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“In realtà è un buon segnale: significa che siamo più avanti”

Un momento dell’abbattimento di Punta Perotti, 2 aprile 2006. Il palazzo si e’ piegato su se stesso in una nuvola di polvere. (©ANSA | LUCA TURI)

Ecomostro di Punta Perotti, a Bari, la telenovela continua. Di scena questa volta è la Corte europea dei Diritti umani di Strasburgo.
Le autorità italiane – dice la Cedu – non avrebbero dovuto confiscare i terreni dove venne edificato l’ecomostro demolito nel 2006. La sentenza è inappellabile. Secondo i giudici prima del sequestro vi sarebbe dovuta essere una condanna dei responsabili.

Pubblichiamo un interessante articolo apparso su Il Fatto Quotidiano venerdì 29 giugno 2018.

Tomaso Montanari “Veniamo sanzionati perché le nostre norme sono migliori di quelle degli altri Paesi”

Se c’è una cosa che insegna la sentenza della Corte europea dei diritti umani su Punta Perotti – soprattutto riguardando le foto dell’ecomostro che si stagliava sul lungo mare di Bari – è che forse, almeno per una volta, l’Italia è più avanti rispetto all’Europa. E che anzi proprio Roma, con la sua storia di bellezza e attentati alla bellezza, potrebbe diventare un modello per Strasburgo: potrebbe insegnare come si fa davvero la tutela del paesaggio. Ne è convinto lo storico dell’arte Tomaso Montanari: “Questo credo che sia uno di quei casi in cui la Corte europea non ci ha fatto un buon servizio”.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_04_2016

Un po’ più in là il lungomare si sposta per il parco  _ Porto e Castello, oggi l’intesa

 

Si incontrano negli uffici del Comune, questa mattina, i tecnici dell’Autorità portuale, quelli delle Ripartizioni Urbanistica e Lavori pubblici e i rappresentanti del comitato Parco del Castello per definire lo spostamento di un tratto del lungomare all’interno dell’area portuale. Sono passati sei mesi dall’ultima riunione nella quale il commissario dell’Autorità portuale, Francesco Mariani, e il segretario generale, l’ingegner Mario Mega, annunciarono la volontà di fare propria la proposta di deviazione di corso De Tullio, avanzata dal comitato popolare in modo da gettare le basi per la creazione del parco del castello, che comprenderà anche la banchina di Santa Chiara. I vertici del porto hanno già elaborato da tempo un progetto che, per quel che è dato sapere, non si discosta molto da quello offerto dal comitato e che trasferisce all’interno dell’area portuale il parcheggio per i residenti di Bari vecchia.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 04_11_2015

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uno schizzo dal Pug di Bari

Consumo zero di suolo per rifare la città costruita _ Edilizia, dalla teoria alla pratica  

Ogni secondo che passa, in Italia, sette metri quadrati di campagna spariscono e diventano città, o meglio qualcosa che vorrebbe esserlo ma il più delle volte ne è solo il fallimento. Il problema è che non si può tornare indietro, perché il consumo di suolo è un fenomeno irreversibile. Che ruolo gioca questo tema nel dibattito sul futuro piano urbanistico di Bari? Minimo se non nullo, confuso nelle nebbie della «rigenerazione urbana» che nella sua declinazione locale finisce sempre per avvitarsi sulla edificazione della costa, soprattutto quella di Levante: la sindrome di Punta Perotti. E invece l’anima del Pug dovrebbe essere la ricostruzione della città consolidata, usata e abbandonata, puntando al «consumo zero» di suolo.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_04_2014

FIKFuksas l’archistar fra la Rossani e le baruffe baresi _ Il giallo della progettazione partecipata

Ora è il turno di Fuksas. Dopo Gae Aulenti e David Chipperfield, anche Massimiliano Fuksas rischia di rimanere impigliato nelle baruffe baresi. A Gae Aulenti non riuscì di portare a termine ben due progetti: quello della Galleria d’arte contemporanea a Villa Capriati e quello del museo archeologico a Santa Scolastica. Entrambi i progetti sabotati dall’interno della stessa Amministrazione provinciale. David Chipperfield è stato tirato dentro la faccenda del Margherita e gli è stato chiesto di trasformare un teatro in museo. Lui, riluttante ma generoso di idee, nonostante l’assurdità dell’incarico ricevuto non si sa bene da chi: dal Comune di Bari oppure da una fondazione privata napoletana oppure da un «delegato» del sindaco che si adopera per lo sfortunato progetto.

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La rivincita di Punta Perotti: un passo indietro dei palazzi

sistema del verdeIl progetto della ricostruzione: parco costiero cinque volte più grande, edifici più bassi e nuove strade

I numeri sono importanti, in queste faccende. E i numeri da cui iniziare il ragionamento sono due: 3,9 e 194.224. Nel primo caso si tratta di cemento (i metri cubi da costruire), nel secondo di verde (i metri quadri del parco urbano). In questi due numeri c’è il succo del futuro possibile di Punta Perotti. Cioè la proposta firmata dall’architetto Ottavio Di Blasi  e presentata al Comune dal consorzio formato dai costruttori Andidero e Matarrese, cui la Corte di Strasburgo ha restituito i suoli ingiustamente confiscati.

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