PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_10_2013

Il palazzo che fu sede
Il palazzo che fu sede della filiale barese della Banca Commerciale Italiana

Per la banca nuova meglio progettare un intero isolato _ In vendita la Comit di Dioguardi

È in vendita il palazzo che fu sede della filiale barese della Banca Commerciale Italiana, in via Abate Gimma. Il gruppo Intesa San Paolo, dopo la divisione «neoborbonica» dei suoi sportelli fra un marchio nordista (il San Paolo) e un marchio sudista (il Banco di Napoli) non ha più interesse per un immobile tanto rappresentativo ma oramai superfluo per la propria attività creditizia. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 03_04_2013

mangini margherita
L’efficace schizzo di Onofrio Mangini del progetto di concorso per l’area del Ferrarese

Il Margherita e la grammatica dei sentimenti

La grammatica ha un grande potere: cambia le carte in tavola. Certe volte basta un plurale per far rientrare dalla finestra quel che è uscito dalla porta. Prendiamo il caso del Bac. L’acronimo stava per Bari Arte Contempranea, ora sta per Bari Arti Contemporanee. Ma sempre Bac rimane, così non è chiaro se il vecchio sia stato sepolto oppure sia sempre vegeto, oppure sia uno zombie che continuerà a disturbarci i sogni.

La vecchia sigla indicava il museo ipotizzato due anni fa e al quale doveva essere destinato il teatro Margherita, modificato per l’abbisogna secondo i disegni dell’architetto David Chipperfield. Il progetto è naufragato per l’opposizione della Regione Puglia che, chiamata a cose fatte a metterci tutti i soldi necessari, non ha trovato per niente convincente né conveniente la fondazione pubblica-privata che avrebbe dovuto gestirlo.

Ora che il teatro Margherita (di proprietà del Demanio) è stato permutato con l’ex Macello e l’ex Frigorifero comunale, sedi dell’archivio di Stato e della Biblioteca nazionale, si può inseguire uno degli obiettivi del Patto per Bari firmato il 9 gennaio scorso da Vendola e da Emiliano. Parliamo del cosiddetto Miglio dei teatri. «Al teatro Margherita, inutilizzato da molti decenni,- si legge nel Patto – va affidata, dopo una adeguata ristrutturazione degli spazi, la funzione di laboratorio mediterraneo del teatro, della danza e delle arti sceniche e visive, una casa da offrire alle realtà produttive cittadine in cui convergano multidisciplinarietà, innovazione e sperimentazione delle arti contemporanee». continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 27_03_2013

L'edificio progettato da Annamaria Calò e Nanna
L’edificio di via Caldarola progettato da Annamaria Calò e Grazia Nanna con, in primo piano, la veranda abusiva (Foto Nicola Signorile)

Brutte verende e bellezza da palazzinari _ Japigia, il Pirp perde qualità

L’hanno fatto! Hanno chiuso con la veranda una loggia al primo piano dell’edificio popolare nuovissimo, appena consegnato in via Caldarola. Tempo un mese o due, spunteranno verande anche al terzo piano, e poi al quinto. Una diversa dall’altra, naturalmente. E così se ne va a rotoli tutto lo sforzo di qualità edilizia espresso con il Pirp di Japigia, tanto che per questi progetti sono stati segnalati nel Premio Apulia per la qualità dell’architettura i giovani architetti Antonella Calò e Grazia Nanna, applauditi alla Biennale di Venezia.
Ora, per impedire che una veranda cancelli la qualità onestissima e pulita dell’architettura di una edilizia popolare ancora fresca di calce basta esercitare i controlli e applicare le sanzioni già in vigore. Basta mandare i vigili urbani con un ordine di demolizione e di ripristino. Insomma non serve invocare altre norme speciali né sperare nelle capacità taumaturgiche di una nuova legge sulla bellezza, per la quale si organizzano da mesi convegni e vetrine. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_02_2013

palazzo MonteleoneLa città pubblica venduta sottocosto _ Villaggio Trieste e Murattiano, stessa sorte

Il «Giorno del ricordo», domenica scorsa, ha riacceso l’attenzione sul «Villaggio Trieste», costruito fra il 1953 e il 1956 per dare un tetto ai profughi giuliano-dalmati. Per decenni, in quelle 27 palazzine ha vissuto una comunità compatta, in scarse relazioni con la città, oggi ridotta ad una minoranza: «I baresi si sono impossessati del nostro villaggio», dice chi  è rimasto.

La stessa commissione edilizia che approvò il progetto degli «alloggi per profughi» presentato dello Iacp esaminò pure la richiesta di demolizione di un edificio in via Sparano, che allora si chiamava via Vittorio Veneto. Istruttiva coincidenza, perché si tratta di due decisioni speculari: nel primo caso, via libera alla speculazione fondiaria; nel secondo, nulla osta alla speculazione immobiliare; nel primo caso, insensato consumo di suolo e frammentazione urbana, nel secondo dissennata densificazione del centro murattiano.

Due decisioni esemplari della gestione della città al tempo di Calza Bini e Piacentini, gli architetti romani chiamati a seppellire il piano regolatore di Concezio Petrucci e a creare le basi di quella privatizzazione dello spazio pubblico che sarà una costante delle vicende urbane della seconda metà del Novecento barese. E non pare che vi sia ancora una inversione di tendenza: la recente costruzione di appartamenti per le forze dell’ordine (i cosiddetti Art. 18) in aree destinate dal piano regolatore ai servizi, al verde e all’agricoltura ne è una  plastica rappresentazione. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 16_01_2013

Vista notturna del Palazzo Sgpe, ex sede dell'Enel
Vista notturna del Palazzo Sgpe, ex sede dell’Enel

«Il mondo di ieri serve solo all’accademia» _ Intervista impossibile a Bruno Zevi

Azzanna la pipa mentre parla tra i denti e gesticola assai. Con le mani squadra lo spazio davanti sé e guarda all’insù. Non c’è dubbio che sia lui, però un fantasma col papillon non s’era mai visto: nonostante sia scomparso già da tredici anni, Bruno Zevi è puntualissimo all’incontro. Dapprima riluttante, ha accettato di rilasciare questa intervista impossibile dopo aver letto quelle precedenti a Vittore Fiore e a Michele Cifarelli, con il quale aveva condiviso la militanza nel Partito d’Azione. A differenza di Fiore, Bruno Zevi un architetto lo è davvero, anzi professore e critico dell’architettura. continua a leggere