe sfigurato la città.

Fra i «cattivi» ci sono anche le opere di architettura più belle e importanti presenti nel centro murattiano dal dopoguerra ad oggi. C’è il palazzo Sylos Labini, in via Marchese di Montrone, progettato da Vito Sangirardi; c’è il palazzo Laterza in via Sparano, progettato da Lambertucci; c’è il palazzo Miceli di Chiaia e Napolitano in via Cairoli; c’è il palazzo realizzato in via Argiro 73 e progettato da Onofrio Mangini per la famiglia De Florio. La particolarità di questo edificio, stretto al centro di un isolato, è nella facciata «ripiegata» in spigoli e asimmetrica. Ed è senz’altro per questo motivo, riconoscendovi una delle sue invarianti del Moderno, che un giorno Bruno Zevi in visita a Bari si fermò ad applaudire. Ma abbiamo il sospetto che questi edifici non rientrino affatto nell’idea di «Bari città d’arte» che si va facendo strada.

NICOLA SIGNORILE