Archivi Blog

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 20_04_2016

Mara Dani

La legge violenta delle periferie senza un centro _ Bari nelle foto di Mara Dani

 

Una città senza centro. Tutta periferia. Inconsueta è l’immagine di Bari che ci restituiscono le fotografie di Mara Dani raccolte in un volume dal titolo «Almost Bari», prodotto sotto la guida di Alessandro Cirillo. Un titolo che è già indizio dell’approssimarsi ad una idea di città incompleta, indefinita, provvisoria, in trasformazione. L’architetto Gian Luigi Sylos Labini riconosce nel lavoro di Dani «un contributo attento e sofisticato – così  scrive nella presentazione al libro – che stimola una conoscenza più profonda, utile alla comprensione delle identità dei luoghi e delle loro dinamiche di trasformazione e, in definitiva, alla formazione di una “coscienza urbana”». Sylos Labini evoca, con tutte le cautele del caso, il tema «usato e abusato» della rigenerazione urbana, tema urgentissimo nel dibattito che coinvolge architetti e urbanisti ma non ancora seriamente i politici, le imprese e la finanza.

continua a leggere

Annunci

La rivincita di Punta Perotti: un passo indietro dei palazzi

sistema del verdeIl progetto della ricostruzione: parco costiero cinque volte più grande, edifici più bassi e nuove strade

I numeri sono importanti, in queste faccende. E i numeri da cui iniziare il ragionamento sono due: 3,9 e 194.224. Nel primo caso si tratta di cemento (i metri cubi da costruire), nel secondo di verde (i metri quadri del parco urbano). In questi due numeri c’è il succo del futuro possibile di Punta Perotti. Cioè la proposta firmata dall’architetto Ottavio Di Blasi  e presentata al Comune dal consorzio formato dai costruttori Andidero e Matarrese, cui la Corte di Strasburgo ha restituito i suoli ingiustamente confiscati.

continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 12_02_2014

paesaggioPunta Perotti: la posta in gioco e la proposta indecente dei crediti edilizi _ Idee per la costa e rigenerazione urbana

Punta Perotti: qual è la posta in gioco? La città già si divide tra favorevoli e contrari. Domani il consiglio comunale non approverà la delibera di adeguamento del piano regolatore al piano tematico del paesaggio. Anche se tecnicamente con Punta Perotti c’entra poco, il sindaco Emiliano ha deciso di  rinviare la discussione al 27 febbraio.

continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 16_05_2012

Schizzo di Ottavio Di Blasi per la nuova Punta Perotti (2009)

Punta Perotti: Il bello, il brutto e il cattivo 

Ricostruiranno i palazzi di Punta Perotti? Com’erano e dov’erano? La domanda si rinnova ad ogni notizia che riguardi la biblica faccenda. Anche ora che i giudici di Strasburgo hanno fissato il prezzo del risarcimento ai proprietari per l’ingiusta confisca dei suoli. In realtà dal punto di vista giudiziario – se non il prezzo – ben poco è cambiato rispetto al 2009, quando la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò la Repubblica italiana. Allo stesso modo, la possibilità di rialzare gli edifici resta severamente condizionata, perché le ragioni che condussero alla demolizione restano tutte in piedi e infatti i giudici europei hanno cassato la confisca dei suoli, non l’abbattimento dei palazzi.

Semmai, nel tempo che è trascorso qualche fatto nuovo ha reso ancora più improbabile la rinascita di Punta Perotti in quelle medesime forme e dimensioni, sicché il gigantesco indice di fabbricabilità di 5 metri cubi per ogni metro quadrato di suolo è di fatto irrealizzabile. Principale ostacolo è l’adeguamento del Piano regolatore al piano del paesaggio, il Putt/p  (delibera di consiglio comunale n. 56 del 9 luglio 2010), che è un atto vincolante perché il Prg è legge. Poi c’è il documento programmatico per la Rigenerazione urbana (del maggio 2011) che non è prescrittivo, ma offre opportunità per trasformare ampie zone della città con procedure speciali con l’ applicazione alla legge regionale 21/2008.

Questi due fatti condannano il progetto Punta Perotti 2 dell’architetto milanese Ottavio Di Blasi – che pubblicammo su queste pagine il 28 ottobre 2010,  – all’archivio dei desideri. Quell’archivio pieno zeppo di idee buone e cattive che accompagna da sempre utopie e incubi dell’architettura e che già nel 1925 aveva spinto lo scrittore tedesco Joseph Ponten a pubblicare un libro dal titolo suggestivo: “L’architettura che non è stata realizzata”. Doveva arrivare, in anni recenti, Rafael Moneo a ricordarci  che architettura è solo quella che si costruisce e che riesce ad emanciparsi dal foglio di carta.

Come riferimmo, Ottavio Di Blasi era già consapevole, due anni fa, della necessità di rivedere dalle fondamenta l’idea progettuale che i Matarrese gli avevano commissionato nel 2005, aggiornato nel 2009, e di cui in questi giorni sono state improvvidamente riesumate le prospettive realizzate al computer. La soluzione alla quale si è messo quindi a lavorare Di Blasi in questa ultima fase si racchiude in questa formula: «Il minimo di volumi ad uso privato ed il massimo di contaminazione con le funzioni pubbliche». Ma almeno uno dei due perni su cui incernierava la sua idea potrebbe venir meno: l’acquario, infatti, è già previsto nel piano riqualificazione di San Girolamo e dunque resta solo la nuova sede della pinacoteca provinciale Giaquinto.
Il ragionamento di Di Blasi comunque  ha il pregio di tirarci fuori dall’angustia dei calcoli delle volumetrie  immaginando nuovi equilibri di uno spazio pubblico «ibrido». Tuttavia la sua strategia necessita  di un ampliamento dell’area di progetto e forse anche di nuove forme di pianificazione. Il ricorso ad un piano di rigenerazione urbana – secondo la legge  regionale  21 – sembra una strada obbligata ma non può essere il Comune a intrapenderla: spetta al privato

farsi avanti. Così come è stato fatto dai proprietari dei suoli di Torre Carnosa, che hanno avanzato di recente due proposte  di Priu alla Ripartizione urbanistica: una basata sul progetto di Gianluigi Sylos Labini e Smn, l’altra su disegno dell’architetto milanese Paolo Caputo (ne abbiamo riferito in questa rubrica, rispettivamente  l’8 e il 22 febbraio scorsi).

Ma la novità che coinvolge anche  Punta Perotti in uno sguardo progettuale più ampio  perché si allunga fino a San Giorgio, è rappresentata dall’invito che il Cerset ha rivolto allo studio MBM di Barcellona, guidato dall’architetto Oriol Bohigas. I catalani – dopo un sopralluogo a Bari, avvenuto lo scorso ottobre – hanno risposto al presidente del Cerset, Lorenzo De Santis (socio tra gli altri dei Matarrese nella maxi-lottizzazione del Tondo di Carbonara, appena approvato dal Comune) con un programma di lavoro in tre tappe. Primo, realizzare un masterplan coinvolgendo il Politecnico (proprietario di aree confinanti con Punta Perotti, a monte della ferrovia); secondo, bandire un concorso riservato a giovani architetti; terzo, aprire un workshop di progettazione urbana.

NICOLA SIGNORILE

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: