PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 07_03_2012

a sinistra: scorcio della caserma Rossani _ a destra: teatro Margherita

Rossani e Margherita autolesionismo e arte della dilazione _ Psicoanalisi dei 13 milioni
È sconcertante la rinuncia a 13 milioni di euro di denaro pubblico. Di questi tempi, poi! Il Comune, nella seduta dello scorso primo marzo ha deciso di stracciare l’intesa con la Regione per la riqualificazione della ex Caserma Rossani e – al tempo stesso – di ritirare la delibera con cui aveva approvato lo studio di fattibilità che preludeva ad una sostanziale privatizzazione dell’area attraverso il project financing. Come racconta lo scarno comunicato dell’amministrazione comunale (la delibera non è stata ancora pubblicata), adesso sarà dato incarico alla Ripartizione Lavori pubblici di progettare soltanto il parco, potendo contare sui 13 milioni che sono già nelle casse comunali. Addio allora al centro dell’arte contemporanea, al polo culturale-giovanile oppure alla mediateca che aveva trovato il consenso della Regione Puglia.

Con questa decisione, non ci guadagna nessuno. Non la circoscrizione Carrassi-San Pasquale che aveva insistito per la firma dell’intesa, non il comitato Rossani consapevole della necessità di raddoppiare le risorse per restaurare gli immobili vincolati evitando così di doversi domani ritrovare con un rudere fatiscente dentro il parco. E nemmeno il Comune, che diventa più povero di prima e riporta il calendario indietro al 2008, anno della permuta con la Chiesa russa. Ma soprattutto non ci guadagna la città, che avrebbe potuto in questa occasione veder nascere il primo vero laboratorio di urbanistica partecipata: non la messinscena un po’ grottesca dei forum in cui si può produrre solo consenso al progetto o nella migliore delle ipotesi sterilizzare il dissenso in una posizione minoritaria, ma una attività di consultazione popolare e di trasformazione delle decisioni durante il processo di formazione del progetto, una attività che comporta anche una cessione di potere (degli amministratori e dei progettisti), come raccontano Daniela Ciaffi e Alfredo Mela nel volume Urbanistica Partecipata. Modelli ed esperienze (Carocci ed, 2011). Nulla di tutto questo alla Rossani.

La decisione è incomprensibile, se non ricorrendo alla malignità di immaginare una dilazione dei problemi nel tempo, così che il project financing uscito oggi dalla porta potrebbe rientrare domani dalla finestra.

La decisione è incomprensibile, se non ricorrendo ad una diagnosi psicoanalitica: autolesionismo come esito parossistico della vendetta. In fondo, si tratta di questo: la Rossani contro il Bac al Margherita (in Piazza Grande già il 21 dicembre scorso annusammo la contesa).

Emiliano teme – e forse a buona ragione – che il progetto della fondazione per un museo d’arte contemporanea dentro il teatro sul mare avrà moltissime difficoltà a superare l’esame del «tavolo tecnico» che l’assessore regionale ai Beni culturali Barbanente ha proposto per tenere separate, almeno in questa prima fase, le valutazioni politiche da quelle di merito. Previdente e saggia, Angela Barbanente: se si fosse affrontata una seria valutazione tecnica, economica e giuridica della avventura del Petruzzelli oggi non ci troveremmo dinanzi ad un commissario, Fuortes, nominato dal ministro a causa delle «gravi inadempienze amministrative» che fanno strame delle velleità orchestrali e dell’orgoglio municipale ad alta pressione. Bisogna sapere che la fondazione Bac, a fronte di una gestione privata delle attività museali, comporterebbe per il Comune (ed eventualmente per la Regione) l’obbligo di coprire lo spending deficit che già si prevede oneroso: un milione all’anno sui costi di gestione per i primi tre anni (stando alle rosee previsioni dell’analisi di fattibilità elaborata dalla fondazione Morra Greco di Napoli, il partner privato). Cui vanno aggiunti la parcella da pagare all’architetto David Chipperfield (scelto dal privato, senza concorso) e i costi per il restauro-trasformazione del Margherita (art. 2, comma b della convenzione di intesa approvata con delibera di giunta n. 744/2010): secondo lo studio Chipperfield, non meno di 22 milioni. Per non dire (stesso articolo, comma d) di «una somma di denaro, in misura da stabilire» per la manutenzione del patrimonio della fondazione (ma in realtà è del privato, che lo concede in comodato d’uso).

Questi sono solo alcuni degli aspetti «critici» del progetto Bac, che – tradendo un punta di fastidio – gli amministratori comunali hanno accettato di discutere in sede tecnica. Ma quale che possa essere il verdetto dei tecnici, la decisione di rimandare indietro al mittente un assegno da 13 milioni per la Rossani ha già anticipato la scelta politica.

NICOLA SIGNORILE


PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 15_02_2012

Masterplan del progetto

Tira e molla sulla pelle della ex Rossani Molti progetti, tutti ignorati

 

La faccenda della ex caserma Rossani sta prendendo una brutta piega. Non è ancora diventata una intesa quella bozza di accordo che la Regione Puglia aveva presentato al Comune lo scorso 27 dicembre, con una tempestività che deve aver lasciato qualcuno a bocca aperta: solo una settimana dopo che Emiliano, irritato per la richiesta dei capigruppo di Sel, Idv e Dpc di ritirare la delibera di giunta sulla Rossani, si era rivolto direttamente a Vendola, chiedendo di mettere mano alla borsa per evitare la privatizzazione dell’area, come prefigurato da uno studio di fattibilità (approvato appunto dalla giunta il 24 novembre).

Tira e molla, riunioni, telefonate, correzioni: dopo due mesi tutto è ancora in alto mare. A Emiliano non piacerebbe nemmeno l’ultima versione, approvata ieri dalla giunta regionale.

Sullo sfondo del duello istituzionale, l’attesa frustrante delle associazioni che si erano opposte alla strategia del project financing intrapresa dal Comune. Né ci sembra che in questa estenuante trattativa abbia riguadagnato un ruolo preminente la società civile, cioè la cittadinanza attiva. Un ruolo indispensabile se si vuol intraprendere la strada della urbanistica partecipata. Un ruolo obbligato, se si vuol dare conseguenza agli atti dello stesso Comune.

È il caso di richiamare il Documento programmatico per la rigenerazione urbana, approvato la scorsa estate per dare esecuzione alla legge regionale 21 del 2008. Con quel documento – elaborato dallo stesso gruppo di progettisti (guidato dal prof. Gianluigi Nigro, scomparso improvvisamente l’altra notte) che ha prodotto il Documento programmatico preliminare al nuovo piano urbanistico – si individuano gli ambiti per la promozione dei Programmi di rigenerazione urbana (i cosiddetti Piru). Ben quindici ambiti, troppi forse per dare efficacia alla legge. In ogni caso, tra gli ambiti ce n’è uno che riguarda proprio la Rossani, spingendo i confini di intervento fino al vecchio carcere, la cui area prima o poi si renderà disponibile. L’obiettivo fissato nel Documento per la rigenerazione, in questo caso, è «la creazione di due nuove grandi centralità urbane come testate dell’ambito, nevralgiche per l’intero assetto urbano». Dalle previsioni non è escluso il piano particolareggiato di Carrassi, già approvato, «che prevede interventi di ristrutturazione urbanistica delle aree più degradate». E non sfugge a chi ha scritto il documento che «sebbene il quartiere sia fortemente connotato, i servizi pubblici, i parcheggi e soprattutto il verde di quartiere sono estremamente carenti dal punto di vista quantitativo». Una analisi che coincide con quella che fanno le associazioni, sostanzialmente tradita dal contestato studio di fattibilità.

I vizi di quello studio e della strategia comunale che l’ha prodotto vanno ricondotti alla scelta di intervenire sull’area senza aprire lo sguardo ad un orizzonte più vasto. L’indicazione della Regione (puntare a funzioni di rango superiore) allude evidentemente alla necessità di considerare quegli 8 ettari di suolo in gran parte libero in rapporto al nodo ferroviario e al centro murattiano. Lo fa il documento programmatico preliminare con l’idea della «Sella centrale». Lo fa anche il giovane architetto Lucio Riccobono che ha conquistato il primo premio al concorso Archiprix Italia 2010 con una tesi di laurea (relatori Arturo Cucciolla e Francesco Selicato) dedicata proprio alla ex caserma Rossani e al Nodo ferroviario.

Al di là dei contenuti che esprime, il progetto di Riccobono è esemplare di un vasto movimento di riflessione che attraversa da anni la città. Pensiamo al concorso per la riqualificazione di via Sparano (molte proposte coinvolgevano l’area della Rossani), pensiamo al concorso «Baricuci», ma pensiamo soprattutto ai corsi del Politecnico, per alcuni dei quali (come quello di Composizione architettonica di Antonella Calderazzi) è stato scelto proprio il tema della riqualificazione dell’area di Carrassi.

Non è stupefacente che di tutto questo complesso di conoscenze e analisi – non ci sia nemmeno un riflesso sulle scelte finora intraprese dall’amministrazione comunale, tuttora priva di un vero e proprio progetto?

 

NICOLA SIGNORILE