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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 05_10_2016

Vista aerea del parco urbano

Vista aerea del parco urbano

Il parco a Japigia con obbligo di strada e cancelli _ Il concorso «stravolto» d’ufficio

La burocrazia comunale non sopporta i concorsi di architettura (a meno che non li vinca un predestinato o una archistar). E la lettera aperta di un comitato di cittadini di Japigia, di cui la Gazzetta ha dato conto lunedì scorso, scoperchia un’altra incredibile vicenda: quella del parco urbano di via Suglia, da realizzare nell’ambito del Pirp, il piano integrato di rigenerazione delle periferie.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 04_05_2016

 

Nuovo municipio San Marcello, schizzo di Lorenzo Netti

Nuovo municipio San Marcello, schizzo di Lorenzo Netti

Che lingua parla la periferia dentro la città _ S. Marcello, via senza clamore

Con poco clamore è stato avviato il primo cantiere del programma integrato di San Marcello. Senza le pubbliche fanfare che accompagnano progetti e intenzioni di rifacimento dei lungomari. Eppure, questo è un momento a suo modo storico perché il cantiere in via Colaianni segna la conclusione di una travagliata gestazione durata quasi 10 anni, mentre il Pirp gemello, quello di Japigia, sta per essere ultimato. Oggi possiamo dire che non era affatto scontato che il programma di San Marcello staccasse le ali da terra, per la complessità dell’operazione, che si era ancor più ingarbugliata a causa della crisi della parte privata, risolta con l’ingresso nel consorzio di imprese di altre ditte, tra cui la Debar, già impegnata a Japigia. Bisogna dare atto alla amministrazione comunale di aver assecondato e favorito la ricerca di un nuovo equilibrio tra le energie imprenditoriali e al tempo stesso di aver saputo difendere l’interesse pubblico, anche a fronte di un mutato scenario economico e di una nuova condizione del mercato immobiliare che hanno oggettivamente ridimensionato i margini dell’interesse privato.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 27_11_2013

Una vista

Una vista del progetto

La ricercata casualità a San Marcello fa densa la periferia _ Un premio all’urbanistica partecipata

San Marcello ha vinto il premio “Urbanistica” all’ultima edizione di Urbanpromo che si è svolta a Torino. Non il santo, ovviamente, ma il quartiere che porta il suo nome, o meglio quel subquartiere di San Pasquale (quanti santi!). A dirla tutta, vincitore è il Pirp, cioè il Programma integrato di riqualificazione della periferia. Questa parte di città si può ben definire una periferia interna, avendo tutte le patologie delle aree periferiche, ma  essendo inclusa nella città novecentesca.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 11_07_2012

Uno dei tre edifici realizzati in via Caldarola

Architetti popolari sulla strada del Giappone _ I palazzi Pirp di Calò e Nanna a Japigia

«Io abito al Giappone», diceva. E poi capivi che il Giappone per lui era Japigia nuova, il quartiere così lontano dalla città che l’autobus numero due sembrava la Transiberiana. Molti anni dopo avremmo scoperto che anche a Milano c’era una Corea: così gli abitanti avevano ribattezzato Quarto Oggiaro, grumo di case popolari piene di operai meridionali immigrati. Bari ha sempre avuto un feeling con Milano, inutile negarlo. Si vede anche da queste cose. Il Giappone barese come la Corea milanese sono stati epicentri del mercato della droga negli Ottanta e oggi sono interessati da politiche di rigenerazione urbana, di riqualificazione della periferia. A Bari, questa politica si chiama Pirp, ma a differenza di Milano qui la gestazione del «programma integrato» non ha conosciuto quella partecipazione popolare che invece ha rianimato Quarto Oggiaro e che pure la legge regionale pugliese 20/2005 indicava quale requisito obbligatorio per accedere ai finanziamenti europei. Come si è dimostrato nel tempo, il coinvolgimento della comunità è stato talmente clandestino che la comunità se ne è accorta a cose fatte (ne abbiamo parlato in questa rubrica  il ­­­­­­4 maggio 2001).

Un programma nato male e a cui si è cercato di dare una raddrizzata in corsa, almeno sul piano tecnico. Sono gli stessi architetti dei tre edifici costruiti in via Caldarola a dire che «la progettazione degli edifici ha comportato una revisione critica ed un approfondimento di quanto già previsto dal Pirp, sia negli aspetti distributivi quanto in quelli strettamente formali».
Pur così rivisti, i palazzi hanno suscitato reazioni negative nel quartiere, alle quali ha dato voce Matteo Magnisi, esponente di una associazione che opera a Japigia («Ancora scatole di opprimente cemento») a cui ha risposto maldestramente l’assessore comunale Gianni Giannini esaltando i vantaggi sociali ed economici che ne deriveranno, di fronte ai quali ha ben poca importanza l’estetica.

E invece questa era l’occasione per riparare al deficit di progettazione partecipata e ragionare sulle indubbie qualità di una architettura per la quale Antonella Calò e Grazia Nanna sono state segnalate nella sezione «under 40» del Premio Apulia, il concorso con cui la Regione intende accendere i riflettori sull’architettura contemporanea pugliese. Era ed è l’occasione per chiedersi infine se la buona architettura abbia davvero il potere taumaturgico di migliorare lo stato delle cose.

L’intonaco, per la sua neutralità, è un materiale che ben si presta ad una architettura caratterizzata dalla pulizia di linee geometriche essenziali, alla riduzione di pieni e vuoti a pura azione grafica. Ed è questo il carattere dei nuovi alloggi realizzati a Japigia. Il progetto di Calò e Nanna (con la guida di Franco Mantuano) ha voluto dare una risposta mite al tema di una edilizia residenziale pubblica (e dunque a basso costo) che però sia sostenibile dal punto di vista della futura gestione economica. A questo scopo rispondono le prestazioni energetiche dei fabbricati: rivestimento a cappotto per l’isolamento termico, impianto fotovoltaico per la produzione dell’ energia elettrica necessaria al condominio, accumulo dell’acqua piovana per l’irrigazione del verde. Tecnologie che tuttavia scompaiono nell’architettura dei tre edifici gemelli, privi di  balconi: gli affacci sono ricavati in logge grazie ad una doppia facciata che avvolge la costruzione stereometrica, essenziale e pulita, esaltata dalla pensilina di coronamento, unico elemento aggettante. Unico gesto orizzontale che contraddice la verticalità delle fasce di intonaco che salgono dal terreno senza alcuna interruzione ai piani.

La composizione architettonica di questi tre palazzi dimostra, comunque, una consapevolezza del rapporto con la storia dei luoghi. Appare evidente il confronto critico con l’architettura realizzata da Vittorio Chiaia alla fine degli anni Settanta, nell’ambito del Peep di Japigia, di cui lo stesso Chiaia era progettista, insieme a Domenico De Salvia e Giovanni Fuzio.  Ma anche la volontà di lasciarsi suggestionare da una cultura dello sviluppo urbano e della pianificazione delle periferie che, a conti fatti, ha acquisito al patrimonio pubblico aree libere sufficientemente grandi da consentire oggi una strategia di densificazione che reclama un alto controllo della qualità ed una diffusa, approfondita e autentica azione di partecipazione popolare alla progettazione.

NICOLA SIGNORILE

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