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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 05_04_2017

«Il Palagiustizia al Libertà è la nostra vita» _ Il quartiere: no al trasloco

Tre vani, bagno e cucina. Ai più fortunati, anche il balcone. Non una stanza ma un intero appartamento spetta a ciascun dipendente comunale. Non sappiamo se quelli che sanno a far di conto a Palazzo di Città se ne siano accorti, ma andrebbe proprio così con il trasferimento di ripartizioni e gli assessorati nel Palazzo di Giustizia di piazza De Nicola, quando i tribunali e le procure dovessero andare altrove, per esempio nell’area delle casermette, a San Pasquale.
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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 22_06_2016

 

il progetto del palagiustizia di via della Carboneria

Il progetto del palagiustizia di via della Carboneria

Palagiustizia: c’è un progetto nel cassetto _ Oblio in via della Carboneria

Sarà spedito al ministero il progetto del secondo palazzo di giustizia di via della Carboneria, ma di costruire proprio lì, nel quartiere Libertà, non se ne parla. Magari, rivisto e aggiornato, si potrà realizzarlo nell’area delle casermette. Su questa scelta – dice il sindaco – sono tutti d’accordo, a cominciare dalla Commissione di manutenzione presso la Corte d’Appello. E non si torna indietro.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 19_07_2012

La Spending Review mette a dieta i tribunali obesi. 

Alla fine potrebbe essere il professor Monti a chiudere  la partita della Cittadella della giustizia e ad affossare la variante urbanistica progettata dall’architetto Claudio Catucci e firmata dal commissario nominato dal Consiglio di Stato, l’avvocato Giuseppe Albenzio. Non che il governo a maggioranza bocconiana si sia mai riunito per prendere una decisione del genere ai danni della ditta Pizzarotti – sia chiaro – ma questo sarebbe comunque l’effetto della cosiddetta  Spending Review. Il decreto-legge n. 95 del 6 luglio scorso fissa all’art. 3 i criteri di «Razionalizzazione del patrimonio pubblico e riduzione dei costi per locazioni passive. Uno dei sistemi adottati, possiamo definirlo quello dell’«aggiungi un posto a tavola»: basta con lo spreco di spazio! D’ora in poi ogni addetto della pubblica amministrazione avrà per lavorare uno spazio di 20 metri quadri, 25 al massimo. Questi numeri – precisa il decreto – «costituiscono principio a cui le Regioni e gli Enti locali adeguano i propri ordinamenti». Vale anche per il Comune di Bari che dovrebbe sopportare le conseguenze del contratto di locazione della Cittadella di Pizzarotti «imposto» e stipulato dal Consiglio di Stato?

Ora, la Commissione di manutenzione presso la Corte di Appello di Bari (la stessa che aveva vivamente consigliato al Comune l’acquisto di quel bidone di via Nazariantz) di «spazio vitale» ne aveva chiesto e ne chiede molti di più: 135.000 mq su una previsione di 1.600 addetti. Fondata su tali desideri si è svolta la ricerca dei mercato del 2003 alla quale l’impresa parmense Pizzarotti ha risposto con un progetto da oltre 188.000 mq., a fronte di una realistica previsione di 80.000 mq, elaborata dal tavolo tecnico fra Comune, Provincia e Regione, nel 2007, comunque basata un parametro di 52 mq per addetto: cioè il doppio di quel che fissa oggi il governo Monti.

Delle dimensioni del progetto e dunque della variante che lo renderebbe possibile,  trasformando in suolo edificabile un’area agricola di poco meno di 29 ettari, per costruire oltre 774 metricubi di cemento (più in futuro 250mila mc di carcere) si è resa subito conto la Consulta comunale dell’Ambiente. Le associazioni che ne fanno parte si sono riunite lo scorso 3 luglio per approvare le osservazioni alla delibera del commissario Albenzio per l’adozione della variante urbanistica. Osservazioni non gratuite, ma previste dalla procedura di variante e alle quali il commissario dovrà rispondere puntualmente e delle quali dovrà tener conto comunque la Regione Puglia, al momento dell’esame della variante. Di questa osservazione come di altre, fra cui quella presentata dall’ing. Raffaele Coniglio che richiama appunto il contrasto fra la variante e il decreto del governo Monti.

Le considerazioni della Consulta dell’Ambiente non si limitano al dimensionamento: riguardano gli aspetti della tutela e della sostenibilità ambientale, della tutela del patrimonio culturale (il paesaggio e la storica villa Lamberti) e l’assetto urbanistico territoriale. Da quest’ultimo punto di vista, è allarmante – per la Consulta –  l’introduzione di un articolo che modifica le norme tecniche di attuazione del Piano regolatore di Bari raddoppiando le capacità edificatorie per un’area destinata all’edilizia giudiziaria. Se con l’articolo 32.h, che regola i servizi a carattere regionale-urbano, tra cui anche la Giustizia, si possono costruire 2 metri cubi per ogni metro quadrato, con il nuovo articolo 32 bis se ne potrebbero costruire 4; se col vecchio articolo l’altezza massima dei fabbricati è di 30 metri, con il nuovo diventerebbe di 40, ma addirittura di 80 nel caso di «strutture di rappresentanza o simboliche» (e che c’è di meglio di un tribunale, quanto a simboli?); viceversa, la distanza minima dei fabbricati dalle strade si dimezzerebbe da 30 a 15 metri. Basta già solo questo, alla Consulta presieduta da Elvira Tarsitano, per poter concludere che «il varo della variante “Cittadella” consentirebbe una colossale speculazione edilizia. Questa sotto la speciosa lusinga della soluzione globale dei problemi della giustizia a Bari, a fronte di numerosi vantaggi gratuiti di parte (tra cui l’incremento di valore dei suoli) e del disinvolto superamento di diverse criticità, lascerebbe a mani vuote il Comune di Bari».

NICOLA SIGNORILE

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