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È la speculazione, Bellezza!!

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Pisicchio e Pentassuglia in visita al Quartiere Don Bosco – Zona Giuliani a Martina Franca (fonte foto: profilo social di Franco Ancona, sindaco di Martina Franca)

Puglia, una pessima legge regionale avvelena le città con i crediti edilizi

Una legge regionale sulla bellezza del territorio pugliese: se ne è parlato ieri a Palo del Colle e mercoledì scorso a Trani. Abbiamo il sospetto che  l’assessore Pisicchio abbia promosso un tour nella regione per creare consenso intorno alla bozza di legge regionale, alla cui stesura hanno partecipato esperti di varie discipline, dall’urbanistcia all’archiettura dal diritto alla antropologia, alla pedagogia.

Ci eravamo fatti la convinzione che la questione della “bellezza” fosse stata liquidata alla conclusione della Seconda guerra mondiale con le parole di Theodor Wisegrund Adorno sulla poesia lirica impossile dopo l’Olocausto. Quanto all’ambito ristretto e specialistico della architettura, nulla di nuovo dopo la disputa che oppose nella seconda metà del Seicento Claude Perrault (il progettista del colonnato del Louvre), sostenitore della linea “soggettivista”, all’accademico François Blondel, teorico dell’oggettivismo. (cfr. W. Tatarkiewicz, Storia dell’Estetica, Einaudi). La disputa verteva sulla oggettività della proporzione nell’atto compositivo, ma dilagò ben presto a dibattito fondamentale del secolo. “Il problema era: i valori estetici, come la bellezza, la grazia e la proporzione – scrive T. –  sono proprietà oggettive degli edifici in questione, o si tratta invece di semplici reazioni umane, da essi suscitate, spiegabili psicologicamente e storicamente, ma nella loro essenza soggettive, relative e mutevoli?”. Nonostante i teorici dell’arte e della poesia fossero a quel tempo “oggettivisti”, cioè vincolati al canone e alla regola, mentre il soggettivismo guidava i filosofi, sorprendentemente proprio gli architetti – a dispetto di una solidissima tradizione del canone – affrontarono la consapevolezza della percezione  soggettiva.

Insomma, la questione-bellezza era archiviata. Poi un improvvido uso politico ha riesumato – in anni recenti – il fastidioso concetto che evidentemente è meno impegnativo di un esercizio critico e guadagna un facile consenso. Chi può dirsi, infatti, “contro” la Bellezza?

Ora, addirittura una legge sta per essere partorita in Puglia.

Una prima lettura dell’articolato di legge ci induce a fare alcune riflessioni che riportiamo in questi appunti.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 17_10_2012

I 222 appartamenti di Via Verde, nel South Bronx, a New York

Il futuro della città non si paga con strane monete _ Riqualificare, dicono gli edili 

Rigenerare e riqualificare sono i verbi che ha usato più spesso nella sua relazione al convegno dell’Ance, la settimana scorsa, il presidente pugliese della associazione degli imprenditori edili, Salvatore Matarrese. Non è la prima volta che i costruttori affrontano i temi della sostenibilità urbana e ambientale, ma questa volta il discorso è sembrato più maturo, carico di una consapevolezza che va al di là dei linguaggi alla moda. Si voltano le spalle alla espansione incontrollata a danno della campagna e si guarda invece alla città consolidata e densa: «Costruire il futuro di una città – dice Matarrese – vuol dire individuare le funzioni cardine sulle quali fare sviluppo, adattare spazi e luoghi perché ciò si realizzi attraverso l’avvio di progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana caratterizzati da una forte attenzione alla sostenibilità».

Matarrese non condivide affatto i timori di chi annuncia il deflagrare di una bolla immobiliare in Italia (come è già avvenuto in Spagna) ed anzi dal confronto fra i cantieri di nuove abitazioni aperti negli ultimi sei anni e la formazione di nuove famiglie il presidente degli edili ricava la stima di un fabbisogno potenziale, in Italia, di circa 582mila abitazioni. Va detto che i numeri «nazionali» non sono uguali a Milano come a Bari, tuttavia è significativo che Matarrese sottolinei come «una proposta relativa alle politiche urbane non può prescindere dalla necessità di reintervenire sul patrimonio esistente, risorsa oggi sottoutilizzata, che richiede un recupero di qualità e di funzionalità. Oggi circa il 55% delle famiglie vive in immobili di più di 40 anni e più della metà delle abitazioni occupate in Italia (il 52,5%, per un totale di 11,4 milioni) non è mai stato oggetto di interventi di manutenzione, risanamento o ristrutturazione». È un disegno di lunga prospettiva e perciò i costruttori pugliesi vorrebbero che il Piano Casa varato dal governo diventasse uno strumento ordinario per trasformare le città.

Il lato oscuro della «svolta» degli edili si mostra però quando – a fronte dei costi superiori – Matarrese prospetta che i nuovi piani urbanistici «prevedano la possibilità di realizzare interventi di riqualificazione utilizzando strumenti ormai più che noti quali la compensazione urbanistica e la premialità, soprattutto per interventi di delocalizzazione». Detta così, sembra un’idea innocua. Ma  bisogna arrivare al termine della relazione per comprendere che premialità, delocalizzazione e compensazione sono concetti sotto i quali germoglia il «credito edilizio», una invenzione tutta italiana che finora ha generato soltanto giganteschi contenziosi davanti ai tribunali amministrativi. «Trasferimento delle volumetrie e distacco dal suolo: adeguamento della disciplina della proprietà. Legge quadro sulla moneta urbanistica». Queste sono le priorità, per Salvatore Matarrese, che parla esplicitamente di «moneta urbanistica», cioè di quel valore immateriale che sarebbe generato da una semplice destinazione urbanistica di un suolo, ma sganciato da esso.

Sostenibilità sociale e ambientale e «moneta urbanistica» appaiono però in contraddizione, soprattutto in una città come Bari sulla quale incombe un piano regolatore sovradimensionato e quindi in grado di battere una quantità gigantesca  di «moneta urbanistica».

C’è un’altra via per finanziare la rigenerazione urbana? Mettiamo il naso fuori di casa e vediamo che lo scorso luglio a Wall Street , al 47º piano del grattacielo della Deutsche Bank,  si è svolta una importante riunione. Racconta Susanne Schindler su Domus di ottobre (n. 962) che un centinaio di persone (politici, economisti, immobiliaristi, ingegneri e architetti) si sono incontrati per «discutere strategie mirate a ridurre i costi dell’edilizia residenziale agevolata». Per uno degli involontari ma inevitabili contrasti newyorkesi, dalle finestre del salone si vedeva l’ultima opera di Frank Gehry: l’8 Spruce Street, il più alto e lussuoso grattacielo residenziale della Grande Mela. Contraltare di tanto «spreco» sono i 222 appartamenti di Via Verde, nel South Bronx, quasi il simbolo del piano di housing sociale e edilizia sovvenzionata lanciato dal sindaco Bloomberg nel 2002 e realizzato dal gruppo di architetti-imprenditori «Phipps Rose Dattner Grimshow». Un esempio, nota Schindler, che comprova «i benefici dell’affrontare questioni economiche, legislative e immobiliari, dimostrando al tempo stesso, il ruolo critico che può assumere l’architetto».

NICOLA SIGNORILE

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