PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 04_03_2015

What we want | Sao Paulo, 2006 _ foto di Francesco Jodice

La città abusiva festeggia trent’anni di condoni edilizi _ Bari fa i conti con oltre 33mila pratiche

Il campanello di allarme per Bari squillò dieci anni fa, pochi giorni prima della scadenza del terzo condono edilizio, quello che gli intenditori chiamano amichevolmente «il 326». Uno studio di Confedilizia effettuato nelle maggiori città italiane rivelava che Bari era seconda solo a Roma: le richieste di sanatoria degli abusi baresi erano addirittura superiori a quelle di Milano: 5.196 domande contro  4.623. Ma i numeri non erano ancora definitivi e in una manciata di giorni superarono la soglia degli 8mila.
Complessivamente, i tre condoni hanno portato negli uffici comunali baresi ben 33.422 pratiche. Così divise: quasi la metà (18.234) con il condono del 1985, altre 7.100 con il condono del 1994, e infine 8.088 pratiche con il condono del 2003.

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Il “bene” della collettività.

Henri Matisse, La danza, 1910
Henri Matisse, La danza, 1910

La crisi che ormai da qualche anno attanaglia l’Italia e l’intera economia globale ci ha detto che una certa stagione del capitalismo, quello utopico-individualistico, fatto della cancellazione delle regole in nome di una sedicente economia liberista, è giunta ormai al capolinea, ha esaurito la sua capacità generativa ed innovativa. Per anni ci hanno fatto credere che il “mercato”, con la sua capacità autoregolativa, avrebbe risolto ogni problema della vita urbana. La storia contemporanea ci ha dimostrato l’infondatezza di questa idea, i meccanismi autoregolativi del mercato sono imperfetti, non esiste la possibilità di internalizzare completamente le esternalità ambientali (si pensi alle tragiche esternalità prodotte dalla produzione dell’acciaio all’Ilva di Taranto, solo per fare un esempio attuale noto a tutti), dunque, il capitalismo deve necessariamente evolvere in una forma diversa dall’attuale; è evidente la necessità di un ritorno all’economia dell’etica e della reciprocità. continua a leggere