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Risposta a “A che serve Cesare Brandi?”

Oronzo Brunetti

Il prof. Oronzo Brunetti

Ha avuto una eco nazionale l’ultimo articolo pubblicato su questo blog dal titolo emblematico, tanto quanto allarmante, A che serve Cesare Brandi?. Un articolo che ha avuto il merito, se non altro, di rianimare il confronto dialettico sui temi delle trasformazioni urbane, la cui importanza e le cui ripercussioni in termini di vivibilità, salubrità, economia, sicurezza e sostenibilità vengono spesso ignorate da una classe politica ed imprenditoriale troppo concentrata a difendere interessi particolari o incapace di una visione consapevole.
Riceviamo e prontamente ripubblichiamo la lettera giunta in redazione a firma del prof. Oronzo Brunetti, professore associato di Storia dell’Architettura presso il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma, studioso qualificato e autore del volume “Martina Franca nel Settecento. Strutture architettoniche e immagine urbana” (2012).

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A che serve Cesare Brandi?

L'edificio industriale di via Guglielmi

L’edificio industriale di via Guglielmi in luogo del quale saranno edificati anonimi edifici residenziali (fonte Google Earth)

A che serve Cesare Brandi?

C’è una città del sud Italia che in questi giorni assurge a simbolo e paradigma della condizione in cui versano l’architettura, l’urbanistica, il paesaggio dell’Italia di questi nostri sciagurati giorni.
Questa città è la città natale di chi scrive, è Martina Franca.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_07_2014

unnamedIl Castello difeso dagli indifferenti e dal marketing _ La battaglia di Perotti, un secolo fa

«Che ne faremo? Potremmo anche non farne nulla: tenercelo così per mostrarlo ai forestieri, che ora, in mancanza d’altro, son costretti ad ammirare il Politeama e il Circolo Unione». Sempre saporito, Armando Perotti che con la sua penna affilata dà il via ad una battaglia di opinione per restaurare il castello normanno-svevo e sottrarlo alle decisioni di una burocrazia statale indifferente ai bisogni e ai diritti della città. Una battaglia che ha singolari analogie con il movimento di società civile che oggi si oppone alla costruzione del palazzo di uffici davanti a Santa Chiara e che, in virtù di un vincolo statale ignorato finora, ha ottenuto proprio ieri la richiesta del Comune di Bari al Provveditorato alle Opere pubbliche per la sospensione immediata dei lavori.

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