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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 03_10_2012

Kleingarten a Lipsia

Il professor Monti tra i tribunali e gli orti di città _ Nasce una legge risparmia-suolo

Al governo Monti non va proprio giù la cittadella della giustizia imposta a Bari dal Consiglio di Stato. Non bastasse il decreto sulla spending review che riduce di molto i metriquadri per dipendente negli uffici pubblici da costruire o da affittare, adesso arriva il disegno di legge per frenare il consumo di suolo agricolo in Italia.

È probabile che il professor Monti conosca la grande impresa Pizzarotti da Parma. E forse sa pure che lo Stato italiano è coinvolto in una procedura per infrazione alle norme comunitarie sulla concorrenza avviata dalla Commissione europea di Bruxelles proprio per la cittadella di Pizzarotti. Ma sicuramente né la prima né la seconda circostanza hanno animato le azioni del governo che solo oggettivamente vanno nel senso contrario alla variante predisposta dal commissario ad acta Albenzio con la quale si trasformerebbero in città 29 ettari di campagna, sulla via di Bitritto.

Il disegno di legge – presentato solo qualche giorno fa – afferma principi di cui, se non le toghe di palazzo Spada, certamente i funzionari della Regione Puglia potranno tener conto nell’esame della variante scritta dall’architetto romano Claudio Catucci. Il quale giustifica il cambio di destinazione urbanistica dei suoli col fatto che sono incolti e degradati e già attraversati da infrastrutture. L’articolo 1 del disegno di legge, invece, precisa che sono «terreni agricoli tutti quelli che negli strumenti urbanistici vigenti hanno destinazione agricola, indipendentemente dalla effettiva utilizzazione per l’esercizio dell’attività agricola». L’articolo 2 poi, sembra scritto apposta per il caso Pizzarotti perché mira a «evitare che suoli agricoli, ancorché siti in
prossimità di zone già urbanizzate, siano sottratti all’attività agricola e utilizzati a scopo edificatorio».

La futura legge nasce dalla necessità che ha l’Italia di adeguarsi alle politiche europee di gestione del territorio, politiche che puntano al consumo zero di suolo. I dati statistici a supporto del Ddl fanno tremare i polsi. Dal 1971 ad oggi il Italia la Sau (superficie agricola utilizzata) è diminuita del 28%: sono scomparsi 5 milioni di ettari, pari a Lombardia, Liguria e Emilia Romagna messe insieme. La superficie cementificata è passata dal 2% degli anni ‘50 al 6,7% di media attuale. Ogni anno si consumano 500 Kmq di territorio senza pianificazione globale. L’Ispra calcola che nell’ultimo mezzo secolo sono stati ipermeabilizzati (cioè cementificati in maniera irreversibile) 1,5 milioni di ettari: quanto l’intera Calabria.

A Bari la situazione è ben peggiore che a livello nazionale: nell’ultimo quarantennio la città ha consumato mediamente ogni anno 159 ettari di suolo libero e nel decennio 1990-2000 (quello della peggiore crisi dell’edilizia, stando alle analisi degli imprenditori!) il consumo di campagna è quasi raddoppiato passando a 282 ettari l’anno. Nel 2000 il consumo di suolo è stato triplo rispetto al 1961, cioè l’anno-chiave del boom edilizio.

Il disegno di legge del governo Monti è intitolato Valorizzazione delle aree agricole e contenimento del consumo di suolo e prevede di stabilire a livello nazionale una quota massima, da declinare poi a livello regionale, di suolo disponibile. È un inseguimento affannoso ai virtuosi d’Europa, che hanno già fissato da tempo il traguardo del «consumo zero» di suolo. In particolare, il Ddl è ispirato al modello tedesco, in vigore già dal 1998. Uno tra i molteplici modelli di sviluppo urbano, richiamati anche in un documento approvato a Bruxelles lo scorso maggio: Guidelines on best practice to limit, mitigate or compensate soil sealing. Diversi esempi di buone pratiche contro la impermeabilizzazione del suolo, soprattutto nelle aree periurbane: il Groene Hart nella regione olandese di Randstad (Amsterdam, Rotterdam e l’Aja) così come i Programmes agro-urbain e i Project Agri-urbain in Francia e gli orti sociali diffusi in tutte le città tedesche, anche in aree centrali.

Le linee guida di Bruxelles sono l’episodio più recente di una strategia che ha le sue tappe fondamentali nella Carta di Lipsia sulla città europea sostenibile (2007) e poi nella Dichiarazione di Toledo del 2010. Il disegno di legge del governo fa riferimento a questa politica continentale. La variante urbanistica per la cittadella della giustizia, firmata dall’avvocato Albenzio e dall’architetto Catucci, no.

NICOLA SIGNORILE

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 19_07_2012

La Spending Review mette a dieta i tribunali obesi. 

Alla fine potrebbe essere il professor Monti a chiudere  la partita della Cittadella della giustizia e ad affossare la variante urbanistica progettata dall’architetto Claudio Catucci e firmata dal commissario nominato dal Consiglio di Stato, l’avvocato Giuseppe Albenzio. Non che il governo a maggioranza bocconiana si sia mai riunito per prendere una decisione del genere ai danni della ditta Pizzarotti – sia chiaro – ma questo sarebbe comunque l’effetto della cosiddetta  Spending Review. Il decreto-legge n. 95 del 6 luglio scorso fissa all’art. 3 i criteri di «Razionalizzazione del patrimonio pubblico e riduzione dei costi per locazioni passive. Uno dei sistemi adottati, possiamo definirlo quello dell’«aggiungi un posto a tavola»: basta con lo spreco di spazio! D’ora in poi ogni addetto della pubblica amministrazione avrà per lavorare uno spazio di 20 metri quadri, 25 al massimo. Questi numeri – precisa il decreto – «costituiscono principio a cui le Regioni e gli Enti locali adeguano i propri ordinamenti». Vale anche per il Comune di Bari che dovrebbe sopportare le conseguenze del contratto di locazione della Cittadella di Pizzarotti «imposto» e stipulato dal Consiglio di Stato?

Ora, la Commissione di manutenzione presso la Corte di Appello di Bari (la stessa che aveva vivamente consigliato al Comune l’acquisto di quel bidone di via Nazariantz) di «spazio vitale» ne aveva chiesto e ne chiede molti di più: 135.000 mq su una previsione di 1.600 addetti. Fondata su tali desideri si è svolta la ricerca dei mercato del 2003 alla quale l’impresa parmense Pizzarotti ha risposto con un progetto da oltre 188.000 mq., a fronte di una realistica previsione di 80.000 mq, elaborata dal tavolo tecnico fra Comune, Provincia e Regione, nel 2007, comunque basata un parametro di 52 mq per addetto: cioè il doppio di quel che fissa oggi il governo Monti.

Delle dimensioni del progetto e dunque della variante che lo renderebbe possibile,  trasformando in suolo edificabile un’area agricola di poco meno di 29 ettari, per costruire oltre 774 metricubi di cemento (più in futuro 250mila mc di carcere) si è resa subito conto la Consulta comunale dell’Ambiente. Le associazioni che ne fanno parte si sono riunite lo scorso 3 luglio per approvare le osservazioni alla delibera del commissario Albenzio per l’adozione della variante urbanistica. Osservazioni non gratuite, ma previste dalla procedura di variante e alle quali il commissario dovrà rispondere puntualmente e delle quali dovrà tener conto comunque la Regione Puglia, al momento dell’esame della variante. Di questa osservazione come di altre, fra cui quella presentata dall’ing. Raffaele Coniglio che richiama appunto il contrasto fra la variante e il decreto del governo Monti.

Le considerazioni della Consulta dell’Ambiente non si limitano al dimensionamento: riguardano gli aspetti della tutela e della sostenibilità ambientale, della tutela del patrimonio culturale (il paesaggio e la storica villa Lamberti) e l’assetto urbanistico territoriale. Da quest’ultimo punto di vista, è allarmante – per la Consulta –  l’introduzione di un articolo che modifica le norme tecniche di attuazione del Piano regolatore di Bari raddoppiando le capacità edificatorie per un’area destinata all’edilizia giudiziaria. Se con l’articolo 32.h, che regola i servizi a carattere regionale-urbano, tra cui anche la Giustizia, si possono costruire 2 metri cubi per ogni metro quadrato, con il nuovo articolo 32 bis se ne potrebbero costruire 4; se col vecchio articolo l’altezza massima dei fabbricati è di 30 metri, con il nuovo diventerebbe di 40, ma addirittura di 80 nel caso di «strutture di rappresentanza o simboliche» (e che c’è di meglio di un tribunale, quanto a simboli?); viceversa, la distanza minima dei fabbricati dalle strade si dimezzerebbe da 30 a 15 metri. Basta già solo questo, alla Consulta presieduta da Elvira Tarsitano, per poter concludere che «il varo della variante “Cittadella” consentirebbe una colossale speculazione edilizia. Questa sotto la speciosa lusinga della soluzione globale dei problemi della giustizia a Bari, a fronte di numerosi vantaggi gratuiti di parte (tra cui l’incremento di valore dei suoli) e del disinvolto superamento di diverse criticità, lascerebbe a mani vuote il Comune di Bari».

NICOLA SIGNORILE

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