PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 12_07_2017

Bari vecchia: la Muraglia prima della costruzione del lungomare

Sul lungomare Bari vecchia sfida l’«Anticittà» _ Stefano Boeri e il concorso

Nominato (era ora!) il presidente, oggi si insedia la giuria del concorso per il lungomare di Bari vecchia che ci ostiniamo a non voler indicare con il termine waterfront (che significa altro). Il presidente è l’architetto milanese Stefano Boeri e la sua nomina si era riservata l’amministrazione comunale, dopo aver ottenuto le «rose» di proposte da cui ha pescato i nomi di Antonio Colaianni (Ordine degli ingegneri), Marina de Marco (Ordine degli architetti), Loredana Ficarelli (Università e Politecnico) e Giuseppe Teseo (Soprintendenza).

Decaro insomma ha mostrato di essere sensibile ai suggerimenti: non ricordiamo che Boeri abbia avuto intense frequentazioni con Bari, se escludiamo l’occasione di un paio di incontri, a febbraio dell’anno  scorso, quando ha presentato il suo libro  «Un bosco verticale» (Corraini ed.) alla libreria Laterza e ha preso parte a un dibattito sul tema delle smart city intitolato «Visibile vs. Invisibile» , organizzato  al teatro Margherita dallo studio legale Nextlaw  (già artefice di dibattiti sullo sviluppo immobiliare della costa di Levante). Aggiungiamo, se può essere utile a riconoscere le trame della suggestione, il fatto che la campagna elettorale di Boeri alle primarie per Milano (dove venne sconfitto da Pisapia)  fu messa in piedi con lo slogan «Cambiamo Città. Restiamo a Milano» dai baresi dell’agenzia Proforma, quelli degli exploit politici di Vendola, Emiliano e, ultimamente,  di Decaro.

Dunque non si può dire che Boeri abbia una particolare conoscenza delle vicende storiche e urbanistiche baresi e non è detto che questo sia un male. Un punto di vista del tutto estraneo potrebbe finalmente squarciare il sipario delle consuetudini locali o, al contrario, spingere verso una decisione globalizzante, una omologazione del lungomare alle mode internazionali. Boeri ha consegnato le sue riflessioni teoriche nel 2011  ad un volumetto laterziano intitolato «L’anticittà», dove insiste sul ruolo dello spazio pubblico e attribuisce all’architettura contemporanea un ruolo di supplenza della politica – a corto di idee – nel «fare la città». E questo è un indizio.  Staremo a vedere. In ogni caso Boeri potrà avvalersi, in giuria, della competenza di Antonio Colaianni, che essendo stato in passato a capo della Ripartizione urbanistica del Comune di Bari, come suol dirsi «conosce le carte».  Ricorderà, almeno, Colaianni l’esistenza di un Piano particolareggiato di Bari vecchia che ha forza di legge e che riguardo al futuro dell’affaccio sul mare del centro storico qualcosa di preciso (e vincolante) la dice. Sebbene queste previsioni siano state sostanzialmente eluse dal tema di concorso: il piano di Bari vecchia non appariva nemmeno tra gli allegati al bando di gara. E invece non sarebbe inutile contare come il Piano preveda di ridurre la sezione stradale per riavvicinare il mare alla muraglia, mentre le piattaforme ipotizzate con il concorso avrebbero l’effetto opposto.

Il concorso, d’altra parte  è nato – diciamo così – sugli equivoci, imbastito per riparare all’imbarazzante regalo al Comune di un progetto commissionato dagli industriali dell’edilizia (Ance) e confezionato dall’Inarch Puglia. In seguito alle proteste (tra gli altri, l’Ordine degli ingegneri presentò al Tar un ricorso, poi ritirato), declassato  il progetto a «studio di fattibilità», è stato bandito a gennaio scorso un  concorso, ma con una scadenza così ravvicinata (poco più di un mese) da ravvivare le proteste. Di nuovo, si è corso ai ripari prorogando al 30 marzo il termine per presentare gli elaborati. Hanno risposto sedici gruppi di architetti, ingegneri e paesaggisti. Scarsa adesione, se proviamo a confrontare il concorso con analoghe gare, in giro per l’Italia e l’Europa. Effetto collaterale del bando di gara improntato ad una selezione aziendalista delle candidature, che ha escluso a priori un’ampia platea, soprattutto di giovani.

Sulle ombre del bando (la cui paternità si sono rinfacciati il Comune e l’Ordine degli architetti in un singolare scaricabarile) abbiamo avuto l’occasione di soffermarci, in questa rubrica (il 18 e il 25 gennaio scorsi). Ora è appena il caso di riprendere un aspetto della faccenda, sul quale si registra un inconsueto stretto riserbo del sindaco e degli assessori più direttamente coinvolti (Galasso e Tedesco). E cioè: al vincitore del concorso sarà richiesto – come si legge nel bando – di realizzare non solo zattere e piscine in riva al mare ma il masterlplan di un’area talmente vasta da comprendere l’intera città vecchia. Se è così, si affida la redazione di un piano urbanistico per Bari vecchia mentre si attende il Pug e mentre va rinnovato il Piano particolareggiato. È forse questa l’urbanistica dell’«anticittà»?

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

 

 

 

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Pubblicato il 12|07|2017, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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