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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 24_02_2016

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A-014Il superospedale moltiplica strade e divora il suolo _ Monopoli, protesta di Fai e Italia Nostra

Il nuovo ospedale da costruire a Lamalunga, contrada di Monopoli, non va giù a due delle più importanti associazioni impegnate nella difesa del paesaggio. L’archeologa Raffaella Cassano e l’urbanista Dino Borri hanno firmato rispettivamente per Italia Nostra e per il Fai una lettera aperta al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, per chiedere che sia ripensata la scelta del luogo.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 03_12_2014

decaro skateLe palme di Fuksas vanno a duello con il bosco urbano _ Ecco le scelte nella ex caserma 

Chi ha visto il progetto preliminare per il parco della ex caserma Rossani che l’architetto Massimiliano Fuksas ha consegnato al Comune giura sul proprio onore di aver visto le palme. Non ci fosse bastata le lezione della «Miami-way» di Simeone Di Cagno Abbrescia e della «costumbre barcellonese» del lungomare di Bohigas a Mola! Non ci avesse insegnato nulla la distruttiva epidemia del punteruolo rosso!

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L’Aquila 5 maggio. Storici dell’arte e ricostruzione civile.

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I partecipanti alla manifestazione riuniti nella chiesa di S. Giuseppe Artigiano, L'Aquila | ph. Roberta Signorile

I partecipanti alla manifestazione riuniti nella chiesa di S. Giuseppe Artigiano, L’Aquila | ph. Roberta Signorile

Dopo il sisma gli storici dell’arte sulla ricostruzione «Attenti, L’Aquila non diventerà una Disneyland»

Mille e più di mille ieri (domenica 5 maggio, ndr)  in corteo fra i ruderi di una città uccisa. Non operai o studenti nè disoccupati. Ma storici dell’arte, provenienti da tutt’Italia per chiedere la ricostruzione del centro storico dell’Aquila: dei suoi monumenti, delle sue case e soprattutto della sua cittadinanza.

Tra gli storici, anche il neo ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, che ha scelto di non parlare nella assemblea tenuta ieri pomeriggio nella chiesa di san Giuseppe Artigiano. Ma di ascoltare, non senza imbarazzo, le caute aperture di credito verso il nuovo governo. Ci ha pensato Salvatore Settis – nell’applauditissimo intervento conclusivo – a ricordare al ministro di aver appena giurato, insieme a tutto il governo Letta, sulla Costituzione e sulla gerarchia di valori che essa stabilisce: i diritti vengono prima dell’economia e un diritto costituzionale é anche il diritto di resistenza al malgoverno, alle scelte che hanno prodotto in questi quattro anni dal terremoto l’esilio degli aquilani dalla loro città. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_01_2013

Michele Cifarelli

Michele Cifarelli

La protesta perpetua per l’ambiente _ Intervista impossibile a Michele Cifarelli

Gira la città con il naso all’insù. Ogni tanto si ferma, tira fuori dalla tasca della giacca un foglietto e prende appunti. La facciata di quel palazzo in rovina da restaurare, quell’altro monumento da ripulire, e poi la villetta abusiva in riva al mare… domani saranno l’oggetto di una interrogazione parlamentare o di una interpellanza al sindaco. Michele Cifarelli non perde una battuta e il suo spirito si muove ancora per le strade della città, indifferente alla morte che lo ha sorpreso a Roma nel 1998.

Dopo l’intervista impossibile a Vittore Fiore, due settimane fa, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di una chiacchierata  (altrettanto impossibile) con il fantasma di Cifarelli.  Magistrato e antifascista, personaggio di spicco del Partito d’Azione e poi del Partito repubblicano, senatore e deputato della Repubblica, Cifarelli è stato ambientalista della primissima ora.

Tema obbligato della nostra conversazione: la prossima stagione urbanistica barese. Con l’anno nuovo potrebbe (il condizionale è d’obbligo) arrivare l’incarico per il nuovo piano regolatore della città, esattamente due secoli dopo la fondazione del borgo murattiano. E il piano urbanistico generale, chiunque lo scriva, dovrà tenere conto del documento programmatico preliminare che  «taglia» o «sposta» 15 milioni di potenziali metri cubi di cemento  per poter realizzare i parchi urbani, quello della costa e quello delle lame.

Senatore Cifarelli, crede che sia realizzabile il desiderio?

«È una operazione complicata, ma in queste cose bisogna avere pazienza. Pensiamo al Parco dell’Appia Antica, a Roma. Nel 1969, con Ugo La Malfa, presentai una proposta di legge per l’esproprio della campagna ai margini della regina viarum. Si trattava di dare attuazione alle modifiche al piano regolatore di Roma imposte dal ministro dei Lavori pubblici. Giacomo Mancini aveva eliminato milioni di metri cubi già previsti nel piano regolatore del ‘62 destinando 2.500 ettari a parco pubblico. La legge regionale che istituisce il parco è arrivata solo nel 1988, ma è stato un  passo avanti. Gliel’ho detto: bisogna avere pazienza».

E anche  coraggio. I proprietari delle aree che non sarebbero più edificabili, a Bari, sono sul piede di guerra. Chiedono i “crediti edilizi” e puntano l’indice contro gli ambientalisti, che dopo la faccenda di Punta Perotti appaiono sulla difensiva. Che ne pensa?

«L’ambientalismo ha le sue esigenze che vanno fatte rispettare, anche se scontano gravi ritardi e passività crescenti sul piano sociale. Bisogna controllare l’inquinamento, gli appalti, la progettazione, l’efficienza stessa degli interventi, per evitare la corruzione e lo sviluppo disordinato, il consumo del territorio. A causa delle vergogne urbanistiche e speculative, viviamo una fase barbara del nostro Paese. Ma la responsabilità è diffusa…»

Tutti colpevoli, nessun colpevole…

«No, voglio dire che serve un salto culturale, perché siffatti problemi di civiltà sono indubbiamente a monte di qualsiasi problema di ordine politico».

Lei stesso, però, da senatore, ha presentato proposte di legge per la tutela dell’ambiente e dei beni culturali. È inevitabile che la politica se ne occupi…

«Purtroppo».

In che senso?

«I partiti sottovalutano la tutela del patrimonio, perché i boschi e gli affreschi non fruttano voti. Se continuiamo così, vedremo cadere la Torre di Pisa, per cui non scende in piazza un sindacato o preme la burocrazia».

Meglio la società civile, allora?

«Ho partecipato con Antonio Cederna alla fondazione di Italia Nostra, nel 1955, perché la rivoluzione culturale per difendere l’ambiente e il paesaggio significava e credo significhi tuttora realizzare la Costituzione per la quale avevamo combattuto il fascismo e la monarchia. All’articolo 9, la nostra legge fondamentale stabilisce che la repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. In quella esperienza ci siamo ritrovati uniti uomini e donne che la politica divideva su altre questioni: oltre Cederna, c’erano Elena Croce, Umberto Zanotti Bianco e Desideria Pasolini dall’Onda».

Cosa vi spinse a creare Italia Nostra?

«Una circostanza concreta e l’urgenza di fermare un pericolo imminente: lo sventramento di un isolato nel centro storico di Roma. Poi la mobilitazione si è allargata, fino a diventare una protesta perpetua».

Protesta perpetua: assomiglia a lotta continua. Comunque, una bella espressione!

«Sì, ma non è mia. È frutto della penna dello scrittore Giorgio Bassani».

NICOLA SIGNORILE

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 28_11_2012

Le invasive biglietterie di Piazza Cesare Battisti

Una spericolata inversione di marcia nel Murattiano _ Oggi nuovo incontro sul vincolo

Se fosse stato già approvato il vincolo paesaggistico sui quartieri storici di Bari, quel lugubre lapidarium che è ora piazza Cesare Battisti non sarebbe mai stato realizzato. Né probabilmente il parcheggio interrato. Eppure la Soprintendenza ai Beni architettonici, che oggi propone il vincolo, all’epoca approvò il progetto del project financing che prevedeva la distruzione del giardino ottocentesco, nonostante le proteste popolari.

Cosa è successo? Perché la Soprintendenza ha cambiato idea? Più che di un cambio di rotta, di una inversione ad U si tratta: al paragrafo 2.2.3 della «Proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’area centrale di Bari» (pp. 13 e 14) si legge infatti che: «la riqualificazione e la valorizzazione delle aree verdi, piazze, giardini e aiuole deve essere improntata alla salvaguardia della vegetazione esistente (…) conservando l’impianto delle specie arboree».

La realizzazione dei parcheggi interrati non è esclusa, ma «senza compromettere in alcun modo l’esistenza di alcuna alberatura». Il che, come è noto, non è avvenuto in piazza Cesare Battisti, tanto che la Regione aveva imposto una compensazione di verde il cui costo l’impresa Dec si rifiuta di affrontare. E in ogni caso avrebbe dovuto essere «salvaguardato il disegno architettonico delle piazze» mentre «l’introduzione di strutture di servizio (chioschi, gazebo, dehors, pergolati elementi di arredo…)» avrebbe dovuto avere «il carattere della precarietà e provvisorietà». Ma le  invasive biglietterie del parking, nella loro solida fisicità da villetta,  non hanno certo un carattere precario.

In anticipo di qualche giorno sulla apertura ufficiale della procedura di «inchiesta pubblica», prevista dalla Regione Puglia, oggi pomeriggio si torna a discutere della proposta, attivata dalla Soprintendenza  e condivisa dal Comune di Bari (con successiva dissociazione, ma senza resipiscenza). L’iniziativa è dell’associazione Italia Nostra insieme agli ordini degli ingegneri e degli architetti e al Fai. All’incontro, nel Castello normanno-svevo, parteciperà fra gli altri il soprintendente Salvatore Buonomo. Com’è largamente prevedibile, a catalizzare la discussione sarà il vincolo proposto per tutti gli immobili sorti prima del 1942: dalle prescrizioni sugli infissi all’obbligo di ricostruire tal quale ogni edificio demolito a Murat, come a Libertà e Madonnella, per non dir di Bari vecchia.

Tuttavia, sarebbe sufficiente avere a mente ciò che è avvenuto in piazza Cesare Battisti per capire che la proposta di vincolo non è solo  una minaccia al futuro dell’edilizia (come lamentano gli imprenditori) perché «ingessa il patrimonio immobiliare privato», ma anche un passo avanti rispetto alla consapevolezza del valore civile degli spazi pubblici, senza dover agitare i fantasmi di un  Murattiano largamente perduto. La maturazione del senso comune  forse oggi avrebbe portato i progettisti del parcheggio interrato a fare scelte diverse perché decisioni di questo genere – che si giocano sul terreno del paesaggio – sono sempre il risultato dei rapporti di forza tra potere pubblico e interessi privati. Ma possiamo dire che, a un decennio di distanza, i rapporti di forza siano mutati? Per un indizio positivo (i Programmi di riqualificazione delle periferie, per esempio) ce n’è almeno uno negativo (le case per i poliziotti, per esempio). E il saldo è sempre negativo.

Il giurista Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale, è intervenuto di recente sul tema dei beni culturali, della tutela stabilita dalla legge fondamentale della Repubblica, e della loro «valorizzazione», come vuole la novità introdotta a partire dal 2001 nella Costituzione. «Lo sfruttamento eccessivo – dice Flick – della potenzialità economica del bene culturale, l’attenuazione o la scomparsa del vincolo di alienazione o di indisponibilità; il procedimento di silenzio-assenso; la spinta ai condoni e alle sanatorie; l’indifferenza agli abusi edilizi, alle alterazioni estetiche del paesaggio e dei centri storici; la perdita del ruolo dello Stato: sono tutti indici del rischio di indebolimento, se  non di disperdere una tradizione centenaria di prevalenza del bene pubblico sull’interesse privato. Occorre evitare una “controriforma” sbilanciata soltanto sull’efficienza e sulla logica di sfruttamento».

Ma la “controriforma” passa oggi innanzitutto  attraverso la giustizia amministrativa, le sentenze dei Tar e le decisioni del Consiglio di Stato. Dove si disputa un impari duello tra i principi evocati da Flick e i diritti invocati dall’interesse privato

NICOLA SIGNORILE

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