PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 12_04_2017

Istituto Nautico | Bari

Corato attende la nuova vita di 13 piccoli edifici _ A De Napoli il concorso Belvedere

È in salita la strada per la costruzione del «Polo della giustizia» nell’area delle caserme dismesse di via Fanelli. Il Comune potrebbe essere costretto a rinunciare alla collaborazione del Politecnico di Bari per uno studio che fornisca le necessarie valutazioni urbanistiche, economico-finanziarie e del fabbisogno di spazi.  L’idea era di accelerare i tempi e mettere la società del Tesoro – Invimit Italia – e l’Agenzia del Demanio in condizione di avviare il complesso programma, ancor più ora che il Consiglio di Stato ha rigettato l’ultimo ricorso dell’impresa Pizzarotti. 

L’impresa parmense, per sostenere la proposta della Cittadella della Giustizia, si avvalse pure a suo tempo di una consulenza favorevole del Politecnico, distratto sul punto della trasparenza e libera concorrenza negli appalti pubblici (è questo, poi, il motivo della sentenza della Corte europea che ha affossato la Cittadella).

Oggi lo stesso Politecnico è chiamato a giustificare la bontà urbanistica dell’opzione-casermette ma il lavoro potrebbe sfumare perché i dipartimenti universitari non possono redigere progetti urbanistici. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato annullando una sentenza del Tar della Lombardia, contro la quale aveva ricorso per appello il Consiglio Nazionale degli Ingegneri. La vicenda, rimbalzata a Milano e risolta a Roma nasce in realtà dalle nostre parti: era stato l’Ordine degli ingegneri di Lecce a contestare gli affidamenti diretti – tramite convenzione – ai dipartimenti universitari da parte di amministrazioni locali ed enti pubblici,  come la Asl per il nuovo plesso dell’ospedale «Vito Fazzi» di Lecce.

La decisione dei giudici di Palazzo Spada – ha spiegato l’avvocato Pietro Quinto che ha difeso il Consiglio nazionale degli ingegneri – «consolida una linea interpretativa che tutela i professionisti i quali rischiavano di vedersi sempre bypassati da affidamenti diretti alle università». La sentenza tutela gli ingegneri ma anche «l’interesse della collettività aprendo il mercato al confronto sia qualitativo che sui costi e spingendo ad una concorrenza piena che è alla base della normativa comunitaria sull’affidamento dei servizi».

Il freno del Consiglio di Stato alla strategia delle convenzioni potrebbe avere effetti su altri contratti di progettazione, per esempio quello per la riqualificazione della costa di Levante, annunciato dal Comune nelle scorse settimane. Ma rimaniamo al tema della edilizia giudiziaria per rilevare la curiosa amnesia che ha colto Palazzo di città dove si dispone già di una indagine tecnica. È vero che quel giorno – il 24 novembre 2008 – l’ingegner Decaro era assente, ciò nonostante la giunta di cui faceva parte approvò la delibera 1207 con la quale si recepiva un documento prodotto il 31 maggio 2007 da Regione, Provincia e Regione per il «Potenziamento delle strutture edilizie per l’amministrazione giudiziaria nella città di Bari». In quel documento, tra l’altro, risultavano come più convenienti sotto diversi aspetti quelle alternative incentrate sul mantenimento della funzione della Giustizia nel quartiere Libertà.

Ricorreva, nelle alternative all’esame, l’esigenza di completare il «Polo al Libertà» con il riuso di immobili pubblici sotto-utilizzati o addirittura vuoti da anni, come la scuola «Melo da Bari» e l’ex Istituto Nautico di via Abate Gimma. Ma proprio mentre se ne parla, quest’ultimo prende un’altra strada: l’Adisu ne ha ottenuto la concessione trentennale per farne una Casa dello Studente, con un centinaio di posti-letto. Ora, non è in discussione la bontà dell’iniziativa che salva un immobile pubblico dal degrado dotandolo di una nuova funzione sociale. Si dovrebbe riflettere, però, su questo: come mai l’edificio che rientra nel patrimonio della Asl sia stato messo in vendita da «Puglia Valore Immobiliare», una società della Regione, e che sia finito in comodato all’Adisu solo perché per ben due volte nessun privato l’ha voluto acquistare. Una fortuna, in fondo. Ma come giudicare l’amnesia di chi avrebbe dovuto difendere quell’immobile all’interno di una strategia urbanistica definita dieci anni fa e mai ufficialmente smentita?

Il Comune partecipa alla Conferenza dei servizi per la validazione finale del progetto definitivo redatto da un gruppo di cui sono capofila gli ingegneri dello Studio Speri di Roma. Nella riunione di lunedì scorso ha dato il suo via libera? E quale è stata la valutazione urbanistica dei tecnici comunali? Si sono limitati alla compatibilità con il Prg o hanno tenuto conto di ben più recenti indirizzi politici e amministrativi di Palazzo di città?

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato ieri su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 13|04|2017, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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