PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 04_10_2017

Palazzo di giustizia di Piazza De Nicola, Aula magna ella Corte d’Appello

Palagiustizia in confezione «usa e getta»

Come i pannoloni per gli incontinenti. O come i rasoi: usa e getta. Così sono i tribunali, le procure e gli uffici giudiziari, secondo coloro che hanno fatto fallire un appalto già assegnato per la manutenzione straordinaria del palazzo di giustizia di piazza Enrico De Nicola. Motivo: il cantiere interferisce con l’attività giudiziaria, quindi non si può fare. Come se ospedali, carceri, scuole dovessero essere abbandonati non appena c’è da rifare un impianto elettrico o sostituire un ascensore.

Il fatto, paradossale, è tornato all’attenzione durante un incontro che, il 21 settembre scorso, il presidente della Corte di Appello di Bari ha avuto con i rappresentanti del comitato «Giustizia al Libertà». Al giudice Franco Cassano è stato consegnato un ricco dossier – verbali, sentenze, delibere e articoli di giornali – che fornisce un quadro completo della intricata situazione della edilizia giudiziaria, tra sedi attuali e progetti futuri.

L’intento del comitato (che riunisce cittadini tra i quali anche avvocati e giuristi, tecnici e urbanisti) è di spiegare le ragioni di convenienza economica, organizzativa ma anche se non soprattutto urbanistica e sociale del mantenimento della funzione Giustizia nel quartiere che è una estensione del Murattiano.

Ragioni contrarie al progetto immobiliare – che attualmente persegue il sindaco Decaro – della realizzazione di un polo della giustizia nell’area delle caserme dismesse di via Fanelli.  Un piano – quest’ultimo – costoso e che richiederà non meno di dieci anni fra progettazione e costruzione, a fronte di una soluzione – quella del Polo al Libertà –  che potrebbe essere realizzata in 3-4 anni, anche utilizzando il progetto già approvato (e pagato!) del secondo palazzo in Corso della Carboneria e riusando immobili pubblici disponibili come il pregevole ex tribunale militare. E magari cominciando proprio dalla manutenzione straordinaria del palazzo di piazza De Nicola –  solido e bello, progettato da Pasquale Carbonara – di cui ieri sono state riaperte le porte principali, dopo gli interventi di messa in sicurezza della facciata.

«È inspiegabile – è stato detto nell’incontro con il presidente Cassano – il ritardo ormai decennale nella esecuzione di lavori finanziati dal ministero della Giustizia, messi a bando dal Provveditorato alle Opere pubbliche, aggiudicati e poi annullati. Prima il Tar Puglia nel 2011, poi il Consiglio di Stato nel 2013  hanno condannato i responsabili a dar seguito ai lavori di manutenzione, essendo già disponibili le risorse finanziarie (5 milioni di euro), i progetti esecutivi e il piano dei micro-cantieri», cioè quel programma di organizzazione dei tempi e di modi dei lavori studiato per non interferire con la normale attività dei tribunali e delle procure. Come allontanare il sospetto che l’intralcio e i ritardi nella manutenzione non finiscano per accelerare il degrado di un edificio che si vuole abbandonare, favorendo di fatto l’operazione immobiliare di Carrassi, tra Demanio dello Stato e privati interessati ai suoli e ai volumi all’ex ospedale militare?

Ora, non si può sottovalutare la novità che rappresenta questo incontro: per la prima volta dacché si discute del problema della edilizia giudiziaria (e cioè almeno da quindici anni) la magistratura in quanto istituzione si è confrontata ufficialmente con la cittadinanza attiva. Un primo, significativo passo sulla strada della partecipazione che invece il Comune non mostra – su questo terreno – di voler intraprendere: l’appello sottoscritto da duemila cittadini attende da oltre tre mesi di essere discusso in una riunione monotematica del Consiglio comunale, come previsto dallo Statuto della città.

Fino all’incontro tra il giudice Cassano e il Comitato Giustizia al Libertà, la vicenda dell’edilizia giudiziaria è stata gestita secondo i protocolli della pubblica amministrazione e degli apparati ministeriali: a guardare i risultati con ben scarso successo. Il dossier, nei giorni scorsi, è stato inviato anche al ministero della Giustizia, alla commissione urbanistica del consiglio comunale, al sindaco e agli assessori all’urbanistica e ai lavori pubblici.

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato ieri su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 05|10|2017, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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