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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 28_06_2017

L’edificio di via Giandomenico Petroni

A Madonnella è il Moderno che dà l’esempio _ Un’opera di Stefano Serpenti 

«Dovevano farlo rosso, come quelli confinanti. Perché l’hanno dipinto di grigio?». Fa discutere i passanti un fabbricato nuovo di zecca in via Giandomenico Petroni, nel quartiere Madonnella. Nelle battute dei cittadini, critiche e apprezzamenti e auguri ai nuovi arrivati, c’è tutto il senso della dimensione pubblica dell’architettura. È il senso della democrazia urbana, che legittima lo spazio comune ed obbliga i progettisti (e i loro committenti) ad una responsabilità civica. C’è chi pensa che questa sia una limitazione della libertà individuale. Ma – ci chiediamo – così come la proprietà privata è garantita nei limiti della sua funzione sociale (è l’articolo 42 della Costituzione della Repubblica italiana), può mai esprimersi una architettura indifferente ai vincoli che impone il contesto ambientale? È questa però la tendenza “neoliberale” che prende le forme dell’«archistar system», contro cui punta l’indice Vittorio Gregotti nel saggio «Il sublime al tempo del contemporaneo» (Einaudi ed.):  «Storia, contesto, ideali politici di progresso civile  – scrive Gregotti – vengono considerati da una parte della cultura architettonica, i principali ostacoli all’iniziativa dei soggetti e alla loro libertà di rappresentare positivamente i valori dello stato dei poteri».

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