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Ha perso la città

La bicicletta rossa del videoclip

Pubblichiamo di seguito, in linea con i propositi che questo blog si prefigge, il testo di una canzone del musicista e cantautore romano Niccolò Fabi.

Si tratta del brano Ha perso la città estratto dall’album Una somma di piccole cose.

Il testo si presenta come una lettura in musica delle contraddizioni della società contemporanea che trovano la loro manifestazione materiale nella rovina delle nostre città.

Fabi canta la sconfitta di un mondo possibile, di «un sogno» e della «comunità» sui quali hanno avuto la meglio «le montagne di immondizia, gli orizzonti verticali, le giornate a targhe alterne, le polveri sottili […] le filiali delle banche».

Il brano è accompagnato da un videoclip altrettanto affascinante nel quale il protagonista riesce a farsi largo, con l’ausilio di una bicicletta rossa, un ombrello e una matita, nella frenesia della città dominata da cemento, luci artificiali, automobili e catene commerciali che omologano e mortificano il sogno di una vita in armonia tra gli uomini e con l’ambiente.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_12_2015

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Azenha

L’identità è un comignolo azzurro _ Portogallo, premio a giovani baresi

C’è un posto, in Portogallo, che dimostra quali danni possono fare al paesaggio certe imprese turistiche. E per il quale un gruppo di giovani architetti italiani ha trovato un rimedio. Il luogo si chiama Azenha do Mar: è un villaggio affacciato sull’oceano, non lontano da Lisbona, al centro del parco naturale di Sintra.

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Una comunità la riconosci dal traffico

Dilagano ultimamente ordinanze di sindaci (meridionali come settentrionali) che tentano di arginare la deriva verso cui inesorabilmente procedono gli spazi pubblici del nostro (bel) Paese. Ordinanze che si manifestano in tutta la loro inefficacia, essendo atti estremi, che poco hanno a che fare con l’amministrazione sapiente di una città, indice di governatori messi con le spalle al muro da una società incontrollabile. Sarebbe l’ora di chiedersi da cosa dipenda il senso civico di un cittadino, in quanto tempo e come sia possibile ristabilirlo. E quali siano le politiche trasversali, attualmente adottate, che incentivano il mancato rispetto dello spazio pubblico o viceversa lo contrastano. Infine: quali competenze possono aiutare sindaci e amministrazioni nel ripensare gli spazi pubblici e le regole necessarie per la loro difesa? Ciò che è fuori discussione è l’immagine dell’Italia come il paese dei balocchi, e non tanto agli occhi degli immigrati (che invece sono sempre i primi destinatari delle suddette ordinanze, in un’atmosfera sempre più proibizionista, ma controproducente), quanto agli occhi dei turisti facoltosi che si sentono liberi di fare quello che nelle loro città non possono fare. Pubblichiamo un interessante articolo apparso su Il fatto quotidiano martedì 1 settembre 2015.

Vivo spesso a Londra. La quotidianità, qui, è molto diversa dall’Italia e induce a frequenti riflessioni. Oggi vi parlo del traffico. Londra è una città molto grande e le sue strade, tranne alcune, piuttosto strette. Eppure il traffico è scorrevole e gli ingorghi, anche in luoghi molto frequentati dai turisti, sono rarissimi. continua a leggere

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