PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_08_2017

Bari, veduta scenografica di Vincenzo Lapegna (1770)

Meno comunità e più luoghi comuni a Bari vecchia _ Borgo, Piano Urban e lungomare

Diciamolo: ci riesce meglio tutelare i luoghi comuni che non i luoghi della comunità. Il trasloco delle provvisorie fioriere antiterrorismo all’ingresso di piazza del Ferrarese e la pressoché concomitante scoperta dei danni arrecati, nella stessa piazza, ai resti archeologici della «Porta di mare» hanno riacceso l’intermittente interesse per la città vecchia, prigioniera di luoghi comuni duri a morire: il borgo, il lungomare fascista e il Piano Urban. Approssimazioni, equivoci, inganni.

IL BORGO. Sempre più spesso si sente dire – soprattutto da chi vuol ingentilire la comunicazione a fini turistici – «borgo antico» per indicare quella che invece è la città vecchia. Borgo è quello murattiano, fondato da Giuseppe Gimma, perché espansione edilizia al di fuori delle mura urbane, che racchiudevano il castello, il palazzo del Sedile e la cattedrale e la basilica di S. Nicola edificata sull’impianto del palazzo del Catapano, sede del potere bizantino.

È vero che la città si è vista sottrarre nel tempo dal «borgo murattiano» le funzioni essenziali (la sede comunale, il teatro, il tribunale, l’ospedale) ma questo non giustifica una sua riduzione alla forma del borgo, paradossale dal punto di vista urbanistico. E contraddittoria dal punto di vista culturale, se dobbiamo credere alla sincerità dello «Statuto della Città di Bari» – approvato nel dicembre del 2000 – che al terzo comma dell’articolo 1 proclama: «ll Comune riconosce in “Bari vecchia”, protesa verso il mare, la matrice della propria identità storica e a tal fine garantisce il recupero e la valorizzazione di tutti i suoi aspetti tradizionali: sociali, ambientali, religiosi, economici, architettonici ed artistici».

IL PIANO URBAN. Questi principi sono stati però traditi in passato e rischiano fortemente di esserlo ancora. Proprio mentre si scriveva lo Statuto, il Piano Urban lo smentiva, producendo la deformità economica e sociale che è sotto gli occhi di tutti: la sgangherata invasione dei consumatori attratti dalla bulimia di pub e pizzerie che hanno desertificato qualsiasi altra attività economica, artigianale e commerciale. Il programma Urban, lanciato dalla Unione Europea, ha interessato anche Bari con un piano approvato nel 1996. Una spesa complessiva di poco meno di 42 miliardi di lire, in gran parte destinata a nuove attività economiche (37%), formazione professionale e servizi sociali (16%). C’era un 10% riservato ad un misterioso capitolo, quello del «sostegno al potere decisionale locale». Infine, un terzo abbondante andava alla voce «Infrastrutture e ambiente». Delle nuove attività economiche s’è già detto. Il sostegno all’occupazione locale sì è risolto in sostegno agli enti di formazione senza produrre posti di lavoro. Quanto alle infrastrutture e all’ambiente, a vent’anni di distanza la fogna di largo Annunziata è ancora un cantiere promesso.

Nel primo report del piano Urban, commissionato nel 1997 all’Ipres, si fa riferimento – in questo ambito di investimenti – a piazza del Ferrarese, ma è una illusione, che ha alimentato il luogo comune e l’equivoco, in cui è caduto la settimana scorsa anche chi compila questa rubrica. Il restauro della piazza del Ferrarese non è un prodotto del piano Urban, ma la prima applicazione (insieme al restauro della Muraglia) del Piano particolareggiato di Bari vecchia e fu finanziato attraverso i «Pop» (Programmi operativi plurifondo). Ma il Piano Urban, che è successivo, sfruttando il risanamento ottenuto attraverso quelle opere, le ha fagocitate e le ha snaturate.

LUNGOMARE.  Anche l’interramento del lungomare, nel 1927, viene attribuito generalmente alla decisione di Araldo di Crollalanza, podestà fascista (e poi ministro dei Lavori pubblici di Mussolini). Ma si tratta «solo» della realizzazione di progetti già approvati nel 1919, alla fine di un lungo, estenuante dibattito tra favorevoli e contrari, tra potere municipale e poteri ministeriali, tra imprenditori rampanti e difensori del paesaggio. Un dibattito iniziato già alla metà dell’Ottocento, insieme ai progetti dello sventramento della città vecchia per il quale avanzò una delle prime proposte l’architetto napoletano Giovanni Castelli: il progettista del Palazzo Ateneo. Nel piano particolareggiato di Bari vecchia sono contenute previsioni progettuali anche per il lungomare Imperatore Augusto. Ma nel recentissimo concorso non se ne è tenuto conto, preferendo assecondare il «luogo comune», subito interpretato da alcuni concorrenti con un parcheggio pluriplano proprio in faccia al bastione di Santa Scolastica.

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato mercoledì 30 agosto su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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