Addio Eddy!

Edoardo Salzano

Ieri mattina ci ha lasciato Edoardo Salzano, per tutti Eddy, urbanista, studioso della città, intellettuale e politico.
Noi della redazione di <Occhi sulla cultura> lo vogliamo ricordare con le parole di due suoi amici e colleghi, Paolo Berdini e Vezio De Lucia, apparse oggi su il Manifesto.


L’urbanista della città bene comune
di Paolo Berdini
(pubblicato oggi 24 settembre 2019 su il Manifesto)

Con Eddy Salzano se va un baluardo dell’urbanistica pubblica. La sua stagione di vita culturale è stata infatti segnata dal periodo in cui le città e il territorio erano al centro dell’interesse della politica. Laureato a Roma nel 1957, si era impegnato fin da subito nella politica romana come consigliere comunale del Partito comunista italiano. In quegli anni approfondisce il pensiero teorico scrivendo Urbanistica e società opulenta (1969), che formò urbanisti e alimentò il dibattito culturale in Italia e nella Roma della Rivista Trimestrale di Franco Rodano e Claudio Napoleoni.

Alla formazione dedica anche i successivi anni. I corsi di urbanistica nell’università di Venezia e i sistematici volumi, come Fondamenti di Urbanistica o la preziosa collana Amministrare l’Urbanistica da lui diretta per conto della Lega delle Autonomie che toccò tutti i temi della cassetta degli attrezzi di un buon amministratore. Nella Venezia degli anni ’80 amministrate da giunte di centro sinistra, Salzano si cimenta anche nella concreta gestione della città come assessore all’urbanistica. Guarda lontano e fa approvare un piano urbanistico di tutela dell’intera città. Dal 1983 al 1991 diviene presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica. Anche in questo caso, mette al centro la formazione culturale e la divulgazione dei temi della città e del territorio, fondando Urbanistica informazioni, punto di riferimento per una generazione di amministratori pubblici e tecnici. Eddy è dunque il punto di riferimento della cultura urbanistica della sinistra negli anni dell’avanzata politica e culturale.

Il trionfo del neoliberismo degli anni ’90 provocò in breve tempo una rottura violenta di questo insieme di azioni. All’interno dell’INU prevalse la cultura della negazione dell’urbanistica. Lo scontro si concluse con la sconfitta di Salzano che dovette abbandonare la presidenza. Fu privato addirittura della direzione della rivista: della sua azione non doveva restare traccia. Il suo fondamentale piano urbanistico di Venezia, costruito insieme al compianto Gigi Scano, fu gettato alle ortiche dalle successive amministrazioni progressiste guidate da Massimo Cacciari. In quel decennio, la sinistra di governo passò dal periodo delle grandi elaborazioni e della spinta ideale ai “piani casa”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la fine del governo pubblico delle città e il trionfo della proprietà fondiaria.

E si trova in questo momento cruciale tutta la genialità e le qualità di Salzano. In quel periodo buio non ebbe infatti mai dubbi o ripiegamenti e si dedicò senza sosta all’ultimo capolavoro. A cavallo degli anni 2000, nella sua stanza di Dorsoduro ideò Eddyburg, uno straordinario sito, unico nel panorama europeo che parla di città, di territori, di benessere sociale e che da quasi venti anni ha preservato i principi dell’urbanistica pubblica. Il metodo Salzano, che antepone gli interessi collettivi a quelli dei gruppi dominanti, ha colmato il vuoto lasciato dal crollo della sinistra di governo. Non per nulla, nel suo ultimo periodo Eddy collaborò a più riprese con tutti i tentativi di dare vita a schieramenti di sinistra in Italia e fu punto di riferimento dei tanti comitati che, a partire da Venezia, si battono per la città come bene comune.

 

 

Addio Eddy, “ragazzo di bottega di una scuola di profeti”
di Vezio De Lucia
(pubblicato oggi 24 settembre 2019 su il Manifesto)

Si è spento il 23 settembre 2019 a Venezia Edoardo Salzano, per tutti Eddy, urbanista, studioso dicittà e di politica che ha formato decine di urbanisti e intellettuali. Era nato a Napoli nel 1930 nella casa del nonno, il generale Armando Diaz. Sapevamo che stava male ma anche stavolta eravamo certi che avrebbe superato la crisi continuando come sempre a essere disponibile, disinteressato alle convenienze personali, inguaribilmente ottimista (dum spiro spero, stava scritto sulla sua carta intestata).
Ci sarà tempo per ricordarlo, per ora qualche pensiero. Comincio con le parole che concludono il suo libro più noto, Fondamenti di urbanistica: «Il primato dell’interesse comune sull’interesse del singolo è il principio da assumere come stella polare dell’urbanistica». L’interesse pubblico ha guidato la sua lunga attività di urbanista, coerentemente vissuta in tante forme diverse.

Da amministratore, prima al consiglio comunale di Roma, con Aldo Natoli e Piero della Seta, poi a Venezia, dov’è stato assessore all’urbanistica; da progettista, e ricordo solo il piano paesaggistico della Sardegna; da professore di urbanistica, alla Sapienza e all’Iuav; da presidente dell’Inu e da fondatore e direttore di urbanistica informazioni (prezioso mensile dell’Inu); da saggista, a cominciare dal fondamentale Urbanistica e società opulenta del 1969, a decine di altre libri, a un numero sterminato di articoli. Fino alla scoperta di internet, del Web, e quindi di eddyburg, il sito al quale dal 2003 ha dedicato il meglio della sua energia e della sua intelligenza, facendolo diventare lo strumento più diffuso nel nostro Paese da chi si occupa di urbanistica, di città, di paesaggio.

Sulla testata campeggiano le parole Urbs, Civitas, Polis (la città fisica, la società che la vive, la politica che la governa), e si legge che il sito tratta di «argomenti che rendono bella, interessante e piacevole la vita di alcuni e difficile, tormentata, disperata quella di altri».

Grande spazio è occupato da Venezia, di cui Salzano, da amministratore prima, da studioso e attivista poi, è uno dei massimi conoscitori, consapevole che la città e la laguna sono tutt’uno, simul stabunt simul cadent. E fu tra i primi, più di trent’anni fa, a imporre rigorose regole urbanistiche (cancellate dalle successive amministrazioni) alla devastante penetrazione del turismo in ogni brandello dell’edilizia storica.

Ma la sua dimensione suprema è stata la politica. La politica ha racchiuso in sé la sua filosofia di vita, la ricchezza e la complessità dei suoi interessi: la prima cosa che ci ha insegnato è che l’urbanistica è politica, senz’altra qualificazione. Ha cominciato giovanissimo, con Franco Rodano, Claudio Napoleoni e il gruppo di cattolici, comunisti ed ex democristiani (da Tonino Tatò a Mario Melloni, Ugo Baduel, Giancarlo Paietta, Marisa Rodano, Lucio Magri, Giuseppe Chiarante).

Ha scritto di sé «ragazzo di bottega di una scuola di profeti». Su Dibattito politico, la prestigiosa rivista fondata da alcuni di loro, Eddy scrisse lunghi e complessi articoli, non solo di urbanistica, addirittura sulla politica agraria dell’Urss. Ha continuato fino alla fine a dichiararsi comunista, ad avere lo stile del comunista (Rossana Rossanda ha scritto che i comunisti sono stati gli ultimi ad avere uno stile). Negli ultimi tempi, con la compagna Ilaria, ha militato in Potere al popolo.

Nel giugno scorso, in sedia a rotelle, all’ultima affollata manifestazione contro le grandi navi, è stato travolto da un applauso che non finiva mai.

Ciao Eddy, fratello mio.

Pubblicato il 24|09|2019, in Contributi con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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