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Ha perso la città

La bicicletta rossa del videoclip

Pubblichiamo di seguito, in linea con i propositi che questo blog si prefigge, il testo di una canzone del musicista e cantautore romano Niccolò Fabi.

Si tratta del brano Ha perso la città estratto dall’album Una somma di piccole cose.

Il testo si presenta come una lettura in musica delle contraddizioni della società contemporanea che trovano la loro manifestazione materiale nella rovina delle nostre città.

Fabi canta la sconfitta di un mondo possibile, di «un sogno» e della «comunità» sui quali hanno avuto la meglio «le montagne di immondizia, gli orizzonti verticali, le giornate a targhe alterne, le polveri sottili […] le filiali delle banche».

Il brano è accompagnato da un videoclip altrettanto affascinante nel quale il protagonista riesce a farsi largo, con l’ausilio di una bicicletta rossa, un ombrello e una matita, nella frenesia della città dominata da cemento, luci artificiali, automobili e catene commerciali che omologano e mortificano il sogno di una vita in armonia tra gli uomini e con l’ambiente.

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Land grabbing

fonte: slowfood.it

fonte: slowfood.it

In diretta su http://www.radiorai.rai.it/dl/portaleRadio/popup/player_radio.html?v=3&emb=true&single=true” target=”_blank”>Radio3 si parla di land grabbing e delle pesanti conseguenze che questo fenomeno provoca sulle popolazioni ancora sono soggette a delle forme – se pur nuove – di neocolonialismo.

E’, tra l’altro, ritenuto una delle cause di flussi migratori verso l’Occidente.

Ma cosa è il land grabbing? “Espressione riferita al fenomeno del furto o accaparramento di terra sviluppatosi in maniera esponenziale soprattutto nel corso del primo decennio del 21° secolo.” (fonte: Treccani)

Vi segnaliamo dei link utili a informarsi sull’argomento:

http://www.limesonline.com/il-land-grabbing-arriva-in-europa/47647

http://www.minimumfax.com/libri/magazine/335

http://www.land-grabbing.com/

http://lacittadiradio3.blog.rai.it/2016/10/24/land-grabbing/

http://www.treccani.it/enciclopedia/land-grabbing_(Lessico-del-XXI-Secolo)/

Breve storia delle ultime candidature alle Olimpiadi.

 

Logo della campagna NOlympia Hamburg

Novembre 2015: ad Amburgo un referendum popolare esprime con la maggioranza dei voti (51,7%) il rifiuto della candidatura delle Olimpiadi. Due anni prima anche a Monaco la popolazione aveva negato la possibilità di ospitare le Olimpiadi invernali tramite referendum.

 

Citazioni:

< Chi riesce solo a immaginarsi grandi eventi [sportivi] sotto futuro e progresso soffre soprattutto di una fantasia senza coraggio. >
Mario Sixtus
(http://www.nolympia-hamburg.de/fuenf-ringe-fuenf-gruende/)

< Una giornata cruciale si sta concludendo. Il 48,3 per cento di ‘sì’ non sono sufficienti ad Amburgo per continuare la corsa alle Olimpiadi 2024. >
comitato promotore Amburgo 2024

< Questa è una decisione che non volevamo però è chiara. >
Olaf Scholz, sindaco di Amburgo della Spd

Luglio 2015: Boston si ritira dalla candidatura alle Olimpiadi, dopo che un grande movimento popolare con mesi di proteste induce il sindaco a ripensarci. Sfiorato il referendum popolare.

Citazioni:
< Abbiamo visto che dal 1960 ad oggi il budget di spesa è sempre stato sforato. Noi preferiamo non correre questo rischio. I Giochi ci piacciono e li guarderemo in tv, ma che li organizzi pure qualcun altro. […] Abbiamo molti problemi: la crisi abitativa, il deficit della scuola pubblica e del sistema di trasporto. Quei miliardi vanno spesi per migliorare la qualità della vita dei cittadini, mentre ospitare un evento planetario del genere sarebbe solo uno spreco di risorse ed energie >
Aairon Leibowitz, portavoce del comitato No Boston Olympics (http://www.nobostonolympics.org/)

< Non posso mettere a rischio i soldi dei contribuenti. Rifiuto di ipotecare il futuro della città. Questo è un impegno che non posso assumere senza assicurarmi che la città e i suoi cittadini siano tutelati >
Martin J. Walsh, sindaco di Boston

< Study after study by independent academics has shown that Olympics do not create economic growth >
(http://www.nobostonolympics.org/why_oppose_the_games)

< Boston’s 2024 Olympic bid was developed behind closed doors by a group of CEOs and lobbyists. We should be planning the future of Boston for the needs of the people of Boston, not for big developers or the IOC.>
(http://www.noboston2024.org/why-oppose)

< we should be focusing our public resources and civic attention on what has always made Massachusetts great: our people. That means helping residents acquire skills through top-notch schools and worker training, keeping them healthy with high-quality health care delivered at a reasonable cost, fostering a better business climate to unleash their entrepreneurial spirit, reforming backward zoning to bring down the costs of their housing, and reducing transportation bottlenecks that harm their productivity. > (http://www.bostonglobe.com/opinion/2015/07/20/revised-boston-olympics-bid-bad-deal/tHMK6paHlhIdbwbFKcytjL/story.html)

TO BE CONTINUED…

Quale democrazia?

La libertà che guida il popolo | Eugène Delacroix | 1830

< Il mio augurio a tutti voi, a ciascuno di voi, è che abbiate un motivo per indignarvi. E’ fondamentale. Quando qualcosa ci indigna come a me ha indignato il nazismo, allora diventiamo militanti, forti e impegnati >.

Così scriveva Stéphan Hessel (partigiano, diplomatico, e redattore, tra gli altri, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo) in un suo preziosissimo pamphlet che dovrebbe far parte dell’educazione-base di ogni cittadino, da leggere nelle scuole con tutta la forza vitale e l’effervescenza mentale che ciascuna pagina trasuda.

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BEYOND _ IL SEGNO E IL DISEGNO Il progetto del teatro di Aix-en-Provence

Il Grand Théatre di Aix-en-Provence progettato da Vittorio Gregotti

Come la pittura l’architettura. Gregotti nel segno di Cézanne

“Fu inevitabile, quando cominciammo il progetto del teatro di Aix-en-Provence, luogo cézanniano per eccellenza, ricominciare a riguardare con nuova attenzione la pittura di Paul Cézanne, rivisitare i luoghi dei suoi paesaggi, delle montagne e delle cave (…) rivelatrici degli strati della natura da lui dipinta”. Di questo rivedere l’arte di Cézanne, interrogarla con una curiosità speciale, racconta Vittorio Gregotti in un breve libro, intitolato L’architettura di Cézanne e pubblicato da Skira (pp. 60, euro 10).

Invitato a realizzare un nuovo teatro nella città del celebre festival, ma in una zona semiperiferica, a ridosso di uno svincolo stradale e di un viadotto, Gregotti e gli architetti del suo studio vanno alla ricerca delle ragioni di necessità della nuova architettura – che sono nella storia dei luoghi – e trovano una risorsa straordinaria nella pittura del maestro francese che operò all’alba del ‘900. Ma bisogna, qui, ora, sgomberare il campo da un equivoco: il rapporto tra architettura e pittura – per Gregotti – non è così stretto come spesso si crede e non si può dire nemmeno (per la complessità tecnologica e organizzativa che il suo fare presuppone) che l’architettura sia tout court “arte visiva”.

In Cézanne Gregotti ritrova – al contrario – una ermeneutica dei luoghi parallela a quella che il costruire dispiega e che consente di vedere e rappresentare la stratificazione – geologica e storica – del paesaggio nel quale la nuova architettura si installa avendo “la doppia qualità di sorprendere ogni volta che la si rivede e nello stesso tempo apparire come fosse sempre stata, in quel luogo e per il mondo, come avesse da sempre fatto parte di quel paesaggio divenendo intimamente parte necessaria alla sua definizione”.

Chi guarda il teatro di Aix-en-Provence non può evitare di riconoscervi la montagna di Sainte-Victoire ripetutamente dipinta da Cézanne, oppure il paesaggio della cava di Bibémus dove l’artista aveva affittato un capanno. Il teatro appare come una collina di pietra e le gradonature evocano le pareti scavate nella roccia e raccontano le stratificazioni geologiche: una “architettura del terreno”, definisce Gregotti la trasformazione del costruire un edificio teatrale. Chi si avvicina alle pareti esterne del teatro, non può non notare sul margine dei conci di quarzo-arenite incisi alcuni nomi con a fianco un simbolo (una cazzuola, un metro, un martello) sono i nomi degli architetti, degli ingegneri, dei carpentieri e dei muratori che hanno lavorato nel cantiere e che firmano, pezzo per pezzo,una architettura che si proclama come un atto collettivo e organizzato, un trionfo del lavoro, opera delle opere che si accumulano e si slegano come gli strati di una terra profonda.

Così come la collina di pietra e il ribaltamento della cava, il suo contrario dialettico, così il teatro di Aix-en-Provence è un luogo che mette in discussione i rapporti fra interno ed esterno: il contenitore della platea, del foyer e del palcoscenico non sono un “monumento” da vedere, ma uno spazio pubblico che vive di una vita simultanea e autonoma rispetto alla attività teatrale dell’interno: uno spazio da raggiungere, da percorrere su scale e terrazze. Un luogo pietrificato di cui si può raggiungere anche la cima e di lì affacciarsi a guardare la montagna di Sainte-Victoire.

In questo gioco di specchi Gregotti ritrova l’intima relazione con Cézanne e al tempo stesso le ragioni del proprio impegno civile e teorico contro le tendenze dominanti dell’architettura contemporanea e lo starsystem: la ricerca della “verità”, cioè di un processo alternativo rispetto “allo stato di crisi delle arti visive e dell’architettura del contemporaneo, affondati nella provvisorietà splendente dell’assoluta attualità e della volontà di decostruire, senza alternative, natura e limiti del loro stesso campo d’azione”.

di Nicola Signorile

articolo da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 27|03|2012

 

 
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