A che serve Cesare Brandi?

L'edificio industriale di via Guglielmi

L’edificio industriale di via Guglielmi in luogo del quale saranno edificati anonimi edifici residenziali (fonte Google Earth)

A che serve Cesare Brandi?

C’è una città del sud Italia che in questi giorni assurge a simbolo e paradigma della condizione in cui versano l’architettura, l’urbanistica, il paesaggio dell’Italia di questi nostri sciagurati giorni.
Questa città è la città natale di chi scrive, è Martina Franca.

 

Giovedì, 20 settembre, il sindaco Francesco Ancona pubblica sulla sua pagina facebook <È un bel giorno per Martina! Sono partiti i lavori per il Parcheggio di via Bellini.> imitato, come consuetudine di questi nostri giorni di politica degli annunci a mezzo social, da diversi membri della sua giunta e compagni di partito. I toni sono sempre trionfali, da raggiungimento di traguardi epocali. In sintesi, si annuncia l’avvio dei lavori per la realizzazione di un parcheggio interrato nell’ultimo ambito interno al perimetro della città propriamente detta non ancora impermeabilizzato e incontaminato, ancorché fortemente antropizzato giacché sullo stesso giacciono i famosi orti medievali, ultima traccia, a portata di cittadino ma anche di visitatore, di un’attività agricola tradizionale e tradizionalmente condotta.
Provoca non poca sorpresa e molto sconcerto la lettura di post, dichiarazioni e note stampa rilasciate da ambienti vicini all’amministrazione, l’elenco sarebbe interminabile ma, per brevità e decenza, se ne riporta solo qualcuno: si va dal <bel progetto che preserva i beni storici ed architettonici> [Giuseppe Cervellera, consigliere comunale] all’ancora più imbarazzante nota pubblicata sul sito istituzionale del Comune dove si parla, incredibile ma vero, di <un parcheggio innovativo con 178 posti auto interrati che non inciderà gli orti medievali presenti>. C’è addirittura chi parla, dandosi un tono da esperto della materia, di <restauro conservativo> [è scritto proprio così, nero su bianco, come ci racconta la rivista online Martina News] del sistema dei terrazzamenti e dei muri a secco e di recupero del percorso medievale attraverso opere di restauro del lastricato esistente.
Chiunque abbia solo un minimo di esperienza, ma in effetti sarebbe sufficiente un minimo di raziocinio, sa che è la solita propaganda, la solita menzogna raccontata al fine di far digerire un’operazione che, al contrario, è incredibilmente pericolosa per la tutela del patrimonio che quell’area custodisce ed incarna.
Per tacere poi del colpo inferto ai cosiddetti servizi ecosistemici, cioè a tutta quella serie di servizi – dall’assorbimento della CO2 a quello dell’acqua – che la natura ci fornisce, sarà il caso di dire ci ha fornito fin qui, “gratuitamente”. A tal proposito, un solo dato sarebbe sufficiente a far intuire la follia che si cela dietro interventi siffatti: un suolo pienamente funzionante, quale ovviamente non può essere un giardino pensile, è capace di immagazzinare acqua fino a 3.750 tonnellate per ettaro, circa 400 mm di precipitazioni.
E a nulla valgono le rassicurazioni di una parte degli esponenti di maggioranza che parlano di interventi eseguiti sotto la supervisione della Soprintendenza. È una rassicurazione insufficiente che ha già prodotto nella stessa città operazioni raccapriccianti come il trullo-feticcio di via Carlo Colucci, una abitazione che scimmiotta nelle forme l’antico trullo ma che ne umilia ogni caratteristica tipologica e costruttiva. Renzi aveva parlato dell’inutilità delle Soprintendenze facendo riferimento all’eccesso di tutela che bloccava le trasformazioni. Ahimè è vero il contrario: lo stato cadaverico in cui versa gran parte degli uffici decentrati dello Stato non permette di garantire un adeguato standard di protezione del bene più importante e al contempo più insidiato dell’Italia intera.
È incredibile come questa ennesima, definitiva umiliazione del patrimonio paesaggistico, urbanistico ed architettonico della città avvenga per mano di quel centro-sinistra, un tempo, ormai troppo lontano, portatore dei valori che in lidi più fortunati ha fatto parlare di “buon governo del territorio”. Ma, in fondo, è il triste approdo di una sinistra ripiegata su sé stessa che nel tentativo di inseguire il centro-destra turbocapitalista ne ha adottato strategie e ambizioni e ha rinnegato i propri valori fondanti.
Il parcheggio sulla Valle d’Itria è infatti solo l’ultimo tassello di una serie di trasformazioni che condannano ormai irrimediabilmente quella che era e che per meriti non riconducibili a nessuno dei miei concittadini contemporanei ancora prova a rimanere la “perla della Valle d’Itria”: mentre scriviamo la mente corre all’intervento, eseguito ricorrendo a quell’obbrobrio legislativo che è il cd “Piano Casa” (nei fatti, tutto tranne che un piano), nell’area in cui sorgeva un gioiello di archeologia industriale (l’area in questione è quella ricompresa tra le vie Guglielmi, Massafra e il cavalcaferrovia, tra l’altro ai margini di un’area catalogata come ad elevato rischio dal Piano di Assetto Idrogeologico dall’Autorità di Bacino della Regione Puglia) e che permetterà l’edificazione, altrimenti impedita dagli strumenti di pianificazione urbanistica locale, finanche con premialità volumetriche, di anonimi appartamenti in sostituzione di un manufatto che per qualità architettonica e per valore storico ben altro destino avrebbe meritato.
Ma questo non raccontatelo a chi preferisce esibirsi con tono professorale promuovendo “esibizioni culturali”.
E’ in questa chiave che va letta, ad esempio, la altrimenti meritoria lettura pubblica degli scritti di Cesare Brandi, padre della Scuola Italiana del Restauro; una iniziativa, che in quest’ottica assume una valenza infingarda, appare puro marketing territoriale alla stregua del Michelangelo nella Firenze renziana.

PASQUALE PULITO

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Pubblicato il 01|10|2018, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

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