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Città vive.

Nella foto, gazebo in piazza Arringo ad Ascoli (Labolognese)

Sempre più spesso, per far vivere il centro storico delle nostre città si punta tutto sulla movida, sul villaggio di Babbo Natale, finanche sui dehors, una vera e propria bestemmia per chi davvero avesse a cuore le sorti della città, alla rincorsa di un’idea di modernità raccogliticcia e di una crescita qualunque, all’inseguimento di un facile quanto populistico sviluppo turistico.
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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 21_06_2017

Piazza Santa Barbara (oggi piazza Chiurlia)

Bari Vecchia salvata dalla furia dei picconatori _ Il «diradamento» di Giovannoni

Non è stato per caso se Bari vecchia si sia salvata, o se almeno sia giunta fino a noi conservando una forma così densa e quelle incrostazioni del tempo che ne fanno un «centro storico» autentico. Un paesaggio urbano con il quale ci si può permettere il lusso di progettare un uso nuovo del lungomare (A proposito: che fine ha fatto il concorso? Quando il Comune di deciderà a nominare il presidente della giuria per l’esame degli elaborati? Prima tanta fretta, al punto di essere costretti a prorogare i termini, poi il blackout!). Un paesaggio urbano nel quale si può avere la possibilità di immaginare una trasformazione dell’ex mercato del pesce in galleria di arte contemporanea. Un paesaggio capace di suscitare il desiderio collettivo di un parco intorno al Castello.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_11_2016

palazzo Andidero | foto di Linda Signorile

A Barivecchia quarant’anni di «speculazione» _ Palazzo Andidero e Benny Petrone

«Il lungomare barese subisce gli attacchi della natura e della speculazione. Sull’antica muraglia della città un “balneare” pugno nell’occhio». Sorprenderà, rileggere oggi questo titolo apparso quarant’anni fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Era il 13 settembre 1977 e la Cronaca di Bari, smontate le impalcature, ma non ancora la gru, puntava l’indice accusatore contro quel fabbricato sorto su via Venezia: palazzo Andidero. L’articolo – non firmato – è senz’altro da attribuire al direttore Oronzo Valentini, il quale formula, più che una domanda, un appello: «E’ irreparabile?».
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L’Aquila 5 maggio. Storici dell’arte e ricostruzione civile.

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I partecipanti alla manifestazione riuniti nella chiesa di S. Giuseppe Artigiano, L'Aquila | ph. Roberta Signorile

I partecipanti alla manifestazione riuniti nella chiesa di S. Giuseppe Artigiano, L’Aquila | ph. Roberta Signorile

Dopo il sisma gli storici dell’arte sulla ricostruzione «Attenti, L’Aquila non diventerà una Disneyland»

Mille e più di mille ieri (domenica 5 maggio, ndr)  in corteo fra i ruderi di una città uccisa. Non operai o studenti nè disoccupati. Ma storici dell’arte, provenienti da tutt’Italia per chiedere la ricostruzione del centro storico dell’Aquila: dei suoi monumenti, delle sue case e soprattutto della sua cittadinanza.

Tra gli storici, anche il neo ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, che ha scelto di non parlare nella assemblea tenuta ieri pomeriggio nella chiesa di san Giuseppe Artigiano. Ma di ascoltare, non senza imbarazzo, le caute aperture di credito verso il nuovo governo. Ci ha pensato Salvatore Settis – nell’applauditissimo intervento conclusivo – a ricordare al ministro di aver appena giurato, insieme a tutto il governo Letta, sulla Costituzione e sulla gerarchia di valori che essa stabilisce: i diritti vengono prima dell’economia e un diritto costituzionale é anche il diritto di resistenza al malgoverno, alle scelte che hanno prodotto in questi quattro anni dal terremoto l’esilio degli aquilani dalla loro città. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 10_04_2013

GIARDINO 005

L’edificio per civile abitazione in via Crisanzio, all’angolo con via Sagarriga Visconti

Andate in via Crisanzio, se volete capire qual è la materia su cui si combatte il braccio di ferro che oppone Comune e Soprintendenza per il cosiddetto «vincolo diffuso». In ballo c’è la tutela paesaggistica del centro storico e al tempo stesso la capacità di trasformazione di una parte densa e consolidata della città.

Il caso di via Crisanzio è istruttivo perché si tratta di due edifici contigui, posti sul confine tra il borgo Murattiano e il quartiere Libertà, che ricadrebbero sotto l’ala protettiva del vincolo ispirato alla conservazione dei caratteri identitari del Murattiano, ma che del neoclassicismo di Giuseppe Gimma, reale ingegnere di ponti e strade, sono una aperta contestazione.  continua a leggere

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