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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 04_07_2012

Rifugio comunale per i randagi _ Bari

Rifugio comunale per i randagi _ Bari

Nell’Isola dei cani nessuno sarà randagio _ Nasce un inedito rifugio comunale 

Ci son voluti vent’anni, è vero, ma alla fine anche Bari ha il suo canile pubblico. E sta venendo su pure bene, merito in gran parte della ostinata battaglia di Anna Dalfino (consigliere comunale delegata all’Ufficio diritti degli animali durante l’Emiliano I) e di un tecnico comunale, l’ingegnere Domenico Tondo, che pure la routine del lavoro costringe ad occuparsi soprattutto di demolizioni (è a capo del servizio edilizia pericolante).

Dunque, vent’anni. Porta la data del 1991 la legge 281 che obbligava i Comuni a realizzare i rifugi per i randagi e a risanare i canili. La Puglia si è data una legge ed un regolamento nel ‘95. Il Comune di Bari ha cominciato ad occuparsi della faccenda nel 2005, approvando un progetto definitivo per realizzare un canile sanitario e un parco-rifugio in un terreno a Palese, a ridosso dell’aeroporto. Ma le proteste dei vicini-contadini  (ce ne sono ancora!) e l’aumento dei prezzi nell’edilizia  bloccarono tutto. Poi l’accordo con il Consorzio per l’area industriale, che ha messo a disposizione un’area di 23mila metriquadri in via dei Fiordalisi e si è fatta carico della realizzazione. E siamo ad oggi.

La ditta appaltatrice è la Termotecnica Presicci srl e l’importo dei lavori è di poco sotto i due milioni di euro. Il progetto definitivo è firmato dagli ingegneri Francesco Ciriello e Simone Milella, ma all’origine c’è il progetto preliminare della Ripartizione all’edilizia pubblica, affidato appunto all’ingegner Domenico Tondo. È lo stesso tecnico che aveva firmato il primo progetto, quello per Palese, e si è portato dietro l’idea originaria nelle tappe successive. Un’idea che ha resistito anche al passaggio di consegne: «Regge, regge… L’idea funziona», dice Tondo attraversando il cantiere ancora in attività ma già abitato da qualche decina di cani, che visitiamo inseme. Lui qui ci viene per la prima volta. «Per curiosità», dice, non avendo più alcuna responsabilità nei lavori. Che sia deluso per le modifiche apportate al suo disegno non lo dice. Anzi giustifica, ammette, consente… solo davanti alle impreviste dimensioni del prefabbricato del canile sanitario si lascia sfuggire un «sono dei palazzinari» ma poi torna a controllare quell’idea che ha preso forma. L’idea, cioè, inedita di una forma circolare per il rifugio. In genere i rifugi per cani sono gabbie allineate e separate da lunghi e angosciosi corridoi. L’idea di Tondo invece consiste in due isola circolari del diametro di 62 metri divise in 18 spicchi, con muri abbastanza alti da separare visivamente i gruppi di cani. Ogni spicchio ne ospita cinque, con altrettante cucce e un’area libera piuttosto ampia. Al centro dell’isola convergono le porte di accesso ai recinti, per la somministrazione dei pasti e la pulizia. A copertura del «cuore» dell’isola e di una parte degli recinti, una pagoda realizzata con profili di acciaio zincato. Tutt’intorno all’isola c’è un camminamento ad anello: è il «percorso di adozione» lungo il quale i visitatori possono prendere contatto con i cani e magari fare amicizia con quello che vorranno adottare. Perché è questo lo scopo del rifugio che ha una capienza di 200 animali: assicurare loro una lunga permanenza in condizioni igieniche accettabili, ma promuoverne l’adozione, che è l’unico modo per liberare un cane dalla prigionia (per quanto a sua difesa).

Anna Dalfino – dopo aver trasferito i primi randagi comunali che l’associazione Aca ha in carico – è entusiasta del luogo e si complimenta con Tondo il quale, invece, si sorprende che un canile possa interessare un critico d’architettura. Ma è così. Non gli diciamo che sul campo si ritrova concorrenti blasonati. Nientemeno che Alessandro Mendini, il grande vecchio dell’architettura radicale, progettista nel 2000 del nuovo canile comunale di Omegna. L’Atelier Mendini ha coinvolto nella progettazione lo svizzero-milanese Eric Fricker, architetto e designer, esperto di acustica ma anche etologo. Tondo non è un etologo ma si è preccupato di non progettare un lager. È vero che la pagoda centrale fa un po’ panocticum e perciò evoca le «istituzioni totali», per dirla con Foucault. Ma è anche vero che alla pianta circolare si sono sempre ispirate le architetture antigerarchiche. E forse c’è – in questo insolito progetto – qualcosa in comune con gli asili, se ci lasciamo suggestionare da una analogia con la scuola per l’infanzia che Giuseppe Vaccaro realizzò nei primi anni ‘60 a Piacenza.

NICOLA SIGNORILE

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