PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 21_06_2017

Piazza Santa Barbara (oggi piazza Chiurlia)

Bari Vecchia salvata dalla furia dei picconatori _ Il «diradamento» di Giovannoni

Non è stato per caso se Bari vecchia si sia salvata, o se almeno sia giunta fino a noi conservando una forma così densa e quelle incrostazioni del tempo che ne fanno un «centro storico» autentico. Un paesaggio urbano con il quale ci si può permettere il lusso di progettare un uso nuovo del lungomare (A proposito: che fine ha fatto il concorso? Quando il Comune di deciderà a nominare il presidente della giuria per l’esame degli elaborati? Prima tanta fretta, al punto di essere costretti a prorogare i termini, poi il blackout!). Un paesaggio urbano nel quale si può avere la possibilità di immaginare una trasformazione dell’ex mercato del pesce in galleria di arte contemporanea. Un paesaggio capace di suscitare il desiderio collettivo di un parco intorno al Castello.

Non era affatto scontato, anzi più di una volta la demolizione pressoché totale di Bari vecchia era apparsa imminente, all’alba del Novecento e poi fino agli anni Trenta. No, il merito ce l’hanno soprattutto due architetti: Concezio Petrucci e Pietro Maria Favia, il primo chiamato a formare il piano di risanamento di Bari vecchia e il nuovo Prg, il secondo assunto a capo della Sezione edilizia e Piano regolatore dell’Ufficio tecnico del Comune di Bari. Petrucci arriva da Roma nel 1930 per decisione del ministro Di Crollalanza, senza essere sottoposto ad alcuna selezione; Favia è invece vincitore nel 1932 di pubblico concorso per titoli. Cosa hanno in comune i due? L’aver studiato alla Scuola Superiore di Architettura di Roma e, soprattutto, aver avuto come maestro Gustavo Giovannoni. Una figura di primissimo piano nella costruzione di quel professionista che, in un Paese fino ad allora dominato da ingegneri e diplomati delle accademie di Belle arti, si definiva l’«architetto integrale». Ma anche un nemico giurato del Modernismo che non esita a lodare Hitler per aver imposto il ritorno al classicismo. D’altra parte, però, la sua attenzione verso l’«edificato minuto e generico» della città vecchia supera di gran lunga il pittoresco: vietate le «facciate pseudomedievali» e quelle «alla moda». 

A Gustavo Giovannoni e al ruolo che egli ha giocato nelle vicende urbanistiche baresi è dedicato l’incontro che si terrà questo pomeriggio (dalle 16.30) al Politecnico con lo storico dell’architettura dell’Università «Federico II» di Napoli, Fabio Mangone. Il seminario, introdotto da Giorgio Rocco e da Gianpaolo Consoli, sarà l’occasione per riprendere a discutere di tutela paesaggistica e sociale di Bari vecchia e se possibile della sua difesa dalle degenerazioni del marketing urbano e della «disneyzzazione» dei centri storici. Tornare a discutere rileggendo con gli occhi d’oggi lo scontro asperrimo che investì le città italiane un secolo fa. Da una parte la politica dello «sventramento», dall’altra la teoria del «diradamento».

Lo sventramento dei quartieri storici e popolari rispondeva non solo alle pretese della speculazioni immobiliare e a programmi scenografici, ma anche a strategie di bonifica sociale e di repressione della resistenza politica. Anche a Bari, nel 1926, circolava un ambizioso progetto, firmato dagli architetti Forcignanò e Palmiotto, nel quale dietro il gigantismo di una «Galleria Mussolini», di Bari vecchia sopravvivevano soltanto il castello normanno-svevo, la cattedrale e la basilica di san Nicola. Proprio come la demolizione della spina di Borgo per lasciare spazio a quella via della Conciliazione che Piacentini e Spaccarelli avrebbero poco dopo spalancato a Roma. In questa circostanza Giovannoni prese le distanze dal progetto del potente collega Piacentini, ma la sua opposizione non ebbe alcuna concreta conseguenza. A Bari invece egli trovò l’occasione di vedere messa in pratica la strategia del «diradamento» proprio attraverso Petrucci, al quale è dedicata – ricordiamo – una puntuale, preziosa monografia di Arturo Cucciolla.

Nel volume «Vecchie città/Città nuove» (Dedalo ed.), Cucciolla ricostruisce i dettagli della nomina «provvisoria» di Petrucci e del ruolo che in essa svolsero Giovannoni e Alberto Calza Bini (tra l’altro, segretario del Sindacato fascista degli architetti). La tattica dispiegata per il controllo sul diradamento di Bari vecchia non contava però solo su Petrucci e la protezione che ne assicurava Di Crollalanza: in quei giorni si svolgeva il concorso nazionale per lo stadio della Vittoria e  il 20 dicembre 1930 Gustavo Giovannoni scrive a Pietro Favia: «Fui a Bari tre giorni fa, ma così rapidamente, che mi fu impossibile vederla e congratularmi con lei per l’inizio di esito felice nel Concorso del progetto dello Stadio e insieme per esprimerle i miei auguri di vittoria».

Il giovane Favia, al suo primo concorso, arrivò secondo, battuto da Angelo Guazzaroni e da Vincenzo Fasolo, altro barone dell’accademia romana. Pazienza, ma ormai Bari vecchia era in buone mani. 

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato mercoledì 21 giugno 2017 su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

 

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Pubblicato il 29|06|2017, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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