PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 24_07_2013

Acquerello del progetto di Carmela Agnelli
Acquerello del progetto di Carmela Agnelli

Teatro Radar, venti idee vent’anni dopo _ Venerdì in mostra a Monopoli

Come nelle pagine di Alexandre Dumas (il padre), si ritroveranno vent’anni dopo a rivivere un’avventura che è diventata quasi una mitologia: quella del concorso per il Radar di Monopoli. Gli architetti e gli ingegneri che parteciparono a quella gara, si incontrano venerdì prossimo, alle 19, nel castello di Monopoli, per l’inaugurazione della mostra dei progetti presentati al concorso internazionale di idee per un centro culturale. E che sono rimasti nei cassetti per vent’anni. Anzi chiusi e sigillati nelle buste, così come erano state recapitate, fino a cinque anni fa, quando la cocciutaggine dell’architetto Andrea Fiume (promotore di quella gara) ha avuto la meglio sulla forza dell’oblio. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 10_07_2013

L'istituto d'arte Pascali in una foto d'epoca
L’istituto d’arte Pascali in una foto d’epoca

Il «Pascali» a nudo perde i mattoni del Razionalismo _ Demolita la facciata dell’opera di Favia

È un altro pezzo della città che si perde. Ancora una testimonianza dell’architettura del Novecento che scompare. I testimoni oculari raccontano che li hanno estirpati, uno ad uno, come denti ancora saldi, a colpi di martello pneumatico: così sono stati demoliti i mattoni di rivestimento della facciata del Liceo artistico «Pino Pascali», sul lungomare Vittorio Veneto, opera dell’architetto Pietro Maria Favia. continua a leggere

Baricentrale

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Planimetria
Planimetria

C’è un secolo di storia della città nell’eco-futurismo di Fuksas _ Nel progetto si riconoscono sogni e battaglie, da Petrucci a Chiaia

Un central park a Bari. Lui dice che l’ha fatto «quasi per caso, senza pensarci su». Al sopralluogo collettivo non c’era, ma c’è più storia dell’urbanistica barese in questo progetto di Massimiliano Fuksas che in tante dissertazioni per il bicentenario del Borgo murattiano.

Il progetto vincitore del concorso «Baricentrale» sembra ricalcato sulle tavole del piano regolatore di Concezio Petrucci, del 1938. Un piano rimasto interamente sulla carta, perché aveva nemici irriducibli: gli speculatori fondiari e le ferrovie, gli stessi che saranno poi premiati dal piano di Piacentini e Calza Bini nell’immediato dopoguerra. Diciamo che Fuksas sembra aver attinto a piene mani perché Petrucci voleva spostare la stazione più a sud (dove oggi c’è largo Due Giugno) e destinare tutta l’area liberata dai binari ad un grande, lungo parco. A questa idea meravigliosa rimase fino alla fine affezionato l’architetto Vittorio Chiaia che che già nei primi anni Sessanta si batteva per una stazione di testa in via Brigata Bari mentre tutto il suolo liberato dal ferro diventava area pedonale e verde, attraversata da tecnologici tapis-roulant per raggiungere velocemente il centro. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 03_04_2013

mangini margherita
L’efficace schizzo di Onofrio Mangini del progetto di concorso per l’area del Ferrarese

Il Margherita e la grammatica dei sentimenti

La grammatica ha un grande potere: cambia le carte in tavola. Certe volte basta un plurale per far rientrare dalla finestra quel che è uscito dalla porta. Prendiamo il caso del Bac. L’acronimo stava per Bari Arte Contempranea, ora sta per Bari Arti Contemporanee. Ma sempre Bac rimane, così non è chiaro se il vecchio sia stato sepolto oppure sia sempre vegeto, oppure sia uno zombie che continuerà a disturbarci i sogni.

La vecchia sigla indicava il museo ipotizzato due anni fa e al quale doveva essere destinato il teatro Margherita, modificato per l’abbisogna secondo i disegni dell’architetto David Chipperfield. Il progetto è naufragato per l’opposizione della Regione Puglia che, chiamata a cose fatte a metterci tutti i soldi necessari, non ha trovato per niente convincente né conveniente la fondazione pubblica-privata che avrebbe dovuto gestirlo.

Ora che il teatro Margherita (di proprietà del Demanio) è stato permutato con l’ex Macello e l’ex Frigorifero comunale, sedi dell’archivio di Stato e della Biblioteca nazionale, si può inseguire uno degli obiettivi del Patto per Bari firmato il 9 gennaio scorso da Vendola e da Emiliano. Parliamo del cosiddetto Miglio dei teatri. «Al teatro Margherita, inutilizzato da molti decenni,- si legge nel Patto – va affidata, dopo una adeguata ristrutturazione degli spazi, la funzione di laboratorio mediterraneo del teatro, della danza e delle arti sceniche e visive, una casa da offrire alle realtà produttive cittadine in cui convergano multidisciplinarietà, innovazione e sperimentazione delle arti contemporanee». continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_02_2013

palazzo MonteleoneLa città pubblica venduta sottocosto _ Villaggio Trieste e Murattiano, stessa sorte

Il «Giorno del ricordo», domenica scorsa, ha riacceso l’attenzione sul «Villaggio Trieste», costruito fra il 1953 e il 1956 per dare un tetto ai profughi giuliano-dalmati. Per decenni, in quelle 27 palazzine ha vissuto una comunità compatta, in scarse relazioni con la città, oggi ridotta ad una minoranza: «I baresi si sono impossessati del nostro villaggio», dice chi  è rimasto.

La stessa commissione edilizia che approvò il progetto degli «alloggi per profughi» presentato dello Iacp esaminò pure la richiesta di demolizione di un edificio in via Sparano, che allora si chiamava via Vittorio Veneto. Istruttiva coincidenza, perché si tratta di due decisioni speculari: nel primo caso, via libera alla speculazione fondiaria; nel secondo, nulla osta alla speculazione immobiliare; nel primo caso, insensato consumo di suolo e frammentazione urbana, nel secondo dissennata densificazione del centro murattiano.

Due decisioni esemplari della gestione della città al tempo di Calza Bini e Piacentini, gli architetti romani chiamati a seppellire il piano regolatore di Concezio Petrucci e a creare le basi di quella privatizzazione dello spazio pubblico che sarà una costante delle vicende urbane della seconda metà del Novecento barese. E non pare che vi sia ancora una inversione di tendenza: la recente costruzione di appartamenti per le forze dell’ordine (i cosiddetti Art. 18) in aree destinate dal piano regolatore ai servizi, al verde e all’agricoltura ne è una  plastica rappresentazione. continua a leggere