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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_11_2016

palazzo Andidero | foto di Linda Signorile

A Barivecchia quarant’anni di «speculazione» _ Palazzo Andidero e Benny Petrone

«Il lungomare barese subisce gli attacchi della natura e della speculazione. Sull’antica muraglia della città un “balneare” pugno nell’occhio». Sorprenderà, rileggere oggi questo titolo apparso quarant’anni fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Era il 13 settembre 1977 e la Cronaca di Bari, smontate le impalcature, ma non ancora la gru, puntava l’indice accusatore contro quel fabbricato sorto su via Venezia: palazzo Andidero. L’articolo – non firmato – è senz’altro da attribuire al direttore Oronzo Valentini, il quale formula, più che una domanda, un appello: «E’ irreparabile?».
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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_12_2015

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Vittorio Chiaia e Massimo Napolitano

Vittorio Chiaia e Massimo Napolitano

Il Moderno finisce in discarica _ Dimenticare Chiaia & Napolitano

L’architettura di Chiaia & Napolitano va al macero. L’amara scoperta l’ha fatta Antonella Calderazzi, docente del Politecnico, curatrice della mostra «Costruire il Moderno» e allestita nel 2010 all’Archivio di Stato: i diciotto pannelli di grande formato che illustravano l’intera attività dei due architetti non si trovano più. Secondo accordi con i rettori del Politecnico e dell’Università, dovevano essere esposti in modo definitivo nello Student Center, nel Rettorato di via Amendola e nel palazzo ex Enel di via Crisanzio. Nel frattempo, erano conservati in un locale attiguo alla biblioteca dell’istituto di Disegno, nel complesso Scianatico, ma ora lì c’è il laboratorio di una azienda privata, la divisione Avio della General Electric, che il Politecnico ospita per una collaborazione. E quel che c’era dentro sarebbe  finito in discarica. Ma nemmeno di questo si può essere certi, perché gli uffici non sanno cosa rispondere e chiederanno lumi all’impresa incaricata dello sgombero.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_09_2015

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Teatro Margherita, nuovo arsenico e vecchi merletti _ Nasce il «Polo contemporaneo»

«Non è meglio abbatterlo?». Ogni volta che si torna a parlare del teatro Margherita e del suo restauro c’è qualcuno che lancia la proposta della demolizione, magari con l’aria di aver avuto un’idea originale. In effetti il teatro galleggiate avrebbe dovuto scomparire già diverse volte, almeno fino a quando non è stato vincolato dallo Stato come bene culturale, esattamente il 9 gennaio 1981, data del decreto ministeriale. Una decisione che fece andare su tutte le furie Ludovico Quaroni, maturata proprio  mentre l’architetto romano lavorava al piano regolatore di Bari.

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