Non avete alcun diritto di piangere

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In occasioni di “tragedie” , “calamità naturali” come quella di questi giorni, a Genova – l’ennesima -, si usano parole, spesso pregne di ipocrisia,  tra cui “ricordiamo”. “Ricordiamo le vittime”, “ricordiamo i morti”, “ricordiamo gli sfollati”. Noi vorremmo utilizzare la stessa parola, ma con un senso diverso. Vorremmo che a ricordare fossero tutti, dal primo all’ultimo italiano. Ricordare cosa promettono e cosa invece fanno (o piuttosto non fanno) i nostri politici e i nostri amministratori, continuamente sostenuti da una popolazione che si prostra, anche a scapito del suo stesso benessere, della sua stessa vita. Chiediamo, almeno ad ogni singolo lettore delle nostre pagine, di prendere coscienza e avere il coraggio di essere il cambiamento necessario – ormai anche urgente – che gli ultimi governi non solo non sono stati in grado di attuare, ma che, anzi, hanno affossato, adottando politiche disastrose. Meglio di noi, l’ha detto Domenico Finiguerra (ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano, autore, tra l’altro, di “8 mq al secondo, salvare l’Italia dall’asfalto e dal cemento”), in questo suo contributo.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 21_05_2014

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Corte di giustizia europea

Il paradosso antieuropeo della Cittadella _ Wahl: “Violate le norme su appalti”

La Cittadella della giustizia di Pizzarotti è una violazione delle norme europee sugli appalti pubblici. E il Consiglio di Stato può riparare ai suoi errori da sé, senza farselo ordinare da un giudice europeo. A questa conclusione è giunto Nils Wahl, l’avvocato generale della Corte di giustizia europea ed è questa la decisione che, nel suo ruolo di procuratore, “consiglia” ai giudici di Lussemburgo che dovranno pronunciare la sentenza, dopo l’estate.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_04_2014

Il Poliba Student Center
Il Poliba Student Center

Fra legno e vetro un monumento alla città densa _ Il Poliba Studen Center progettato da Netti

Ha un nuovo, monumentale ingresso il Politecnico di Bari, grazie al Poliba Student Center che si è inaugurato ieri mattina.
La leggerezza della superficie di legno e vetro e il minimalismo delle forme dovrebbero suggerire tutt’altra idea, ma è «monumentale» la nuova costruzione perché comunica i compiti attribuiti oggi all’architettura e all’ingegneria, cioè i due saperi in cui si incarna il Politecnico. È quasi un manifesto, una dichiarazione degli obiettivi urgenti del progettare la trasformazione della città contemporanea e che si possono riassumere nei concetti di densificazione, riuso, partecipazione.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 26_02_2014

leerstand-wohnungenParadosso edilizio: tre alloggi sfitti per ogni senzatetto _ L’inesistente diritto di costruire 

Costruire, costruire, costruire per dare una risposta al bisogno abitatitivo. Con questo argomento si sostiene la necessità di confermare le spinte espansive dell’edilizia residenziale nel prossimo, nuovo piano urbanistico di Bari. Un argomento «sociale». Ma ce n’è anche uno – diciamo così – «giuridico»: il presunto «diritto a edificare» che apparterrebbe al proprietario di qualsiasi suolo, da risarcire eventualmente con i crediti edilizi  che di quel presunto diritto sono il prodotto «derivato» (allusione involontaria ma pertinente!).

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Ecco perché affoga la “città diffusa”

Roma allagata
Roma allagata

Essere progettisti, oggi, dovrebbe presupporre la consapevolezza del luogo su cui il progetto prende vita e la necessità di rispettarne gli equilibri. Essere cittadini, oggi, significa impegnarsi a conoscere le esigenze della propria terra. Pubblichiamo un interessante articolo apparso su Il manifesto ieri 31 gennaio 2014.

Affoga la «città dif­fusa». Ormai basta un tem­po­rale un po’ più consistente, neppure allu­vio­nale, e pezzi interi di quar­tieri vanno sott’acqua, i fiumi eson­dano, i sot­to­passi diven­tano cisterne di acqua sporca e mel­mosa, pronta a river­sarsi nell’intorno. Il clima impaz­zito, per­ché sovrab­bon­dante di entro­pia ed ener­gia da atti­vità antro­pi­che, sca­rica le pro­prie biz­zar­rie su un ter­ri­to­rio inde­bo­lito; para­dos­sal­mente dall’elemento che più doveva con­so­li­darlo, oltre che moder­niz­zarlo, il cemento delle città.

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