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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 01_02_2017

Cause di lavoro, lontane dagli occhi lontane dal cuore _ Realismo dell’edilizia giudiziaria

Con una buona dose di «razionale pessimismo» il presidente facente funzioni della Corte di Appello di Bari, Egiziano Di Leo, ha spiegato alla platea della inaugurazione dell’anno giudiziario, sabato scorso, che non c’è nessun valido motivo per aspettarsi che il governo Gentiloni metta mano alla scarsella per risolvere i problemi dei  luoghi in cui si amministra a Bari la giustizia: cioè procure e tribunali.
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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 03_07_2013

Sede della Commissione Europea di Bruxelles

Sede della Commissione Europea di Bruxelles

Quelli di Bruxelles hanno svelato l’appalto nascosto _ Palagiustizia, Italia sott’accusa

Per dieci anni hanno sostenuto che la ricerca di mercato per la Cittadella della giustizia era una gara regolare ed efficace. E ora che la Commissione Europea trascina lo Stato italiano davanti alla Corte di Giustizia di Lussemburgo, tacciono. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 03_10_2012

Kleingarten a Lipsia

Il professor Monti tra i tribunali e gli orti di città _ Nasce una legge risparmia-suolo

Al governo Monti non va proprio giù la cittadella della giustizia imposta a Bari dal Consiglio di Stato. Non bastasse il decreto sulla spending review che riduce di molto i metriquadri per dipendente negli uffici pubblici da costruire o da affittare, adesso arriva il disegno di legge per frenare il consumo di suolo agricolo in Italia.

È probabile che il professor Monti conosca la grande impresa Pizzarotti da Parma. E forse sa pure che lo Stato italiano è coinvolto in una procedura per infrazione alle norme comunitarie sulla concorrenza avviata dalla Commissione europea di Bruxelles proprio per la cittadella di Pizzarotti. Ma sicuramente né la prima né la seconda circostanza hanno animato le azioni del governo che solo oggettivamente vanno nel senso contrario alla variante predisposta dal commissario ad acta Albenzio con la quale si trasformerebbero in città 29 ettari di campagna, sulla via di Bitritto.

Il disegno di legge – presentato solo qualche giorno fa – afferma principi di cui, se non le toghe di palazzo Spada, certamente i funzionari della Regione Puglia potranno tener conto nell’esame della variante scritta dall’architetto romano Claudio Catucci. Il quale giustifica il cambio di destinazione urbanistica dei suoli col fatto che sono incolti e degradati e già attraversati da infrastrutture. L’articolo 1 del disegno di legge, invece, precisa che sono «terreni agricoli tutti quelli che negli strumenti urbanistici vigenti hanno destinazione agricola, indipendentemente dalla effettiva utilizzazione per l’esercizio dell’attività agricola». L’articolo 2 poi, sembra scritto apposta per il caso Pizzarotti perché mira a «evitare che suoli agricoli, ancorché siti in
prossimità di zone già urbanizzate, siano sottratti all’attività agricola e utilizzati a scopo edificatorio».

La futura legge nasce dalla necessità che ha l’Italia di adeguarsi alle politiche europee di gestione del territorio, politiche che puntano al consumo zero di suolo. I dati statistici a supporto del Ddl fanno tremare i polsi. Dal 1971 ad oggi il Italia la Sau (superficie agricola utilizzata) è diminuita del 28%: sono scomparsi 5 milioni di ettari, pari a Lombardia, Liguria e Emilia Romagna messe insieme. La superficie cementificata è passata dal 2% degli anni ‘50 al 6,7% di media attuale. Ogni anno si consumano 500 Kmq di territorio senza pianificazione globale. L’Ispra calcola che nell’ultimo mezzo secolo sono stati ipermeabilizzati (cioè cementificati in maniera irreversibile) 1,5 milioni di ettari: quanto l’intera Calabria.

A Bari la situazione è ben peggiore che a livello nazionale: nell’ultimo quarantennio la città ha consumato mediamente ogni anno 159 ettari di suolo libero e nel decennio 1990-2000 (quello della peggiore crisi dell’edilizia, stando alle analisi degli imprenditori!) il consumo di campagna è quasi raddoppiato passando a 282 ettari l’anno. Nel 2000 il consumo di suolo è stato triplo rispetto al 1961, cioè l’anno-chiave del boom edilizio.

Il disegno di legge del governo Monti è intitolato Valorizzazione delle aree agricole e contenimento del consumo di suolo e prevede di stabilire a livello nazionale una quota massima, da declinare poi a livello regionale, di suolo disponibile. È un inseguimento affannoso ai virtuosi d’Europa, che hanno già fissato da tempo il traguardo del «consumo zero» di suolo. In particolare, il Ddl è ispirato al modello tedesco, in vigore già dal 1998. Uno tra i molteplici modelli di sviluppo urbano, richiamati anche in un documento approvato a Bruxelles lo scorso maggio: Guidelines on best practice to limit, mitigate or compensate soil sealing. Diversi esempi di buone pratiche contro la impermeabilizzazione del suolo, soprattutto nelle aree periurbane: il Groene Hart nella regione olandese di Randstad (Amsterdam, Rotterdam e l’Aja) così come i Programmes agro-urbain e i Project Agri-urbain in Francia e gli orti sociali diffusi in tutte le città tedesche, anche in aree centrali.

Le linee guida di Bruxelles sono l’episodio più recente di una strategia che ha le sue tappe fondamentali nella Carta di Lipsia sulla città europea sostenibile (2007) e poi nella Dichiarazione di Toledo del 2010. Il disegno di legge del governo fa riferimento a questa politica continentale. La variante urbanistica per la cittadella della giustizia, firmata dall’avvocato Albenzio e dall’architetto Catucci, no.

NICOLA SIGNORILE

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_08_2012

Il palagiustizia firmato Oriol Bohigas

Al Palagiustizia uno e bino serve un teologo _ Ora ci prova anche Bohigas 

Un Palagiustizia nel Tondo di Carbonara: è l’ultimo episodio dell’interminabile feuilleton dell’edilizia giudiziaria barese. Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi da un gruppo di aziende baresi ai magistrati e al Comune: inevitabile il confronto con il progetto della Cittadella della giustizia dell’impresa parmense Pizzarotti, anche perché i rispettivi insediamenti sono confinanti.

Che opinione ne possiamo avere? Benché del progetto – firmato da Oriol Bohigas e da Domingo Sylos Labini – si conosca ancora poco, si può già valutare l’idea nelle sue luci ed ombre. Cominciamo da queste ultime.

Primo. il trasferimento di una parte della amministrazione della giustizia – soltanto il settore penale – provocherebbe al pari della Cittadella di Pizzarotti – un depauperamento funzionale, economico ma soprattutto sociale del quartiere Libertà. Danno comunque limitato perché il tribunale civile rimarrebbe in piazza De Nicola. Dal punto di vista della Commissione di manutenzione presso la Corte di appello che propugna e reclama la Sede unica, la separazione del Penale dal Civile sarebbe certo un fattore negativo. Altri pensano però il contrario, anche nella prospettiva del processo telematico.

Secondo. Un’opera pubblica di tali dimensioni, forse la più importante realizzata negli ultimi trent’anni a Bari (al di là della natura privata della proprietà) dovrebbe essere il risultato di un concorso internazionale di architettura e non di un affidamento diretto. Abbiamo lamentato questa mancanza per la Cittadella di Pizzarotti, vale anche in questo caso.

E veniamo alle luci, cioè agli aspetti positivi dell’idea.

Primo, il ricorso al nuovissimo strumento del «contratto di disponibilità», ultima invenzione del governo Monti che l’ha inserito nel Codice degli appalti per dare una inedita e più efficiente declinazione al partenariato pubblico-privato, sull’esempio di quel che si fa a Parigi per la costruzione del nuovo palazzo di giustizia progettato da Renzo Piano (vincitore di concorso). Una procedura sulla quale difficilmente avrebbe qualcosa da dire la Commissione europea di Bruxelles che invece ha avviato la procedura di infrazione contro il governo italiano per il contratto della Cittadella che il Consiglio di Stato impone al Comune di Bari.

Secondo aspetto positivo. La realizzazione di un palagiustizia da 80mila metriquadri di superfici nell’area del Tondo non avrebbe bisogno di alcuna variante al Prg perché già compatibile con le previsioni urbanistiche in quella che è un’area F (terziario direzionale). Anzi, il Comune aveva già scelto quell’area per la Giustizia con la delibera n. 254 del 1991. A ricordarlo è – che coincidenza! – l’architetto Claudio Catucci, il progettista della variante per realizzare in suolo agricolo la Cittadella di Pizzarotti, nominato dal Commissario ad acta. Catucci sfrutta quella antica decisione e la compatibilità urbanistica del Tondo al fine di giustificare – per contiguità – la variante che trasforma in città 29 ettari di campagna degli eredi Lamberti.

Il fatto appare una contraddizione anche alle associazioni firmatarie delle osservazioni depositate al Comune. Osservazioni alle quali l’architetto Catucci e il commissario Albenzio rispondono con un prevedibile rigetto, ma attraverso un argomento tautologico, direbbe un filosofo: la cittadella va costruita su quelle aree agricole senza valutare la disponibilità di altre aree perché il Consiglio di Stato ha indicato proprio quei 29 ettari catastalmente individuati: «Il commissario non può procedere ad esaminare soluzioni alternative senza violare l’ordine e le statuizioni del Giudice». Il fatto che la ricerca di mercato, da cui prende origine tutta la lunga vicenda, fosse basata sulla erronea affermazione che nel piano regolatore non ci fossero aree adeguate dal punto di vista urbanistico, sembra non aver alcun peso nè significato.

E dunque il giudice evocato da Catucci come Anselmo d’Aosta ci offre una ontologia della Cittadella. A Gaunilone che obiettava la fragilità di una prova dell’esistenza di dio ricavata dalla sola proclamazione della sua perfezione, Anselmo rispondeva che «è cosa di cui cui non si può pensare nulla di maggiore». Nemmeno dopo la «Spendig review» che taglia drasticamente gli spazi negli uffici pubblici. Ma a questo punto il teologo Anselmo si fa agnostico: «I parametri tecnici – scrive Catucci – saranno definiti nella fase attuativa (…) anche in relazione alle sopravvenute normative in tema di Spending review».

E se poi la cittadella si rivelasse troppo grande?

 

NICOLA SIGNORILE

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