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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 24_04_2013

Vito Sangirardi Palazzo Sylos Labini in via marchese di Montrone 1962

Potentissimi schizzi di Vito Sangirardi per Palazzo Sylos Labini in via marchese di Montrone 1962

La città di Murat fra l’orgoglio e il pregiudizio _ Ha 200 anni e li dimostra tutti

Oggi si saprà come e perché il gruppo guidato da Massimiliano e Doriana Fuksas ha vinto il concorso internazionale di idee «Baricentrale» bandito dal Comune. Oggi si saprà quale potrebbe essere il futuro di tutte le vaste aree che lascerà libere il fiume di ferro della ferrovia. Ma è più facile che saranno le idee per l’ex caserma Rossani (compresa in extremis nell’area di concorso) ad attirare la maggiore attenzione, anche perché su quel pezzo di città si sono già formati desideri, appetiti immobiliari e anche rivendicazioni popolari. Ora si tratta di vedere a chi «parla» il vincitore, che fu il primo a rispondere, ringraziando, il Comitato Rossani che aveva spedito a tutti i partecipanti una «integrazione» alla documentazione ufficiale fornita dal Comune. continua a leggere

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 14_11_2012

foto aerea di Bari

I fantastici quattro alla prova del centro strorico _ I candidati al piano urbanistico

La partita del nuovo piano regolatore se la giocano in quattro e i gruppi concorrenti sono guidati da nomi grossi dell’urbanistica. Tre italiani: Bernardo Secchi, Federico Oliva e Bruno Gabrielli. E un catalano, anzi il catalano: Oriol Bohigas. Benché straniero, fra tutti Bohigas sembra essere quello più vicino alle cose baresi, per essere stato consultato – oramai un decennio fa – sul destino di Punta Perotti e della costa Sud. Più recente è l’incarico di progettista della futura, imminente lottizzazione del tondo di Carbonara. Senza dimenticare la circostanza in cui nasce la liaison barisienne del catalano: il progetto del waterfront di Mola con piano Urban incorporato. E non è un caso che nel gruppo candidato a scrivere il Pug di Bari, insieme ai soci dello studio Mbm di Barcellona e a un paio di tecnici di Parma, ci sia anche l’architetto Nico Berlen, ex sindaco di Mola.

La commissione interna del Comune di Bari, presieduta dall’architetto Anna Maria Curcuruto, dopo aver ammesso tutti i quattro candidati, ne sta ora esaminando le proposte, attribuendo i punteggi. La decisione dovrebbe arrivare entro un mese.

A ben considerare, il lavoro della commissione avrebbe potuto essere assai più gravoso. In fondo, quattro candidati sono pochi per un città delle dimensioni e la complessità di Bari e con una storia urbanistica importante: un segno inequivocabile del declino. È vero che i requisiti posti dal bando hanno spiazzato molti potenziali concorrenti, ma ciò non basta a spiegare l’assenza di stranieri (Bohigas, come abbiamo detto, non fa testo).

Tuttavia potremmo aspettarci l’arrivo di qualche esperto dall’estero se dovesse vincere il gruppo guidato da Bernardo Secchi, che schiera Paola Viganò (con cui condivide lo studio a Milano) e il leccese Salvatore Mininanni:  l’urbanista dell’Iuav di Venezia infatti si avvale spesso di  collaborazioni internazionali.

Molto legate al territorio, sebbene diverse tra loro, sono invece le personalità riunite dall’architetto Federico Oliva, docente del Politecncio di Milano: c’è l’urbanista barese Dino Borri (responsabile scientifico del Piano strategico di Bari), ci sono l’agronomo Antonio Leone e l’architetto Michele Beccu (studio Abdr), che ha insegnato al Politecnico di Bari, e c’è la paesaggista barese Maria Valeria Mininni, fra i principali autori del Piano paesaggistico regionale della Puglia.
Infine, il gruppo che – sulla carta – parte in vantaggio avendo realizzato il Documento programmatico preliminare al Pug. Di certo è il gruppo che avrà meno difficoltà a interpretare il quadro di conoscenze contenuto nel Dpp e ad attenersi alle previsioni del documento nella redazione del nuovo piano urbanistico. Il gruppo (di cui fanno parte tra gli altri  Francesco Cellini, Mauro Saito, Francesco Nigro, Francesca Calace e Stefano Stanghellini) ha però perduto il suo leader, l’architetto Gianluigi Nigro, scomparso lo scorso febbraio. Alla competizione per il Pug la squadra del Dpp si presenta con un nuovo capitano: è Bruno Gabrielli, 80enne docente emerito dell’Università di Genova, uno dei protagonisti dell’urbanistica italiana sin dal dopoguerra.

Dal 1968 Gabrielli si occupa di centri storici ed è stato a lungo presidente dell’Associazione nazionale Centri storici e artistici. Ha promosso due iniziative assai importanti per il riconoscimento e la tutela dei centri storici in Italia: la «Carta di Gubbio», nel 1990,  per la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico e la «Carta dei Diritti delle Città» (1992) per la conservazione e costruzione delle identità urbane.

È certamente una coincidenza, ma dobbiamo rilevarla. Mentre la commissione comunale esamina curriculum e proposte per il Pug, a Bari si discute della richiesta – avanzata dalla direzione dei Beni culturali – di applicare un vincolo paesaggistico a Bari vecchia e a tre quartieri: Murat, Libertà e Madonnella. Si tratta di  considerare «centro storico» tutta questa ampia zona della città che invece il piano regolatore di Ludovico Quaroni – tuttora vigente – classifica come «zona di completamento».  È una brutta discussione, velenosa, quella che sta montando: le permalosità e le gelosie istituzionali pesano ben più dei contenuti, come abbiamo scritto nelle scorse settimane. Non sarà forse la mancanza di bon ton a tenere lontani da Bari gli urbanisti stranieri? Non sarà la facilità  con cui le ragioni del bene comune vengono sacrificate sull’altare del mercato a rendere sempre meno attraente la città che aveva le mura pescose?

NICOLA SIGNORILE

 

BEYOND _ La città e il mare

dalla Barceloneta _ Barcellona (foto Roberta Signorile)

Ultimamente si parla molto di waterfront, costa, tutela del paesaggio, progetti stile “Punta Perotti” …

Controverse sono le opinioni in merito a come sia meglio approcciarsi (da progettisti) nei confronti del mare e della città, a cosa privilegiare e a come rispettare la normativa vigente.

In un paese dove la corruzione e l’avidità hanno portato largamente ad abusi edilizi e alla violenza sul paesaggio, soprattutto quello delle coste, è ancora possibile progettare e riqualificare avendo l’enorme privilegio del mare come scenografia?

La foto qui sopra è del 2010, quella che si vede è la spiaggia più famosa di Barcellona, il tratto de La Barceloneta: ogni giorno accoglie turisti, cittadini – di tutti gli strati sociali – persone di ogni età; la si raggiunge a piedi – con una bellissima passeggiata su un marciapiede largo più di 6 metri, dotato di sedute e ombra – ma anche con la metropolitana, che ha in corrispondenza di questo luogo, una fermata dedicata e frequentatissima. Circondata da servizi, cinema, musei e locali, la Barceloneta con il suo “layout” assimila perfettamente anche edifici come un ospedale, che in questo scenario è capace di offrire ai malati un luogo gradevole.

E guardando verso Nord si scorgono, eleganti e ammiccanti, le architetture contemporane nate dalla matita di progettisti come Brullet e De Pineda, RGA, Miralles e Tagliabue, Bofill, Gehry. A colpo d’occhio questo pezzo di città, uno tra i più conosciuti, non produce nessun tipo di critica in negativo. Seduti su una panchina, o stesi sulla sabbia, o percorrendo il lungomare si viene attirati da tutte le impressioni visive gratificanti che La Barceloneta suscita e che renderanno difficile il distacco da Barcellona.

E qui in Italia? Difficile fare il paragone con città che con difficoltà, e ancora in maniera discontinua, cercano di sentire il mare come una parte dell’identità urbana e che nemmeno con gli strumenti urbanistici lo rispettano adeguatamente.

E voi? Che ne pensate?

ROBERTA SIGNORILE

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