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PROFILI _ Michele Cera

Michele Cera

L’ingegnere Michele Cera nasce a Bari nel 1973. Dopo gli studi e il dottorato di ricerca “Sistemi di vie e trasporti, territorio e innovazione tecnologica” è stato docente a contratto presso il Politecnico di Bari.

Dal 2010, insieme ad altri fotografi, ha creato la piattaforma virtuale Documentary Platform, un archivio fotografico in cui sono raccolti i materiali dei diversi percorsi di ricerca che la giovane generazione di fotografi (nati dopo il 1970) sta compiendo sul territorio e sulla società italiani. Attualmente Michele Cera è impegnato in un progetto fotografico dal titolo Dust, una raccolta di immagini dell’Albania dal 1997 ad oggi, il cui soggetto è il paesaggio dell’esistenza – un paesaggio fragile, che non è solo quello della natura. Con questo lavoro ha già vinto al SI FEST (Savignano Immagini FESTival) 2010 il premio Open Your Books per autori di libri fotografici autoprodotti. Premiato perché “attraverso una foto minimale, e il suo sguardo intimo e delicato, il fotografo riesce a documentare il territorio albanese, disarmante nella sua atmosfera scarna”.

L’approccio fotografico di Michele Cera si inserisce nella tradizione della fotografia documentaria italiana, nata sulla scia dell’esperienza americana e tedesca. Esperienza che vive una delle sue tappe fondamentali a  Rochester (New York), presso l’International Museum of Photography (George Eastman House) dove, nel gennaio 1975,  W. Jenkins curò la mostra NEW TOPOGRAPHICS, Photographs of a Man-Altered Landscape. A partire da questo momento si è affermata la nuova esperienza della fotografia documentaristica la cui peculiarità è la pretesa di essere “neutrale”. Tale pretesa  si estrinseca con l’apparente assenza di giudizio morale e di coinvolgimento da parte dell’autore. L’approccio alla rappresentazione della realtà assume un taglio più antropologico e scientifico che artistico. Gli scatti sono studiati, non veloci, mai casuali o “rubati”; sono sempre retti da un progetto, da un’intenzionalità “documentaristica”.

Il fotografo con la sua operazione ricopre un ruolo critico anche nel campo dell’architettura. E’ fondamentale, in tal senso, l’attraversamento dello spazio, la partecipazione alla vita dello stesso, la ricerca della giusta distanza dall’oggetto cosicché il risultato non sia una mera attività estetica, una vana ricerca della fotogenia ma, piuttosto, un documento di studio. In questo senso la fotografia in questione si differenzia dalle fotografie delle riviste di architettura; descrivere un luogo non significa isolare le architetture dal proprio contesto sociale, economico, storico e politico ma permetterne, al contrario, una lettura contestualizzata.

In conclusione, Michele Cera, sembra concordare con quello che ha sostenuto il  fotografo Guido Guidi in un’intervista tenuta con Antonello Frongia: “spesso i filosofi hanno lamentato che nel mondo contemporaneo c’è un invasione dell’immagine, io penso invece che ci sia un invasione della parola che pretende di spiegare ogni cosa”.

PASQUALE PULITO

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