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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_06_2016

Ex ManifatturaNella manifattura il gran segreto dei cinque giurati _ In gara 42 idee d’architettura

Ci sono 42 idee, anzi «concept» come dicono quelli che si vogliono dare un tono in queste cose, in gara per la ex manifattura dei tabacchi, che dovrà ospitare uffici e laboratori del Consiglio nazionale delle ricerche. Al bando pubblicato da Invimit Sgr avevano risposto numerosi gruppi di progettisti. Ne erano stati ammessi a partecipare in 53, ma evidentemente una decina ha rinunciato subito. Forse convinti a desistere dalle voci di alleanze potenti, di interessamento di nomi noti, notissimi, anzi archistar. Alcuni coinvolti, come si usa in questi casi, solo per fare curriculum. Altri con qualche speranza in tasca avendo già partecipato ad altri recenti concorsi gestiti da Invimit per la trasformazione di vecchie caserme e opifici, patrimonio pubblico dismesso, beni del demanio posti sul mercato immobiliare.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 09_03_2016

Biblioteca Pubblica Rossani Ora va di moda la partecipazione «pezza a colore» _ Fra Rossani, Margherita e Manifattura

Oggi si parla di libri e spazio pubblico al fortino S. Antonio. Il Comune ha fissato un incontro – nell’ambito dei percorsi partecipativi «Ri.Accordi urbani» – in cui presenterà il progetto per la nuova sede  di biblioteca e mediateca regionale. E domani si replica, ospiti della Associazione Amici della Mediateca. Si chiama «partecipazione pezza a colore». La definizione – una assoluta novità nella letteratura scientifica della sociologia urbana – allude alla pratica arcaica della sartoria familiare che otteneva ammirevoli risultati nel rattoppare vestiti strappati senza dare troppo nell’occhio.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 14_03_2012

Progetto di Cucinella per la ex caserma degli alpini ad Aosta

Etica pubblica partner privati e la città divisa _ Cucinella in visita alla Rossani

L’ombra inquietante dell’urbanistica «contrattata» si allunga sui pezzi di città che reclamano una nuova vita. Un tempo erano caserme e fabbriche, ora sono luoghi dismessi – come si dice – cioè spazi privi di funzione e in abbandono ma con una qualità straordinaria, ciò che li rende davvero appetibili: nati nella periferia, si ritrovano nel cuore del panorama urbano e quindi con un altissimo valore immobiliare.

Oggi pomeriggio, al Rettorato del Politecnico, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini sarà l’ospite principale di una tavola rotonda sul tema Aree industriali dismesse: una risorsa per il paese. Clini arriva ad appena qualche ora dal terremoto giudiziario che ha portato agli arresti domiciliari – tra gli altri – due imprenditori edili (i fratelli De Gennaro) e dirigenti dell’ufficio tecnico del Comune. Misura cautelare disposta nell’indagine sui parcheggi interrati che sono stati realizzati in project financing, strumento dell’«urbanistica contrattata» al pari dei cosiddetti programmi integrati, come le case per i poliziotti in via Pappacena, pure oggetto dell’inchiesta.

Ma alla vigilia del blitz, lunedì scorso s’era tenuto un altro incontro, sempre al Politecnico, sullo stesso tema. Era il primo incontro della serie Bari Futura, promossa insieme al Comune di Bari che è alle prese – attualmente – con la ex Fibronit, la ex Caserma Rossani, la Manifattura Tabacchi, l’ex ospedale militare Bonomo. E mettiamoci pure il teatro Margherita che – dismesso da decenni – non era propriamente una caserma o una fabbrica e ciò nonostante si propone per esso un clamoroso cambio di destinazione d’uso per farne un museo d’arte.

Ospite di riguardo, lunedì scorso, era l’architetto Mario Cucinella che i pugliesi conoscono perché ha progettato la stazione marittima di Otranto, e che ha al suo attivo un certo numero di progetti di rigenerazione urbana. Di questi ultimi appunto ha raccontato, nell’ambito di un vasto ragionamento su consumo del suolo, riuso urbano, sostenibilità energetica ed economica e partenariato pubblico-privato. Due, in particolare, i progetti che – per le forti analogie del punto di partenza – si propongono come modelli utili alla scena barese. Si tratta della ex caserma degli alpini di Aosta e della Manifattura dei Tabacchi di Napoli. Nel primo caso, la rigenerazione è avvenuta realizzando la nuova sede dell’università con la biblioteca e le residenze studentesche. Dei quattro grandi edifici ne sono stati restaurati due, gli altri rasi al suolo per dar luogo ad una nuova edificazione superefficiente dal punto di vista energetico e con qualche concessione di troppo alla ispirazione dei luoghi, con le sommità che evocano i ghiacciai d’intorno. Diverso il caso della rigenerazione di Napoli, dove l’area gigantesca della manifattura dei tabacchi è stata divisa in quarti come un bue. Operazione utile sotto due aspetti. Primo, realizzare due strade che incrociandosi permettano di aprire alla città lo spazio, demolendo la struttura originaria di cittadella conchiusa e ostile (dice niente ai baresi la parola?). Secondo, differenziare gli usi: in un pezzo gli istituti universitari, in un altro i servizi per il quartiere, in altri due le residenze per ripagare gli investimenti privati.

Che dopo le parole di Cucinella il dibattito prendesse la piega dell’osanna al privato era inevitabile. Nonostante il racconto che un impaurito Cucinella ha fatto delle combattiva opposizione dei residenti che è stato necessario affrontare a Napoli. «Con la gente bisogna parlare e non a cose fatte – ha detto Cucinella -. La democrazia è una grande fatica, ma è l’unica strada che abbiamo».

Cucinella ha visitato, nel suo breve soggiorno barese, la ex Caserma Rossani. «È un’oasi nell’assedio dei palazzi – ha esclamato – non c’è ragione di aspettare ancora per restituirla ai cittadini». Accanto a lui c’era l’assessore comunale all’Urbanistica, Elio Sannicandro: non sappiamo se gli abbia riferito e come del dibattito attuale sulla Rossani che prende i baresi. Dei 13 milioni offerti dalla Regione rifiutati dal Comune. E dello studio di fattibilità del Comune che avrebbe di fatto privatizzato quegli otto ettari di suolo con un project financing. Insomma: urbanistica contrattata.

È in atto uno slittamento di senso che cambia nella sostanza il carattere del potere pubblico come dell’interesse privato. Ed è questo il tema di oggi. «I mecenati del Rinascimento – ricorda lo storico dell’arte Tomaso Montanari – impiegavano i loro capitali (che avvertivano di avere in qualche modo sottratto alla collettività) in grandi imprese edilizie e artistiche a vantaggio del pubblico. Gli imprenditori del 2012, al contrario, si sono decisamente emancipati dal senso di colpa e usano le loro ricchezze per privatizzare pezzi di città, cavalcando a proprio vantaggio lo sfascio delle finanze e dell’etica pubbliche».

NICOLA SIGNORILE


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