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Paesaggio e popolo

foto Roberta Signorile

C’è qualcosa, riguardo il paesaggio, di cui ancora non si parla. O meglio, se ne parla in maniera teorica. E come sappiamo la traduzione della teoria nella pratica non è tra le più fluide in paesi come l’Italia. Il popolo: è di questo (sconosciuto) che non si parla. Certo, studiosi e professori hanno in passato e soprattutto di recente messo in relazione i cittadini e il patrimonio paesaggistico, ma ancora è blanda l’analisi e indulgente il giudizio su questo rapporto. Un rapporto, tra l’altro, che è legittimato dalla Costituzione, nell’articolo 9 che dice “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”; per conseguenza logica, la Costituzione è strumento primario democratico (dal greco “demos”, cioè del popolo), quindi se essa tutela il paesaggio, per proprietà transitiva il popolo tutela il paesaggio. continua a leggere

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 15_05_2013

La caserma dell'Aeronautica  in corso Sonnino

Foto storica della caserma dell’Aeronautica in corso Sonnino

Vecchie caserme, caserme vuote e città contrattata _ Baricentrale, dopo il concorso

L’idea di Massimiliano e Doriana Fuksas per «Baricentrale» – nobilitata, bisogna dirlo, da un nutrito drappello di paesaggisti catalani che certo non sono archistar – può piacere oppure no, ma almeno ha un merito incontenstabile. È una idea semplice ma realizzabile, diciamo pure «furba» come suggerisce l’architetto comunale Annamaria Curcuruto, frutto di un concorso nel quale si sono confrontate idee diverse, di buon livello e con punte di eccellenza (pensiamo ai progetti di Vasquez Consuegra, di Francesco Cellini e di Carlos Ferrater). È l’occasione per dimostrare che i concorsi – in architettura e in urbanistica – sono indispensabili per avere risultati di qualità. continua a leggere

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_01_2013

Michele Cifarelli

Michele Cifarelli

La protesta perpetua per l’ambiente _ Intervista impossibile a Michele Cifarelli

Gira la città con il naso all’insù. Ogni tanto si ferma, tira fuori dalla tasca della giacca un foglietto e prende appunti. La facciata di quel palazzo in rovina da restaurare, quell’altro monumento da ripulire, e poi la villetta abusiva in riva al mare… domani saranno l’oggetto di una interrogazione parlamentare o di una interpellanza al sindaco. Michele Cifarelli non perde una battuta e il suo spirito si muove ancora per le strade della città, indifferente alla morte che lo ha sorpreso a Roma nel 1998.

Dopo l’intervista impossibile a Vittore Fiore, due settimane fa, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di una chiacchierata  (altrettanto impossibile) con il fantasma di Cifarelli.  Magistrato e antifascista, personaggio di spicco del Partito d’Azione e poi del Partito repubblicano, senatore e deputato della Repubblica, Cifarelli è stato ambientalista della primissima ora.

Tema obbligato della nostra conversazione: la prossima stagione urbanistica barese. Con l’anno nuovo potrebbe (il condizionale è d’obbligo) arrivare l’incarico per il nuovo piano regolatore della città, esattamente due secoli dopo la fondazione del borgo murattiano. E il piano urbanistico generale, chiunque lo scriva, dovrà tenere conto del documento programmatico preliminare che  «taglia» o «sposta» 15 milioni di potenziali metri cubi di cemento  per poter realizzare i parchi urbani, quello della costa e quello delle lame.

Senatore Cifarelli, crede che sia realizzabile il desiderio?

«È una operazione complicata, ma in queste cose bisogna avere pazienza. Pensiamo al Parco dell’Appia Antica, a Roma. Nel 1969, con Ugo La Malfa, presentai una proposta di legge per l’esproprio della campagna ai margini della regina viarum. Si trattava di dare attuazione alle modifiche al piano regolatore di Roma imposte dal ministro dei Lavori pubblici. Giacomo Mancini aveva eliminato milioni di metri cubi già previsti nel piano regolatore del ‘62 destinando 2.500 ettari a parco pubblico. La legge regionale che istituisce il parco è arrivata solo nel 1988, ma è stato un  passo avanti. Gliel’ho detto: bisogna avere pazienza».

E anche  coraggio. I proprietari delle aree che non sarebbero più edificabili, a Bari, sono sul piede di guerra. Chiedono i “crediti edilizi” e puntano l’indice contro gli ambientalisti, che dopo la faccenda di Punta Perotti appaiono sulla difensiva. Che ne pensa?

«L’ambientalismo ha le sue esigenze che vanno fatte rispettare, anche se scontano gravi ritardi e passività crescenti sul piano sociale. Bisogna controllare l’inquinamento, gli appalti, la progettazione, l’efficienza stessa degli interventi, per evitare la corruzione e lo sviluppo disordinato, il consumo del territorio. A causa delle vergogne urbanistiche e speculative, viviamo una fase barbara del nostro Paese. Ma la responsabilità è diffusa…»

Tutti colpevoli, nessun colpevole…

«No, voglio dire che serve un salto culturale, perché siffatti problemi di civiltà sono indubbiamente a monte di qualsiasi problema di ordine politico».

Lei stesso, però, da senatore, ha presentato proposte di legge per la tutela dell’ambiente e dei beni culturali. È inevitabile che la politica se ne occupi…

«Purtroppo».

In che senso?

«I partiti sottovalutano la tutela del patrimonio, perché i boschi e gli affreschi non fruttano voti. Se continuiamo così, vedremo cadere la Torre di Pisa, per cui non scende in piazza un sindacato o preme la burocrazia».

Meglio la società civile, allora?

«Ho partecipato con Antonio Cederna alla fondazione di Italia Nostra, nel 1955, perché la rivoluzione culturale per difendere l’ambiente e il paesaggio significava e credo significhi tuttora realizzare la Costituzione per la quale avevamo combattuto il fascismo e la monarchia. All’articolo 9, la nostra legge fondamentale stabilisce che la repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. In quella esperienza ci siamo ritrovati uniti uomini e donne che la politica divideva su altre questioni: oltre Cederna, c’erano Elena Croce, Umberto Zanotti Bianco e Desideria Pasolini dall’Onda».

Cosa vi spinse a creare Italia Nostra?

«Una circostanza concreta e l’urgenza di fermare un pericolo imminente: lo sventramento di un isolato nel centro storico di Roma. Poi la mobilitazione si è allargata, fino a diventare una protesta perpetua».

Protesta perpetua: assomiglia a lotta continua. Comunque, una bella espressione!

«Sì, ma non è mia. È frutto della penna dello scrittore Giorgio Bassani».

NICOLA SIGNORILE

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