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La “bellezza inutile” delle città

Il Fatto QuotidianoÈ passato poco più di un mese dal nostro ultimo articolo “A che serve Cesare Brandi?” con il quale, tra l’altro, partendo dalla situazione particolare della città di Martina Franca, riflettevamo sul fenomeno sempre più frequente della turistificazione della città. Città non più pensate per essere casa delle comunità che le abitano ma strutture ricettive di quel turismo osannato come panacea di ogni male della nostra epoca turbocapitalista.

Oggi, 5 novembre 2018, sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, il professor Tomaso Montanari torna sul tema in maniera condivisibile.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_11_2016

palazzo Andidero | foto di Linda Signorile

A Barivecchia quarant’anni di «speculazione» _ Palazzo Andidero e Benny Petrone

«Il lungomare barese subisce gli attacchi della natura e della speculazione. Sull’antica muraglia della città un “balneare” pugno nell’occhio». Sorprenderà, rileggere oggi questo titolo apparso quarant’anni fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Era il 13 settembre 1977 e la Cronaca di Bari, smontate le impalcature, ma non ancora la gru, puntava l’indice accusatore contro quel fabbricato sorto su via Venezia: palazzo Andidero. L’articolo – non firmato – è senz’altro da attribuire al direttore Oronzo Valentini, il quale formula, più che una domanda, un appello: «E’ irreparabile?».
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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_06_2016

Ex ManifatturaNella manifattura il gran segreto dei cinque giurati _ In gara 42 idee d’architettura

Ci sono 42 idee, anzi «concept» come dicono quelli che si vogliono dare un tono in queste cose, in gara per la ex manifattura dei tabacchi, che dovrà ospitare uffici e laboratori del Consiglio nazionale delle ricerche. Al bando pubblicato da Invimit Sgr avevano risposto numerosi gruppi di progettisti. Ne erano stati ammessi a partecipare in 53, ma evidentemente una decina ha rinunciato subito. Forse convinti a desistere dalle voci di alleanze potenti, di interessamento di nomi noti, notissimi, anzi archistar. Alcuni coinvolti, come si usa in questi casi, solo per fare curriculum. Altri con qualche speranza in tasca avendo già partecipato ad altri recenti concorsi gestiti da Invimit per la trasformazione di vecchie caserme e opifici, patrimonio pubblico dismesso, beni del demanio posti sul mercato immobiliare.

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