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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 11_03_2015

Coraggio moderno nel Murattiano senza qualità _ Il restauro «spontaneo» di Palazzo Miceli

È molto di più di una coincidenza se il Palazzo Miceli in via Roberto da Bari viene restaurato proprio quando quella strada inizia ad essere pedonalizzata. È un segno della metamorfosi che sta subendo il quartiere murattiano, finalmente abbandonando la «retorica del Murattiano» per affrontare una analisi critica dell’edilizia che nel dopoguerra ha cancellato gran parte del borgo fondato da Giuseppe Gimma. Un fenomeno urbanistico di dimensioni gigantesche, che in realtà aveva la sua origine nelle numerose sostituzioni e sopraelevazioni avviate già negli anni Venti e Trenta e oggi – ecco la retorica – paradossalmente assimilate nel comune sentire all’autentico Murattiano: valgano per tutti gli esempi di palazzo Mincuzzi o del complesso che racchiude la chiesa di San Ferdinando. Un fenomeno, quello degli anni Sessanta e Settanta, che è stato caratterizzato da una gran massa di ignobile edilizia speculativa, ma in cui pure sono emerse occasioni di eccellente architettura, per mano di maestri come Vito Sangirardi, Dino Pezzuto, Tonino Cirielli e la coppia Chiaia&Napolitano.

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