PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 11_10_2017

Chiesa di San Ferdinando, Bari – progetto di Saverio Dioguardi

San Ferdinando una tedesca senza gradini _ Dioguardi e il «giallo» del progetto 

E adesso vogliamo anche i leoni e i capitelli e le vittorie alate! Non ci basta quella scalinata da sfilata di moda! Li vogliamo perché li aveva concepiti proprio lui, l’architetto Saverio Dioguardi: abbiamo le prove!

Il sagrato a gradoni aggiunto alla chiesa di San Ferdinando ha promosso una discussione popolare sull’architettura e in particolare sulla legittimità delle scelte progettuali inedita in città. Ammirevole, ad esempio, l’impegno con cui l’ingegnere Giuseppe Galasso, assessore comunale ai Lavori pubblici, è andato a cercare motivazioni storiche che il progetto di riqualificazione di via Sparano, firmato da Guendalina Salimei, non aveva.

L’architettura è solo quella che si realizza nel cantiere. Come sostiene Rafael Moneo, «solo accettando e patteggiando i limiti e le restrizioni che l’atto del costruire comporta, l’architettura diviene ciò che essa è realmente». Gli schizzi e le carte d’archivio servono per fare storia e critica dell’architettura, cioè per interpretare il precorso creativo dell’architetto e soppesare i suoi pentimenti, le rinunce e le conquiste. E con questo si potrebbe chiudere qui la discussione, ma anche la filologia ha la sua prassi. Galasso, per esempio, ha riconosciuto in una immagine pubblicata nel libro di Simone De Bartolo «L’architettura del ventennio fascista a Bari» (L’arco e la corte ed.) il disegno di una gradinata all’ingresso della chiesa. E si è fidato della didascalia che recita: «progetto definitivo, 1932». Tanto basta per asserire che «già Dioguardi aveva previsto una scalinata» e quindi gli attuali lavori sono coerenti, anzi completano l’opera dell’architetto. Ma non è detto che quel disegno di Saverio Dioguardi sia del 1932. Nel volume curato da Livia Semerari «La nuova edilizia a Bari tra le due guerre»  è pubblicata una prospettiva con gradini, datata al 1933. Ma è lo stesso disegno già apparso sulla Gazzetta, il 10 ottobre 1932.

Quello «scoperto» da Galasso è il progetto definitivo? L’ingegnere-assessore avrà notato che il nartece presenta un raddoppio dei pilastri, sorta di barbacani, che poi non sono stati realizzati. Come si spiega? Col fatto che quel disegno è precedente al 1932. Basta consultare l’archivio storico dell’ufficio tecnico del Comune di Bari e prendere le carte della commissione edilizia che il 6 aprile 1933 approvò il progetto. Fra le dieci tavole allegate – e realizzate in tempi e in forme diverse – c’è una prospettiva con i gradini. È una copia eliografica con correzioni: nell’angolo superiore sinistro è stata aggiunta la denominazione del committente (la Compagnia di Navigazione Adriatica), e nell’angolo inferiore destro, sotto la firma del progettista, la data «1930» è trasformata in «1932-XI». Che vuol dire questo? Che la pratica contiene disegni vecchi e rimaneggiati, non un «progetto definitivo»: l’approvazione era un atto politico di regime e non c’era bisogno di approfondire l’esame delle carte…

Il lavoro di scavo negli archivi non finisce mai, le date sono incerte e soprattutto con Dioguardi bisogna andarci con i piedi di piombo. Per il complesso di San Ferdinando l’architetto elabora numerose versioni nell’arco di otto anni. L’incarico originario consisteva nel solo rifacimento della facciata della chiesa ottocentesca di Fausto Niccolini che Dioguardi bollò con queste parole: «in stile non ben definito avente qualche caratteristica neo classica poco felice». Nel 1926 Dioguardi propone di trasformare la chiesa in un Pantheon dedicato ai caduti in guerra e la Gazzetta pubblica un disegno del tempio sormontato da una poderosa cupola, sullo sfondo di una città completamente rinnovata. Gli appartamenti, gli uffici e i negozi tutt’intorno verranno poi, nei progetti successivi – almeno altre cinque diverse versioni – rinunciando nel corso del tempo ai porticati, alle logge e alle statue disseminati in abbondanza. Fino ad arrivare al cantiere di quella poderosa speculazione edilizia che è il complesso di San Ferdinando così come noi oggi lo vediamo, «una proposta estremamente coerente con il dibattito cittadino – ha notato lo storico Fabio Mangone – con l’avvertita necessità di una adeguata immagine della strada e della chiesa principali della città nuova».

Ma resta la domanda: perché all’ultimo momento Dioguardi decide di eliminare la scalinata esterna? Probabilmente proprio per rafforzare la visione urbana, civile secondo l’esempio della chiesa di St. Mariae Geburt, progettata da Emil Fahrenkamp a Mülheim am Ruhr, che l’architetto barese conosce attraverso il libro di Piacentini «Architettura d’oggi», apparso nel 1930: una somiglianza impressionante.

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 11|10|2017, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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