Archivi categoria: Contributi

Passeggiata tra i vicoli: la “strana professione” di fare e disfare le città

Gibellina Nuova, Chiesa Madre di Ludovico Quaroni, (foto Felipe Garcia by Flickr)

Pubblichiamo di seguito un interessante ed assolutamente condivisibile articolo di Furio Colombo apparso su “Il Fatto Quotidiano” ieri 18 marzo 2019 sulle altrettanto condivisibili riflessioni del grande maestro dell’architettura e dell’urbanistica italiana Ludovico Quaroni.

Tutto serve, tutto crea la città, anche le cose più umili: la luce dei lampioni, l’uniforme dei vigili, forse il modo con cui è buttata in terra una buccia d’arancia. La città è un’architettura continua e totale che non è solo quella delle chiese e dei palazzi
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È la speculazione, Bellezza!!

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Pisicchio e Pentassuglia in visita al Quartiere Don Bosco – Zona Giuliani a Martina Franca (fonte foto: profilo social di Franco Ancona, sindaco di Martina Franca)

Puglia, una pessima legge regionale avvelena le città con i crediti edilizi

Una legge regionale sulla bellezza del territorio pugliese: se ne è parlato ieri a Palo del Colle e mercoledì scorso a Trani. Abbiamo il sospetto che  l’assessore Pisicchio abbia promosso un tour nella regione per creare consenso intorno alla bozza di legge regionale, alla cui stesura hanno partecipato esperti di varie discipline, dall’urbanistcia all’archiettura dal diritto alla antropologia, alla pedagogia.

Ci eravamo fatti la convinzione che la questione della “bellezza” fosse stata liquidata alla conclusione della Seconda guerra mondiale con le parole di Theodor Wisegrund Adorno sulla poesia lirica impossile dopo l’Olocausto. Quanto all’ambito ristretto e specialistico della architettura, nulla di nuovo dopo la disputa che oppose nella seconda metà del Seicento Claude Perrault (il progettista del colonnato del Louvre), sostenitore della linea “soggettivista”, all’accademico François Blondel, teorico dell’oggettivismo. (cfr. W. Tatarkiewicz, Storia dell’Estetica, Einaudi). La disputa verteva sulla oggettività della proporzione nell’atto compositivo, ma dilagò ben presto a dibattito fondamentale del secolo. “Il problema era: i valori estetici, come la bellezza, la grazia e la proporzione – scrive T. –  sono proprietà oggettive degli edifici in questione, o si tratta invece di semplici reazioni umane, da essi suscitate, spiegabili psicologicamente e storicamente, ma nella loro essenza soggettive, relative e mutevoli?”. Nonostante i teorici dell’arte e della poesia fossero a quel tempo “oggettivisti”, cioè vincolati al canone e alla regola, mentre il soggettivismo guidava i filosofi, sorprendentemente proprio gli architetti – a dispetto di una solidissima tradizione del canone – affrontarono la consapevolezza della percezione  soggettiva.

Insomma, la questione-bellezza era archiviata. Poi un improvvido uso politico ha riesumato – in anni recenti – il fastidioso concetto che evidentemente è meno impegnativo di un esercizio critico e guadagna un facile consenso. Chi può dirsi, infatti, “contro” la Bellezza?

Ora, addirittura una legge sta per essere partorita in Puglia.

Una prima lettura dell’articolato di legge ci induce a fare alcune riflessioni che riportiamo in questi appunti.

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La “bellezza inutile” delle città

Il Fatto QuotidianoÈ passato poco più di un mese dal nostro ultimo articolo “A che serve Cesare Brandi?” con il quale, tra l’altro, partendo dalla situazione particolare della città di Martina Franca, riflettevamo sul fenomeno sempre più frequente della turistificazione della città. Città non più pensate per essere casa delle comunità che le abitano ma strutture ricettive di quel turismo osannato come panacea di ogni male della nostra epoca turbocapitalista.

Oggi, 5 novembre 2018, sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, il professor Tomaso Montanari torna sul tema in maniera condivisibile.

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“In realtà è un buon segnale: significa che siamo più avanti”

Un momento dell’abbattimento di Punta Perotti, 2 aprile 2006. Il palazzo si e’ piegato su se stesso in una nuvola di polvere. (©ANSA | LUCA TURI)

Ecomostro di Punta Perotti, a Bari, la telenovela continua. Di scena questa volta è la Corte europea dei Diritti umani di Strasburgo.
Le autorità italiane – dice la Cedu – non avrebbero dovuto confiscare i terreni dove venne edificato l’ecomostro demolito nel 2006. La sentenza è inappellabile. Secondo i giudici prima del sequestro vi sarebbe dovuta essere una condanna dei responsabili.

Pubblichiamo un interessante articolo apparso su Il Fatto Quotidiano venerdì 29 giugno 2018.

Tomaso Montanari “Veniamo sanzionati perché le nostre norme sono migliori di quelle degli altri Paesi”

Se c’è una cosa che insegna la sentenza della Corte europea dei diritti umani su Punta Perotti – soprattutto riguardando le foto dell’ecomostro che si stagliava sul lungo mare di Bari – è che forse, almeno per una volta, l’Italia è più avanti rispetto all’Europa. E che anzi proprio Roma, con la sua storia di bellezza e attentati alla bellezza, potrebbe diventare un modello per Strasburgo: potrebbe insegnare come si fa davvero la tutela del paesaggio. Ne è convinto lo storico dell’arte Tomaso Montanari: “Questo credo che sia uno di quei casi in cui la Corte europea non ci ha fatto un buon servizio”.

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Meno terreni agricoli e più favori ai palazzinari

Meno terreni agricoli e più favori ai palazzinari _ Della Sala
Mentre in altri lidi si pongono strette condizioni alle nuove costruzioni e limiti irrevocabili al consumo di suolo (addirittura con l’obiettivo consumo-zero entro un certo anno), in Italia si continua a far finta di occuparsi del problema, perdendo tempo e risorse preziosi.

E dire che, lì dove i governi europei si sono dati delle norme rigide e coraggiose, non si è registrata la stessa crisi del settore edilizio come quella da cui il nostro paese non riesce ad uscire. Continuiamo a parlare di incentivi, di sostenibilità, di rigenerazione urbana senza però prendere decisioni che rompano definitivamente con le cattive pratiche italiane, con le “mani sulla città”, con i poteri collusi con gli interessi dei costruttori. Peccato, perché sarebbe possibile – e come! – una strategia con alla base la tutela e la valorizzazione dei terreni ancora non consumati (nel 2015 la media nazionale di suolo consumato è stata di 1.753.922 ettari, pari a circa l’11% del territorio – fonte ISPRA), il recupero e la rigenerazione del patrimonio edificato esistente, nell’ottica di creare maggiori opportunità lavorative senza causare ulteriore distruzione ambientale e possibili catastrofi naturali (alluvioni,frane, ecc).

L’ultima, brutta notizia è quella che vede protagonista il ddl sul consumo di suolo ieri per l’ultimo giorno in discussione alla Camera, dove è arrivato ancora più debole rispetto alla sua originaria formulazione. Virginia Della Sala, sul Fatto Quotidiano di ieri esamina i passaggi principali (forse non i peggiori) del ddl, in un articolo che alleghiamo.

Questo è il tipico caso in cui non vale il “meglio che niente”: fare una legge non nel migliore dei modi possibili è molto peggio che non fare nulla per poterne discutere ancora.

ROBERTA SIGNORILE

 

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