PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 19_04_2017

Palazzo Zuccaro: Prospetto su via A. Gimma, da una antica tavola

Agli universitari l’eredità del sig. Zuccaro_ Quale restauro per l’ex Nautico

I tecnici del Comune si sono limitati a spedire un parere scritto, senza partecipare in carne ed ossa alla conferenza dei servizi convocata lo scorso 10 aprile per varare il progetto di restauro di Palazzo Zuccaro. Non c’è nulla di strano: per esperienza sappiamo che nelle cosiddette «procedure abbreviate» come le conferenze dei servizi le assenze ora di questo ufficio ora di quello sono frequenti e danno comunque luogo ad un via libera al progetto.

Eppure il Comune di Bari negli anni passati aveva impegnato considerevoli energie nello studio e nella tutela di lembi e brandelli di edilizia antica e di qualità fra i quartieri Murat, Libertà e Madonnella e dunque ci saremmo aspettati una maggiore attenzione in questo caso, o quanto meno una curiosità circa il destino di un edificio che era stato sede dell’Istituto Nautico «Caracciolo» ed ora, dopo anni di abbandono e degrado, è destinato a diventare una residenza per studenti. L’Adisu, ottenuto in concessione trentennale l’immobile (tutelato dallo Stato), ne ha promosso la riqualificazione, con un cospicuo finanziamento dal ministero dell’Istruzione.

L’ingegner Antonio Tritto, che ha firmato per l’Adisu il progetto preliminare, sottolinea la bellezza dei pavimenti in graniglia policroma da recuperare, assicura che non vi saranno demolizioni e i nuovi tramezzi saranno realizzati con pannelli leggeri montati a secco.

È un buon inizio per un restauro, ma non è tutto. In che consiste, poi, un restauro conservativo? E cosa lo rende necessario oppure non impedisce che l’edificio sia più convenientemente demolito e ricostruito? La strategia di conservazione di un bene culturale muove i suoi primi passi dalla conoscenza del bene, non solo sotto l’aspetto architettonico ma anche storico, diremmo anzi «sentimentale» per indicare la sfera di percezione sociale che circonda quelle pareti. Nella conferenza dei servizi non dev’essersi detto molto, al riguardo. La ricerca storica condotta dal gruppo guidato dallo Studio Speri di Roma, che si è aggiudicato la gara per la progettazione definitiva ed esecutiva, si limiterebbe ad un documento, tre piantine ed un prospetto, rintracciati presso l’Archivio di Stato. Sono carte del 1932, dalle quali risulta che l’edificio era già occupato dall’Istituto Nautico e da una scuola elementare, oltre un vinaio che teneva in fitto un locale seminterrato.

In effetti non si tratta della sede originaria del Nautico che, fondato nel 1858, aveva occupato nel tempo spazi diversi, prima nella Camera di commercio, quindi in strada Palazzo di Città, poi nel palazzo Ateneo (come aggregato dell’istituto tecnico Pitagora) fino al 1921, e poi ancora in via Nicolai, in via Piccinni e solo infine in via Abate Gimma. Dunque, Palazzo Zuccaro non è costruito per farne una scuola. Non è un edificio pubblico. È una residenza privata, rappresentazione di opulenza borghese che il proprietario Giuseppe Zuccaro, il 16 novembre 1918, dispone vada in eredità per un terzo alla moglie Cesarina Pistoy, per un terzo ai nipoti Girone e per un terzo sia destinato a ospedale o sede della futura clinica universitaria. Ecco come il palazzo (acquistato interamente dal Comune il 23 aprile 1930) è entrato nel patrimonio della Asl, fino ai recentissimi, falliti tentativi di vendita attraverso la società Puglia Valore Immobiliare.

Queste, in sintesi, le vicende di un edificio che, dal punto di vista architettonico, segna un precoce distacco dai principi formali del neoclassicismo murattiano. Posto sul confine tra il Borgo fondato da Giuseppe Gimma e la sua «estensione» povera ad ovest, in quel che sarà il quartiere Libertà, Palazzo Zuccaro racchiude le contraddizioni di questo passaggio. Il bugnato che riveste il piano rialzato conferisce all’edificio un solido, importante appoggio al suolo, commisurato alle dimensioni (il lotto, ad angolo di isolato, è di oltre 1.500 metri quadri). I balconi in pietra calcarea attribuiscono ulteriore movimento ai quattro prospetti, tre dei quali già ripiegati dalla apertura di brevi cortili esterni, così insoliti se non del tutto inediti nell’allineata apparecchiatura urbana imposta dalle regole dettate dal Gimma. Non meno eccezionale, l’autonomia del fabbricato pur compreso in un isolato, ma privo di aderenze sugli edifici confinanti.    

Insomma, una prova ulteriore che lo stile «Murattiano» era stato trasformato ed eluso ben prima del piano regolatore di Piacentini e Calza Bini, come invece torniamo a leggere anche nel documento di analisi allegato alla delibera di Consiglio comunale n. 754 del 2012, con cui si individuano i 296 edifici, costruiti prima del 1954 (l’anno del piano Piacentini-Calza Bini), dei quali è «inopportuna» la demolizione e sostituzione.  Tra i quali non c’è, comunque, Palazzo Zuccaro.    

 di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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