PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 09_10_2013

Bari, Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato
Bari, Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato.

Crediti edilizi? Non facciamo alla… romana _ Consigli (di Stato) per il Pug

I progettisti e gli esperti sono già al lavoro per  formare il nuovo piano urbanistico di Bari. Ma il gruppo guidato dal professor Bruno Gabrielli ha dinanzi a sé una strada tutta in salita: porteranno a termine il loro compito proprio mentre Emiliano lascerà la poltrona di sindaco.

Ostaggio ancora in fasce della prossima amministrazione comunale, quale che essa sia, il Pug resterà privo della necessaria tutela politica. Se Emiliano avesse davvero voluto aprire una nuova stagione urbanistica, avrebbe affidato la redazione del Dpp (il documento programmatico preliminare) all’inizio del suo primo mandato: in otto anni ci sarebbe stato tutto il tempo di scrivere e adottare il piano urbanistico e di gestirne l’avvio. Ma ricordiamo che la prima giunta Emiliano inciampò proprio su una questione urbanistica tuttora aperta: la cosiddetta compensazione per i suoli edificabili sul margine della lama Picone. Prima approvò una delibera, poi fu costretta da un ordine del giorno votato dal consiglio comunale a rimangiarsela. Oggi il tema ritorna a galla, perché si tratta di risolvere il dilemma: che ne facciamo dei 15 milioni di metri cubi che il nuovo piano regolatore deve cancellare (è questa l’indicazione del Dpp)  trasformando in parchi urbani suoli attualmente edificabili? I proprietari perdono il diritto di costruire oppure potranno «trasferire» quei volumi potenziali in altre parti del territorio cittadino? Quando glielo abbiamo chiesto, Gabrielli ha ammesso: «Non ho ancora idea di come riusciremo a sbrogliare la matassa». continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 15_05_2013

La caserma dell'Aeronautica  in corso Sonnino
Foto storica della caserma dell’Aeronautica in corso Sonnino

Vecchie caserme, caserme vuote e città contrattata _ Baricentrale, dopo il concorso

L’idea di Massimiliano e Doriana Fuksas per «Baricentrale» – nobilitata, bisogna dirlo, da un nutrito drappello di paesaggisti catalani che certo non sono archistar – può piacere oppure no, ma almeno ha un merito incontenstabile. È una idea semplice ma realizzabile, diciamo pure «furba» come suggerisce l’architetto comunale Annamaria Curcuruto, frutto di un concorso nel quale si sono confrontate idee diverse, di buon livello e con punte di eccellenza (pensiamo ai progetti di Vasquez Consuegra, di Francesco Cellini e di Carlos Ferrater). È l’occasione per dimostrare che i concorsi – in architettura e in urbanistica – sono indispensabili per avere risultati di qualità. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 06_03_2013

Foto aerea della Lama Picone
Foto aerea della Lama Picone

Colpo di grazia di Palazzo Spada ai “crediti edilizi” _ Piano regolatore, è allarme rosso 

«I crediti edilizi non esistono!». Come disse il mugnaio di Sans Souci: c’è un giudice a Berlino. E il nostro giudice oggi è il Consiglio di Stato che finalmente dice una parola chiara sulla pretesa di una «vocazione edificatoria» dei suoli, cioè  della possibilità di costruire da qualche parte in città come una promessa indissolubile, solo perché previsto in un vecchio piano regolatore.

Una bella grana per il Comune di Bari: qualcuno già si compiaceva del fatto che nella squadra raccolta intorno all’urbanista Bruno Gabrielli, incaricato di formare il nuovo piano urbanistico della città (il Pug) fosse entrato a pieno titolo Stefano Stanghellini, uno dei più convinti sostenitori di quella alchimia urbanistica che va sotto il nome di «credito edilizio», sia pure talvolta mascherato da «perequazione». continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 28_03_2012

Vista aerea della ex Caserma Rossani

Ombre lunghe dell’urbanistica «contrattata» _ La Rossani dopo i parcheggi

L’attività della ripartizione urbanistica del Comune è praticamente bloccata a causa dell’indagine sugli appalti del gruppo Degennaro. Ma l’inchiesta non dovrebbe inibire l’attività politica. La ragione dello stallo è un’altra: come s’è visto e ascoltato in questi giorni, il rapporto tra partiti e liste del centrosinistra e il loro elettorato è gravemente incrinato dalla delusione e dalla amarezza. E appare chiaro che la crisi va ben oltre gli omaggi ittici per Natale ma era iniziata ben prima dell’esplosione dello scandalo giudiziario. A queste condizioni, sarà ben difficile recuperare il terreno perduto, ciò nonostante l’amministrazione comunale si trova di fronte ad un bivio: proseguire sulla strada del decisionismo indifferente e rafforzare così la solitudine di un gruppo dirigente autoreferenziale, oppure riaccendere i canali di comunicazione con le associazioni, i comitati e quel che resta delle forme di cittadinanza attiva, rimettendo in discussione recenti decisioni e scongelandone qualcun’altra.

Una decisione sulla Rossani è urgente. La disastrosa fine della esperienza del project financing dei parcheggi interrati e dei programmi integrati per le case dei poliziotti – almeno sul piano della percezione pubblica, se nulla si può ancora prevedere sul fronte giudiziario – indica tutti i rischi (e sono molti) dell’«urbanistica contrattata», soprattutto quando sia debole il potere pubblico di fronte alle pressioni del privato. Non è una faccenda solo barese, ma italiana: l’allarme è stato lanciato già da qualche anno da urbanisti come Luigi Mazza, Leonardo Benevolo e Edoardo Salzano e da partigiani del paesaggio come Salvatore Settis.

I fatti che emergono dalle carte dell’inchiesta barese (siano oppure no reati, poco importa adesso) hanno messo la pietra tombale anche sullo studio di fattibilità per la Rossani e tuttavia la giunta comunale, nonostante gli impegni presi, non ha ancora formalmente revocato la relativa delibera. Ieri si è tenuta al Comune una riunione tecnica per avviare la progettazione (o meglio, un altro studio di fattibilità!) del parco, come richiesto da comitati e associazioni. Ma peserà su qualsiasi studio la strabiliante rinuncia ai 13 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione. Il sindaco non ha nemmeno risposto all’accorato appello a recuperare quei soldi rivoltogli dalla circoscrizione Carrassi S. Pasquale. In realtà la «ripicca» nei confronti della Regione cela la convinzione – coltivata da qualcuno assai vicino ad Emiliano – che quei milioni possano domani andare a finanziare la galleria d’arte contemporanea al Margherita. Un progetto ancora all’esame «tecnico» di una apposita commissione di funzionari del Comune e della Regione e che appare già come onerosissima impresa finanziaria, tutta a carico delle casse pubbliche e tutta a vantaggio del partner privato (come abbiamo illustrato in «Piazza Grande» del 25 gennaio e del 7 marzo scorsi).

I fatti giudiziari descrivono in questi giorni quanto siano insidiosi i rapporti pubblico-privato sviluppati nella «contrattazione» invece che nella «partecipazione». Ebbene, dai fatti giudiziari di questi giorni ci aspetteremmo perciò la rinuncia all’ipotesi del Bac al Margherita e che le risorse e le intelligenze del Comune fossero impegnate nello sforzo di dare una risposta politica alla «crisi dell’urbanistica».

Basterebbero due azioni per invertire la rotta: avviare una attività di progettazione partecipata per la Rossani, costruendo un laboratorio urbano vero (e non un paio di forum semiclandestini) e bandire la gara per l’affidamento della progettazione del Pug, il piano urbanistico generale il cui documento programmatico preliminare, consegnato a dicembre 2010 e approvato dalla giunta ormai sta già cominciando ad invecchiare. E intanto nel limbo fra vecchio Prg e nuovo Pug si muovono a loro agio le ombre dei project financig, degli accordi di programma, degli appalti «su misura» camuffati da ricerche di mercato. Si possono dissipare le ombre? Come ripeteva l’architetto Gian Luigi Nigro (capogruppo dei progettisti del Dpp, scomparso un mese fa): «un piano urbanistico non è tecnica, ma un atto politico tecnicamente assistito».

E un atto politico reclama volontà politica.

NICOLA SIGNORILE