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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 03_08_2016

Il progetto di Benedettelli e Vincenti, 2005

Il progetto di Benedettelli e Vincenti, 2005

Santa Scolastica, il bastione della vendetta _ Il bluff del museo archeologico

Sembrava assurdo che il vero obiettivo dell’estenuante tira e molla sul restauro del complesso di Santa Scolastica – per farne la sede del museo archeologico – fosse una vendetta contro l’architettura del secondo Novecento. Ma adesso ne abbiamo la prova: a cinque anni dall’inizio dei lavori che avrebbero dovuto concludersi nell’estate del 2013 l’unico pezzetto dell’antico monastero aperto inutilmente al pubblico è il bastione all’interno del quale negli anni Ottanta era stata realizzata l’aula sospesa su progetto dell’architetto Angelo Ambrosi. Ora – come abbiamo riferito nei giorni scorsi – non funziona nemmeno il proiettore del mirabolante «supporto multimediale», attrazione unica (nel senso che non c’è altro da vedere) di un museo da Peter Pan.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_05_2012

 

Render del progetto

Gilda e l’assassino: giallo al museo di Santa Scolastica _ Il progetto, un ritorno al passato

La scoperta, che possiamo annunciare in anteprima, delle fondamenta della chiesa di San Pietro a Bari vecchia è una magra consolazione. L’affiorare con gli scavi archeologici in atto nell’area accanto all’ex monastero di Santa Scolastica delle tracce delle absidi conferma che avevano ragione tutti quelli che protestarono contro il progetto di padiglione strallato da costruire proprio lì. Le proteste per una decisione che avrebbe compromesso gli ulteriori scavi archeologici convinsero l’ex presidente della Provincia, Enzo Divella, a seppellire il progetto redatto nel 2005 dall’architetto Marcello Benedettelli (soprintendente barese ai Beni architettonici e del paesaggio) con la consulenza dell’architetto Gianni Vincenti.

Divella prese allora la decisione (coraggiosa, per Bari, addirittura temeraria) di bandire un concorso internazionale di progettazione. Concorso purtroppo naufragato dopo la sonora bocciatura del progetto vincitore nel 2008 (capogruppo, l’architetto Mari di Bologna) da parte del comitato di esperti del ministero dei Beni culturali. Bisogna dire che i «giudici» romani ebbero un grosso aiuto dalla giuria del concorso che aveva scelto «il migliore» preferendolo a progetti con ben altre qualità. Citiamo, ad esempio, il progetto di Gae Aulenti e dell’archeologo Giuliano Volpe, solo perché il duetto ha appena condotto il restauro e l’allestimento museale di palazzo Branciforte a Palermo: ne ha puntualmente raccontato Giacomo Annibaldis ai lettori della Gazzetta, domenica scorsa.

Il braccio di ferro istituzionale  poteva riconsegnare la progettazione nelle mani dei tecnici di Stato, come puntualmente è avvenuto. Prima un progetto firmato dallo stesso direttore regionale dei Beni culturali per la Puglia, Ruggero Martines, poi – quando si è reso disponibile un finanziamento regionale di poco meno di due milioni di euro – un nuovo progetto firmato da Teresa Elena Cinquantaquattro (soprintendente all’Archeologia di Napoli e Pompei) e da Francesco Longobardi (architetto della direzione pugliese per i beni culturali).

In effetti quest’ultimo progetto è una revisione di quello di Martines, che a sua volta era un ritorno all’idea di Benedettelli: lega i tre progetti la medesima idea di vendetta nei confronti del bel restauro condotto negli anni Settanta da Angelo Ambrosi e Giuseppe Radicchio. Vendetta sfumata nei toni col passare del tempo ma riconfermata dalla demolizione dell’aula sospesa. Sarà certo una coincidenza: il progetto delle cosiddette «proposte migliorative»  con cui le imprese Vincenzo Modugno di Capua e Antonio Resta di Bari si sono aggiudicate l’appalto dei lavori è firmato dall’architetto Gianni Vincenti, già collaboratore di Benedettelli nel primo progetto. E così il cerchio si chiude.

Di nuovo, c’è l’apertura di un ingresso verso il mare, unico frutto delle  buone proposte partorite dal concorso. All’idea di Martines – che aveva concepito un ponte pedonale per scavalcare il traffico del lungomare e finire dritto dritto nel porto, in bocca ai croceristi – si è voluto rinunciare nell’ultima edizione, ma l’intenzione di indirizzare tutti gli sforzi al fast food dei turisti resiste prepotente nel tracciato dell’«Art-way». Sotto il belletto dell’espressione inglese rimane il percorso che il visitatore dovrà intraprendere entrando dal lungomare: a lui si offre un «assaggio» del museo che verrà, chissà quando. Per il momento, si lavora al solo piano terra. Se esiste un progetto anche per l’intero complesso di Santa Scolastica non siamo tenuti a sapere: tutto è avvolto nelle nebbie ministeriali. Dobbiamo accontentarci allora degli inquietanti rendering offerti in pasto alla stampa e ai curiosi. Ce n’è uno che sembra un thriller: esterno notte, una donna sola in abito da sera che pare Rita Hayworth in Gilda aspetta qualcuno davanti al museo e intanto incombe la sagoma di un uomo: è di spalle, intabarrato e nero. Sarà l’assassino? Involontaria metafora della minaccia alla bellezza.

I progetti veri comunque restano ignoti, protetti dalla gelosa riservatezza degli uffici che finalmente si sono ripresi il giocattolo. Un giocattolo che la Provincia ha perduto forse definitivamente con il protocollo di intesa sottoscritto il 30 ottobre 2010. D’altra parte, dacché è iniziata questa vicenda, la Provincia ha finto di convocare inutili comitati, ma non ha mai detto né come né con chi intende gestire il museo.

NICOLA SIGNORILE


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