PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 18_10_2017

A «Prinz Zaum» ritorna il futuro senza nostalgie _ Libri e caffè nella Latteria Principe

«Leggete libri di ferro!». Il verso di Vladimir Majakovskij, con cui inizia la poesia «Alle insegne», campeggia sul bancone di «Prinz Zaum», la libreria e caffè letterario che si inaugura stasera a Madonnella. Prinz Zaum nasce nei locali che sono stati, per buona parte del Novecento, la Latteria Principe. Un «luogo della memoria» come si dice oggi, che generazioni di baresi hanno frequentato più numerosi degli spettatori del Petruzzelli.

Ciò nonostante, la Latteria Principe non ha conosciuto la stessa fortuna del politeama: un lento degrado ha trascinato con sé i segni di quel luogo e poi il vuoto è stato rinchiuso dietro le serrande creando un «buco nero» nel cuore del quartiere, all’incrocio tra via Cardassi, via Abbrescia e corso Sonnino.

«Finalmente!» esclama una signora appesantita dalle borse della spesa mentre sbircia attraverso le vetrine gli ultimi preparativi per l’apertura di stasera. Non sappiamo quanti libri acquisterà la donna e nemmeno se abbia l’abitudine di leggere romanzi. Ma sappiamo che per lei l’apertura di Prinz Zaum è il ritorno della vita in questo angolo del Madonnella. Per lei e per i tanti cittadini che si sono incuriositi del cantiere durante l’estate. Il merito è di «Zaum», cioè di Arcangelo Licinio che ha deciso di trasferirsi di pochi metri con i libri e  gli scaffali per fare il gran salto, insieme al socio Antonio De Mattia: non solo libreria specializzata in piccoli e ricercati editori che affollano il confine della ricerca e della sperimentazione, ma anche caffè letterario, spazio di incontro e di dibattito (nei prossimi giorni il primo, con gli studenti delle scuole Imbriani e Corridoni).

Il nome «Prinz Zaum» contiene una doppia memoria: Zaum era il nome della libreria originaria; Prinz è l’elaborazione – maturata nella comunità del web – della parola Principe (quella della latteria). E in effetti non c’era molto altro da salvare del passato. Ci racconta l’architetto Francesco Marzulli (ha curato per lo studio Ideam la ristrutturazione dei locali), che dell’originale allestimento non era rimasto nulla se non gli infiissi delle vetrine e il controsoffitto con le geometriche decorazioni. E quelle linee spigolose hanno ispirato il nuovo arredo e il marchio, dove si cita il cubofuturismo russo, l’avanguardia dei poeti di Zaum (appunto) e l’arte costruttivista.

Una scelta tutt’altro che gratuita, se consideriamo che la Latteria Principe nasceva insieme al palazzo De Filpo, uno dei rari esempi di architettura barese razionalista, anzi in odore di Futurismo, insieme al Barion di Dioguardi e alle ville minime di Marino Lopopolo. Costruito nel 1935, il palazzo De Filpo porta la firma dell’ingegner Gino Consigli, giovane progettista barese formatosi sui moderni manuali del professor Andreani. Il restauro del palazzo, eseguito nel 2006 dall’architetto Diana Denza, è stata l’occasione per rispolverare le carte d’archivio e ritrovare le tracce di una interessante controversia tra vecchi e giovani. Dove il giovane è appunto Consigli che il 30 maggio 1934 si vede bocciare il progetto dalla commissione edilizia in cui siedono l’architetto Saverio Dioguardi e gli ingegneri Danisi e Ingami. Si contesta che «l’altezza complessiva dell’edificio supera quelle consentite dal regolamento. Inoltre è necessario studiare meglio l’architettura dell’ultimo piano, riducendo il numero dei balconi e disegnando le transenne dei balconi».

Il giovane Consigli deve aver ingaggiato un rischioso braccio di ferro con la commissione. Lo si capisce dal tono della relazione al progetto che, rivisto e corretto, sarà approvato nella tornata del 14 luglio 1934: si fanno considerazioni di tecnica urbanistica e si contestano le misurazioni.  Alla fine, Consigli non taglia un solo centimetro ai suoi 24,70 metri di altezza. Ma accetta di trasformare il muro attico con «trasselle metalliche». Anzi estende questa smaterializzazione anche ai parapetti dei balconi. E quando la commissione prescrive che i balconi angolari siano rivestiti in pietra di Trani o in marmo, Consigli in cantiere impone le ringhiere dappertutto, sottolineando l’aspetto navale dei dettagli di prospetto. Consapevole o no, sarà proprio Ingami a imparare la lezione dei balconi «alla maniera di Adalberto Libera» e ad adottarli un anno dopo.

Consigli intanto, allergico alla pietra di Trani, farà realizzare gli stipiti delle vetrine in cemento impastato con graniglie di marmo verde. E Prinz Zaum non l’ha dimenticato quando ha deciso di dotarsi di un bancone rivestito di cemento e graniglia di verde pietra dolomitica.

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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