PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_08_2017

via della Carboneria: il progetto del secondo palagiustizia

Palagiustizia: gli sprechi di ieri e quelli futuri _ Meglio a Carrassi o al Libertà?

È più conveniente realizzare un polo della giustizia nell’area delle ex casermette, a Carrassi, oppure conservare  procure e tribunali nel quartiere Libertà, con la costruzione del secondo palazzo di giustizia in corso della Carboneria e il riuso di altri edifici esistenti?

Ci tocca aspettare lo studio di fattibilità commissionato dalla Città metropolitana a Invitalia (una agenzia del ministero dell’Economia) con i fondi (ben 300mila euro) del Patto per Bari (e non si capisce perché, essendo le competenze sulla edilizia giudiziaria passate dal Comune allo Stato, questa spesa non debba essere affrontata da Roma…). Solo allora sarà possibile fare confronti pertinenti tra le due soluzioni,  in termini di costi edilizi ma anche di convenienza immobiliare, infrastrutturale e sociale. E dal punto di vista dei tempi, di progettazione e di realizzazione.

Vedremo, ma intanto la domanda è provocata da una recente dichiarazione della deputata Liliana Ventricelli (Pd), a proposito dello stanziamento di 90 milioni di euro  (ieri cresciuti a 330) che «potranno coprire una parte degli oneri della progettazione della nuova cittadella giudiziaria di Bari». Ha detto la deputata che «bisogna evitare gli sprechi avvenuti in passato con locazioni passive ed immobili non all’altezza della situazione. Per questo ritengo importante giungere alla firma di un protocollo d’intesa che preveda reciproci impegni. Lo stato attuale è insostenibile e c’è la necessità, nell’immediato, di adibire allo scopo le caserme Milano e Capozzi».

Ma lo spreco del passato è nulla, in confronto a quello che si sta per compiere con le casermette, avendo il Comune già pagato oltre sei milioni di euro un progetto definitivo per il secondo palazzo di giustizia, che resta  chiuso in un cassetto da 15 anni. Peraltro, il progetto di via della Carboneria rientrava, insieme al trasferimento di alcuni uffici giudiziari nell’immobile dell’Inail di via Nazariantz, in un disegno di risparmio sulle locazioni passive, risparmio effettivamente avvenuto negli ultimi venti anni. All’onorevole Ventricelli potrebbe tornare utile, allora, rileggere la delibera di giunta n. 1584 del 13 novembre 1998. Con quella delibera il Comune di Bari, su sollecitazione della Corte di Appello,  assumeva in locazione il fabbricato (ancora in costruzione) di via Nazariantz per  tre milioni di lire all’anno, e contemporaneamente contava di risparmiare oltre 2milioni di lire lasciando tre immobili privati in fitto (la Procura di lungomare Perotti, il Giudice di Pace in viale Europa e l’ufficio Notifiche di via Garruba).

Le cose poi si sono complicate con l’affacciarsi della proposta della cosiddetta Cittadella della Giustizia dell’impresa Pizzarotti che ha bloccato tutto per 15 anni, impegnando la città in un contenzioso risolto alla fine solo dalla Corte di Giustizia europea. Ma quella proposta  si potrebbe obiettare – benché in contrasto con le norme sulla concorrenza e gli appalti –  era approvata e sostenuta dalla Corte di Appello, che per giunta suggerì al Comune addirittura di acquistare l’immobile di via Nazariantz. Anche su questo conviene fare chiarezza. L’opinione della Commissione di manutenzione presso la Corte di Appello (ora soppressa, ma solo formalmente) non è dogma, anzi in qualche caso ha indotto in errore amministratori e imprenditori. Conviene leggere la sentenza (n. 1303/08) con cui sono stati pienamente assolti in appello i costruttori Antonio e Giuseppe Mininni ed è stata revocata la confisca dell’edificio di via Nazariantz, restituito all’Inail. Al Comune, che tentava inutilmente di difendersi scaricando la colpa sui magistrati, la Corte di Appello risponde che «…alle Commissioni di manutenzione – così scrivono i giudici della prima sezione, relatore Giovanni Mattencini – è rimesso soltanto lo specifico compito di verificare l’idoneità delle caratteristiche, della capienza e della dislocazione degli spazi degli edifici “destinati dall’ente territoriale” all’utilizzo come palazzo di giustizia. È erroneo invece ritenere che ad esse siano demandate competenze di natura urbanistica».

Sarebbe interessante conoscere al riguardo l’opinione della attuale assessora all’Urbanistica, Carla Tedesco, la quale non sembra affatto turbata dall’esproprio che il suo assessorato sta subendo sulle scelte urbanistiche che riguardano la funzione giustizia e due interi , popolosi quartieri della città, scelte consegnate ad una agenzia di Stato che si sceglie i suoi tecnici e i suoi progettisti e  sulla quale Comune o Città metropolitana non eserciteranno alcun controllo. Tanto, i magistrati sono già d’accordo, no?

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 02|08|2017, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Caro Nicola il tuo stile grintoso, la tua precisione e la sensazione di “densità che sempre lasci dei tuoi pezzi di essere frutto di ricerca e capacità critica, mi fanno apprezzare il tuo essere giornalista vero tra troppi cialtroni
    . Ti saluto con affetto Rob

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